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Potenza escluso dalla Iª Divisione

La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia della Federcalcio a sezioni riunite esclude, con effetto immediato, il club dal campionato e dispone che sia il Consiglio federale, in un secondo momento, a decidere in quale campionato (verosimilmente la serie D) la società rossoblù debba essere iscritta nella prossima stagione. Postiglione radiato. La Salernitana penalizzata di sei punti in serie B
Potenza escluso dalla Iª Divisione
di Sandro Maiorella

POTENZA - Finale più amaro non poteva esserci. Per il calcio potentino, per i tifosi rossoblù, per una città già turbata dal tragico epilogo della vicenda di Elisa Claps. Ieri, nel tardo pomeriggio, è stato dato l’ultimo ciak di un «film» lungo novanta anni. La sentenza emessa dalla Corte di Giustizia federale a sezioni riunite esclude, con effetto immediato, il Potenza Sport Club dal campionato di Prima divisione e dispone che sia il Consiglio federale, in un secondo momento, a decidere in quale campionato (verosimilmente la serie D) la società rossoblù debba essere iscritta nella prossima stagione.

L’incubo dunque, si è definitivamente materializzato. I timori della vigilia sono diventate realtà. La Corte federale ha accettato in pieno la tesi della Procura federale che, con l’istituto della revocazione (primo caso in Italia nel mondo del calcio) è riuscita prima a far riaprire il processo, la cui sentenza era già passata in giudicato, sul match Potenza-Salernitana del 18 aprile 2008 e poi a convincere la Corte sulle responsabilità per illecito sportivo dell’ex patron Giuseppe Postiglione (per lui inibizione per 5 anni e preclusione alla permanenza in qualunque rango o categoria della Figc) e, di conseguenza della società rossoblù (per la Salernitana solo sei punti di penalizzazione).

«Una sentenza brutta - ha commentato l’avvocato Di Ciommo, componente del pool di legali che hanno difeso il club lucano - anche inattesa per come era andato il dibattimento nel quale avevamo dimostrato in maniera inconfutabile è l’inammissibilità della revocazione per i ritardi evidenti con cui era stata presentata e, nel merito, dimostrando con argomentazioni chiare l’assenza di elementi nuovi». In pratica una sentenza assurda che nasce dal nulla. «Le uniche valutazioni fatte dalla Corte - ha continuato Di Ciommo - sono legate alle dichiarazioni dei due informatori (De Angelis e Lopiano) che sono state smentite dai fatti e dallo stesso Evangelisti. Resta da capire come la Corte lo scorso 9 febbraio abbia ritenuto l’impianto accusatorio lacunoso chiedendo alla Procura federale la sua integrazione con le dichiarazioni di Evangelisti e poi dopo un mese, abbia ritenuto il tutto sufficiente per l’esclusione del Potenza dal campionato. Questo soprattutto in considerazione del verbale sulle dichiarazioni di Evangelisti che nega tutto quanto gli viene contestato».

In parole povere, al di là della ammissibilità o meno della revocazione, prove concrete contro il Potenza di un eventuale illecito sportivo non c’erano a febbraio e nemmeno dopo un mese. E ora? «Noi già stiamo lavorando - ha concluso Di Ciommo - per il ricorso. Ci siamo fermati in ufficio per preparare la documentazione. Ma è inutile farci illusioni».

In casa rossoblù c’è poca voglia di parlare ma tanta invece di lottare ancora. «Siamo amareggiati: - ha commentato il direttore generale Galigani - tutti gli sforzi fatti finora per mantenere in piedi la squadra si sono rivelati inutili. Ma non ci diamo per vinti . Vogliamo presentare immediatamente una richiesta di sospensiva del provvedimento al Tribunale Nazionale di Arbitrato del Coni. Inoltre invieremo un documento al presidente Macalli per chiedere il rinvio e non l’annullamento del match con il Foggia in attesa di avere una risposta dal tribunale». Meno loquace il tecnico rossoblù Capuano che con tutto il gruppo ha aspettato negli spogliatoi del Viviani la sentenza. «Sono distrutto .- ha commentato - senza parole. Non hanno avuto rispetto di niente. È come se mi avessero ammazzato un figlio».

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