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C’era una volta a Molfetta il regno incantato dell'hockey

L’hockey femminile da qualche anno è scomparso: l’ultimo campionato disputato è stato nel 2006-2007 con la vittoria dello scudetto dell’Hockey Breganze, ma nessuno se n’è accorto. Eppure è la città che ha conquistato più titoli, che ha fatto crescere le ragazze più forti d'Italia. Oggi le donne che vogliono indossare i pattini devono farlo giocando con nelle squadre miste, cioè con i ragazzi
C’era una volta a Molfetta il regno incantato dell'hockey
di MARIANNA LA FORGIA

MOLFETTA - L’hockey femminile da qualche anno è scomparso: l’ultimo campionato disputato è stato nella stagione 2006-2007 con la vittoria dello scudetto dell’Hockey Breganze, ma nessuno se n’è accorto.

Le donne che vogliono ancora indossare i pattini devono farlo giocando con i ragazzi: Bassano 54, Cresh Eboli, Lodi, Matera e Vecchia Viareggio sono le uniche squadre miste.

Ma l’hockey femminile era il regno incantato del Sud, della Puglia, di Molfetta: la città che ha conquistato più titoli, che ha fatto crescere le ragazze più forti dell’hockey femminile nazionale (da Gina Martino, Pina Annese, Caterina De Mita, Silvana Petruzzelli a Titti De Trizio Giovanna, Livia e Diana Maurantonio, Chiara Marchesini, Cristina Trombetta,) prima nella culla della famiglia Maurantonio e poi sotto l’ala protettrice del presidente Corrado Armenio. Si contendevano un posto al sole - a partire dal 1984 - le Skaters e l’Hockey Ragazze: erano i tempi in cui i campionati vivevano di luce propria e non mancava linfa ai vivai.

Il dominio delle Skaters era quasi assoluto (7 scudetti, 5 Coppe Italia) prima della crescita di un’altra bella realtà. «Con l’Hockey Ragazze - ricorda con nostalgia Michele Poli, allenatore a partire dal ‘91 - ho vinto 4 scudetti e due Coppe Italia (più altri due titoli arrivati successivamente, ndr) con un campionato che allora contava 18 squadre, con un numero elevatissimo di atlete ideale per fare selezione a livello qualitativo; le ragazze erano come Re Mida, in Nazionale da ct nel ‘93-‘94 con Francesco Frasca allenatore arrivarono quinte ai mondiali in una competizione a 19 squadre, un anno dopo seconde contro la Spagna».

Ma qualcosa scricchiola: dal 1990 al 1993 al campionato si iscrivono solo 5 squadre, i tornei diventano «promozionali» con lo scopo di non perdere atlete e tentare di partecipare alle Olimpiadi come specialità dimostrativa. Molte vecchie glorie ormai prendono strade diverse: Gina Martino, la più titolata e forte giocatrice (2 medaglie d’argento e una di bronzo agli europei, un argento ai mondiali, 4 scudetti con il NorteCoope, 4 Coppe Portogallo e 4 Super Coppe più i titoli con l’Hockey Ragazze) va in Portogallo, poi torna a Molfetta in B (la prima donna a disputare un campionato seniores maschile), fino a che nel 2008 molla. «Non credo che il movimento tornerà più a galla - dice Gina -: ora che nemmeno il serbatoio dell’hockey, il pattinaggio corse, è attivo, non ci sono speranze. Avrei potuto giocare nella B del Giovinazzo e anche a Molfetta, ma ho problemi al ginocchio e lo spirito di spogliatoio non è più quello di una volta. Purtroppo nessuno è disposto a investire sul lato rosa dei pattini, nemmeno le squadre pugliesi impegnate adesso nei campionati. Peccato».

Intanto Molfetta si consola col numero di scudetti conquistati. Un dato che la proietta al terzo posto tra le città più titolate del Belpaese nel campo delle discipline di squadra. Un primato che rimane indelebile nei libri di storia sportiva. Come la spledida avventura dell’hockey vestito di rosa.

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