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Venerdì 22 Settembre 2017 | 13:52

«Il Bari e l’Europa? Certo non è un bluff»

Un amaro pareggio a Livorno e dalle parti del «San Nicola» si riapre la caccia ai fantasmi. Un Bari troppo moscio quello visto. Poco cattivo, poco determinato, quasi con poca voglia di vincere. Per molti tifosi il pareggio ottenuto in Toscana non sarebbe figlio di errori e omissioni. Anche di limiti strutturali, perché no? Ma di una precisa volontà. Il direttore sportivo Perinetti sgombra il cambo dagli equivoci
• Tredicimila romanisti al San Nicola
«Il Bari e l’Europa? Certo non è un bluff»
di Antonello Raimondo

BARI - L’Europa sì, l’Europa no. Un amaro pareggio a Livorno e dalle parti del «San Nicola» si riapre la caccia ai fantasmi. Un Bari troppo moscio quello visto a Livorno. Poco cattivo, poco determinato, quasi con poca voglia di vincere. Insomma, avete capito bene. Per molti tifosi il pareggio ottenuto in Toscana non sarebbe figlio di errori e omissioni. Anche di limiti strutturali, perché no? Ma di una precisa volontà. Evitare, con un atteggiamento volontario (e quindi doloso) di conquistare un posto in Europa.

L’atto di accusa è chiarissimo: ma come è possibile che il Bari non sia riuscito a chiudere il conto contro un avversario allo sbando, per giunta sprecando tante situazioni molto favorevoli? La risposta è più facile di quanto si possa pensare. E sta nelle restanti trenta giornate di campionato. A qualcuno risulta che finora si sia visto all’opera un Bari cinico e spietato sotto porta? O si tratta, com’è fin troppo chiaro, di limiti strutturali? Ricordate, tanto per restare al recente passato, la sfida di Catania? Ebbene, in Sicilia il Bari ha costruito molte più occasioni da gol che a Livorno, con l’aggravante che in quella partita giocava anche un certo Barreto. E allora di cosa parliamo?

Ma c’è di più. Diamo per scontato che il Bari abbia deciso di evitare le complicazioni legate a una qualificazione europea (non sarebbero poche...). Non sarebbe stato più facile evitare di battere la Samp evitando di giocare una ripresa da sballo? E ancora, perché «sputtanarsi» a Livorno quando il calendario propone sfide che, in caso di sconfitta, certo non aprirebbero gli scenari inquetanti paventati in certi ambienti del tifo all’indomani del pareggio di Livorno?

Altra cosa è la delusione. Che ci sta ed è anche comprensibile. Perché il Bari ha perso una grande occasione. E, soprattutto, al Bari è mancato l’istinto del killer, quello che non difetta mai alle squadre di spessore, quelle che le ambizioni non le creano strada facendo ma le costruiscono nel tempo. Con le idee, gli investimenti necessari e, possibilmente, senza dover fare i conti con qualche svolazzo di troppo di una tifoseria fantastica sì, ma a volte troppo fibrillata. Le fantasie hanno un senso quando c’è da dare forza a un sogno. Tutte le altre fanno solo danni. Più della grandine.

Sull’argomento è sceso in campo il direttore sportivo Giorgio Perinetti. «I ragazzi erano moralmente a terra, avevano la sensazione di aver perso un’occasione importante per conquistare i tre punti - ha detto l’uomo mercato del Bari - non abbiamo la concretezza necessaria per vincere questo tipo di gare a mani basse. Questo significa che non siamo ancora pronti, ma noi non siamo costruiti per essere pronti per l’Europa».

«In giro sento dire che non vogliamo andare in Europa - prosegue Perinetti - non voglio sentire queste insinuazioni, siamo lontanissimi dalla realtà. Domenica la squadra voleva vincere, forse non è ancora pronta per fare certi risultati, quando c’è l’obiettivo di vincere per forza una partita. Forse non ha avuto né la forza né il carattere per farlo. Ma a Livorno i giocatori erano distrutti. Io non accetto illazioni di questo tipo. Magari centrassimo l’Euopa. Portebbe soldi a società e agli stessi giocatori, oltre al prestigio. Tutti hanno interesse ad andarci, quindi non diciamo la squadra non vuole, la squadra non fa. È tutto falso».

«Però, ripeto, forse non siamo completi per puntare a certi traguardi. Nel nostro dna c’è la voglia di giocare a calcio, siamo una squadra di bravi ragazzi, non combattenti che magari tirano calci e schiaffi. Noi siamo questi, abbiamo i nostri limiti caratteriali e tecnici. Ventura ha fatto bene a parlare di Europa prima di Livorno, ma lo ha fatto per caricare la squadra ma la realtà dice che non siamo una squadra che può dominare su tutti i campi».

«Almiron e Barreto dovrebbero esserci con la Roma, senza di loro il tasso qualitativo scende e di questo bisogna tenerne conto anche per il futuro - chiarisce il direttore sportivo biancorosso - poi bisogna fare attenzione, non è detto che la stessa squadra anche con Ranocchia e Kutuzov possa competere per l’Europa. Anche se dovessero restare tutti potrebbe essere una squadra che magari lotta per la salvezza, dobbiamo pensare anche questo. Bisognerà fare degli interventi mirati, ma ne sottovalutare ne sopravvalutare questo campionato. Ci vorrà giusto equilibrio nelle scelte, con una rosa che non metta a rischio le coronarie dei tifosi».

I tifosi sono ansiosi di sapere quando ci sarà il summit per programmare il futuro del Bari. «Lo faremo quanto prima, ma non so se prima o dopo Pasqua - dice ancora Perinetti - ci saranno diversi incontri anche con la società non solo con il tecnico per capire cosa fare per consolidare il progetto. Dobbiamo sostituire chi andrà via, provare a trattenere dei giocatori, acquistarne altri. È stata una stagione straordinaria ma per rendere competitivo questo Bari bisogna fare degli interventi, questo è fuori discussione».

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