Cerca

Un calcio alla crisi: la ricetta del Parlamento

Proposto un contributo (4-5% del fatturato) che ciascuna società deve versare alla Figc per poi ripartirlo tra i club dalla B alla C. A monte, un sistema di controlli e sanzioni indipendente. La rivoluzione non può prescindere da stadi polifunzionali
ROMA - La rivoluzione del sistema calcio deve passare attraverso la formazione, perché le serie inferiori non siano solo la brutta copia della serie A, possibilmente con una tassa che incentivi l'utilizzo dei giovani italiani. Dopo mesi di audizioni, in cui hanno sfilato tutti gli attori dello show del pallone, il Parlamento ha messo a punto la ricetta anti-crisi, con un documento trasversale approvato dalla commissione cultura: quaranta pagine divise in due sezioni, con la seconda che indica gli interventi.
Il pacchetto confezionato dalla commissione cultura della Camera è diviso in tre punti, anche a partire dalla prossima stagione, come sottolineano Francesco Adornato (presidente) e Giovanni Lolli nel corso della presentazione. I politici chiedono al calcio un'autoriforma sostanziale, che modifichi strutturalmente il sistema. Al primo punto la mutualità: con la serie A a fare «da vetrina», deve però scomparire l'idea dei campionati «a scatole cinesi», come ha detto Adornato, con le serie inferiori che «scimmiottano quella maggiore» spiega Adornato. L'imitazione va sostituita con la formazione che riguarda tutta la base: la proposta avanzata è quella di una «tassa della solidarietà», un contributo che ciascuna società deve calcolare in proporzione al proprio fatturato, con un'aliquota intorno al 4-5% destinato alla Figc e poi ripartito tra i club dalla B alla C.
Del contributo però usufruirebbero solo quelle società che schiereranno in campo un numero minimo di atleti italiani under 21 (4 per la B, 6 per la C1 e 8 per la C2). Una soluzione che elimina il sistema della mutualità generalizzato «che prescinde da qualsiasi criterio di merito» e permetta di alimentare i vivai, facendo crescere campioni in grado di portare anche soldi nelle casse nei club. «I costo così diminuiscono - ha detto Adornato (Fi) - ed è anche una risposta a quanto ha detto Ciampi».
Un suggerimento che non rischierebbe, a detta degli ideatori, la bocciatura dell'Ue, così come è stata annunciata per la delibera salva-vivai del Coni. «Noi non mettiamo un obbligo sugli italiani in campo - spiega l'on. dei Ds Lolli - ma proponiamo un incentivo che aggira l'ostacolo dell'Unione europea». Ma i meccanismi di ridistribuzione delle risorse riguardano anche la fascia della serie A, con ripartizione di risorse derivanti da sponsorizzazioni, una quota da giochi e scommesse. A monte, ed è questo il secondo intervento suggerito, ci deve essere, nel sistema dei controlli e delle sanzioni, l'istituzione di un'autorità indipendente «che assicuri l'imparzialità del controllo» spiega Adornato. Nessuna abolizione degli organi di controllo interni già esistenti: il nuovo organismo dovrebbe essere composto da tre membri, designati dal presidente della Consob, da quello del Coni e dal ministro per i beni culturali.
La rivoluzione, infine, non può prescindere dagli stadi, e sugli impianti sportivi si concentra infatti la parte finale del documento: servono strutture polifunzionali che garantiscano introiti ai club, che dovrebbero diventarne i gestori. In questo progetto, che guarda con ambizione anche alla candidatura presentata dall'Italia per ospitare gli europei di calcio 2012, un ruolo deve avere il Credito sportivo, chiamato a finanziare le iniziative sugli stadi. Nessun assistenzialismo, dunque, basta ai provvedimenti tampone con i vari decreti salva-calcio che si sono succeduti negli ultimi tempi, ma nemmeno catastrofismo. Per i parlamentari «il mondo del calcio complessivamente è in salute economica» dice Adornato. Per questo non sono richiesti interventi normativi: alcuni ci potranno anche essere, come quello di modifica della legge del '99 sui diritti tv che impedisce la vendita collettiva. Ma i tempi si allungherebbero e fino al 2007 comunque ci sono già state accordi di alcuni club, come Milan, Juve e Inter. E' il calcio a dover dare una risposta concreta: e la gli concede fiducia, sostenendo che «ha la forza di rinascere con un progetto di autoriforma».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400