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Lecce, il portiere Rosati «Dobbiamo ripartire»

Della gara contro il Cittadella nella serie B di calcio c’è molto poco da salvare. «Non c’è stata una prestazione. È questo l’unico modo per spiegarla, perché, onestamente, non so dare una spiegazione razionale di quello che è accaduto sabato. Una partita così non l’abbiamo fatta mai. Ma devo rinerere che ci arà una scossa per ripartire alla grande e conquistare il traguardo che ci siamo prefissi»
Lecce, il portiere Rosati «Dobbiamo ripartire»
di Massimo Barbano 

BARI - È difficile anche comprendere da dove ripartire. Dopo un tracollo delle proporzioni di quello subìto contro il Cittadella c’è molto poco da salvare. La partita è stata senza luce dal primo all’ultimo minuto e si è praticamente chiusa dopo poco più di mezz’ora. Al secondo gol di Bellazzini, al 34’ del primo tempo, con il risultato di quattro a zero, c’era ormai ben poco da fare per salvare la baracca.

Ed è difficile anche individuare i motivi di una sconfitta clamorosa quanto inattesa perché, a parte i quattro pareggi consecutivi, il Lecce non sembrava in crisi, ma anzi, dotato di sufficiente carattere per superare le eventuali criticità che si presentano nel corso di una partita. Invece è arrivato questo risultato che per le sue proporzioni, non è una sconfitta come tutte le altre.

È una botta difficile da metabolizzare, perché la misura e le modalità con cui è maturata, rischiano di minare la convinzione nei propri mezzi.

Ora sarà importante ricompattarsi per evitare i possibili contraccolpi che possono aversi quando una squadra prende cinque gol.

Una duro colpo, quindi, che sarà difficile assorbire in tempi brevi. E ieri, il portiere Antonio Rosati era ancora come un pugile suonato.

Come si spiega una prestazione simile?

«Non c’è stata una prestazione. È questo l’unico modo per spiegarla, perché, onestamente, non so dare una spiegazione razionale di quello che è accaduto sabato. Una partita così non l’abbiamo fatta mai, neanche nel periodo iniziale del campionato. Allora perdemmo qualche partita, ma non in questo modo, contro il Cittadella è sembrato davvero un incubo. Abbiamo sbagliato tutto dal primo fino all’ultimo minuto e il Cittadella che era una squadra in salute che veniva da tre vittorie consecutive, ne ha approfittato».

È possibile che la squadra sia crollata sotto il profilo della condizione fisica, visto che sembravano tutti ipnotizzati?

«Io non so valutare, perché faccio un lavoro atletico diverso dagli altri. Però, il fatto che il crollo sia avvenuto già nei primissimi minuti e non invece nel secondo tempo, mi fa pensare che non sia questa la causa. Probabilmente si è sbagliato l’approccio alla gara e poi, dopo aver preso tre reti in venti minuti è arrivato un comprensibile scoraggiamento, ci siamo demoralizzati. Trovarsi in svantaggio per tre a zero dopo soltanto venti minuti è molto dura e così si spiega anche il fatto che loro arrivassero in area con una tale facilità come si è visto».

L’allenatore si è accollato le reponsabilità parlando di un problema psicologico, nel senso che la squadra non si è preparata bene all’impegno. Forse eravate troppo tranquilli di poter vincere?

«Probabilmente eravamo troppo motivati, vogliosi di vincere a tutti i costi. Venivamo da quattro pareggi e volevamo la vittoria. Forse una spiegazione può stare in questo tipo di pressione psicologica e poi, una volta subìto il primo gol siamo andati in difficoltà. L’allenatore poi ha voluto difendere la squadra, ma in campo ci andiamo noi e le responsabilità sono le nostre».

Di quali dei cinque gol subìti si accolla la responsabilità?

«Non cerco scusanti, perché quando si prendono cinque gol anche il portiere ha le sue colpe. Ma in tre di questi si è presentato un uomo smarcato davanti alla porta, un altro è stato un tiro sotto l’incrocio dei pali, forse l’unica mia responsabilità diretta c’è stata nel quarto quando il pallone mi è passato sotto i piedi ma, a quel punto, il risultato era già compromesso».

Di buono, se così si può dire, ci sono soltanto i risultati delle altre squadre?

«Questo, in realtà fa ancora più rabbia, perché se solo avessimo vinto due o tre di queste ultime partite, avremmo nove dieci punti di vantaggio sulla terza e avremmo quasi chiuso il campionato. Invece abbiamo sprecato tante favorevoli occasioni e siamo ancora al punto di partenza. Speriamo che alla fine questo non comprometta l’obiettivo finale».

Perdere cinque a uno non è come perdere uno a zero. Questa mazzata potrebbe lasciare il segno?

«Mi auguro di no. Anzi, spero che lasci il segno in positivo e ci dia una scossa per ripartire alla grande e conquistare il traguardo che ci siamo prefissi. Da questa sconfitta dobbiamo analizzare gli errori ed evitare di ripeterli. Forse proprio da questo tracollo può partire un’altra serie positiva».

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