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Lecce, furia Di Michele «Bugie sul mio conto»

Dichiarazione di guerra alla vigilia di Lecce-Torino, gara della serie B di calcio in programma sabato alle ore 15,30. Ne ha per tutti l’ex granata, ma ancora sotto contratto del club del presidente Cairo, che ripudia la sua società di appartenenza, ma soprattutto ce l’ha con Pasquale Bruno, leccese, ma da sempre affezionato ai colori granata, che aveva additato lui e Loviso come la causa delle disgrazie del Toro
Lecce, furia Di Michele «Bugie sul mio conto»
di Massimo Barbano 

LECCE -  È una dichiarazione di guerra quella di David Di Michele che infiamma la vigilia di Lecce-Torino. Ne ha per tutti l’ex granata, ma ancora sotto contratto del club del presidente Cairo, che ripudia la sua società di appartenenza, ma soprattutto ce l’ha con Pasquale Bruno, leccese, ma da sempre affezionato ai colori granata, che aveva additato lui e Loviso come la causa delle disgrazie del Toro dell’inizio, fino a definirli con l’epiteto di «mele marce». Fra l’altro, Pasquale Bruno, leccese doc, ha fatto notizia proprio in questi giorni per le dichiarazioni rilasciate all’edizione piemontese di un foglio di stampa gratuita, nelle quali dice apertamente di sperare nella vittoria a Lecce del Toro, squadra che è rimasta nel suo cuore e che per questo i suoi concittadini leccesi non gliene vogliano.

Ma, a parte questa affermazione che non sarà piaciuta molto ai tifosi, la rabbia di Di Michele si riferisce soprattutto alle valutazioni precedenti dell’ex difensore del Torino e della nazionale azzurra. «Se fossi davvero una mela marcia - dice - il Lecce non sarebbe primo in classifica, avrei rovinato anche questa squadra. Così come un calciatore, o due, non fanno la fortuna di una squadra credo che allo stesso modo non possano nemmeno la sua rovina. Se a Torino erano davvero convinti di questo, bastava farci fuori prima, a me e Loviso. La verità è che c’è tantissima gente che apre la bocca solo per dargli fiato, fa uscire parole senza ragionare. Credo proprio che Pasquale Bruno sia una di queste persone. So che, da ex torinista, è rimasto affezionato alla città, alla squadra, alla società. Quindi il suo unico intento è quello di attirarsi le simpatie. Ma non dovrebbe farlo gettando fango su altre persone».

Poi la stoccata al Torino, squadra alla quale tornerà a fine giugno dal prestito, ma probabilmente le intenzioni saranno diverse specie quando gli si fa notare che qualcuno, all’interno della società avrebbe definito le cessioni da compiere a gennaio «figurine di cui liberarsi».

«Il mio futuro a Torino? Il contratto che mi lega ai granata ancora per un anno non conta. Dopo quello che è successo lì non c’è più posto per me. Io sto bene a Lecce e se la società alla fine del campionato sarà soddisfatta di quello che ho fatto e mi chiedesse di restare ne sarei felice. È vero che ho 34 anni, ma ho ancora voglia di giocare. Il nome non sempre conta, bisogna anche mantenerlo. Io amo il mio lavoro, corro, mi impegno, poi posso giocare bene o male, le giornate storte capitano, ma nessuno può dire che non ci metto l’impegno. Anche perché sono convinto che se uno non ha più voglia di giocare basta che smetta».

Insomma, fedeltà assoluta a Lecce, piazza che ha preferito a quella di Brescia dove pure lo volevano e alla quale manda un altro strale. «Qualche sassolino nella scarpa da togliermi ce l’ho non solo nei confronti del Torino - prosegue - Anzi, approfitto di questa partita per togliermene uno grosso che mi porto appresso da due mesi. Parlo del signor Maifredi, che per tutto gennaio mi ha chiamato perché mi voleva a Brescia: vieni, sei un giocatore importante, puoi dare ancora tanto, mi diceva. Io decido per Lecce e lui va in tv a dire che sono una testa matta, che spacco gli spogliatoi. Ma allora perché mi hai chiamato così insistentemente per un mese intero? Solo perché ti ho detto di no, ho preferito il Lecce, improvvisamente salta fuori il mio caratteraccio. Poi quando uno va a dirlo in tv ci credono tutti. Ma se non mi conosci, come ti permetti di dare giudizi sulla mia persona? È anche arrivato a dire che scommetteva che se non mi facevano giocare a Lecce per due partite consecutive avrei spaccato tutto. Il signor Maifredi è un altro di quelli che apre la bocca solo per far uscire il fiato. Ad ogni modo, sono contento della scelta fatta a gennaio, meglio a Lecce che a Brescia. Avevo dato la mia parola al mister, tutti sapevano che questa era la mia volontà, anche a Torino».

Inutile dire che la sua più grande soddisfazione sarebbe fare un gol al Toro. Ma esulterà? «Deciderò al momento se e come esultare. Come ho fatto a Salerno. Ci tengo tanto a questa gara per tutti i motivi che sapete, spero di giocare. E se vinciamo, la vittoria avrà un sapore ancora più dolce. Chi toglierei al toro? Scontato dire Bianchi, ma proprio lui. Perché se non c’è lui nessuno riesce a fare gol. Lui è l’unico finalizzatore del Torino».

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