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Strudà già retrocesso Zero punti in 21 partite

Frazione del comune leccese di Vernole da cui dista quattro chilometri, 1.659 abitanti, con una squadra di calcio di Seconda categoria che da ieri è già retrocessa con due mesi di anticipo. E Alberto Carrozzi, piccolo imprenditore salentino, se la prende con gli arbitri: «Devo dirla tutta? Un motivo sono gli arbitri, sempre contro di noi quando si tratta di giacchette nere salentine. E poi c'è un sistema che non funziona»
Strudà già retrocesso Zero punti in 21 partite
LECCE - È una sua creatura, nata nell'estatedel 1999 e alla quale è affezionatissimo. Ma proprio per questo motivo, dopo i risultati a dir poco negativi di campionato, probabilmente a fine torneo mollerà. Alberto Carrozzi, piccolo imprenditore salentino (possiede una stazione di servizio e un’agenzia per pratiche automobilistiche), è il presidente dello Strudà (1.659 abitanti, frazione del comune leccese di Vernole da cui dista quattro chilometri), squadra di calcio di Seconda categoria che da ieri è già retrocessa con due mesi di anticipo.

«Devo dirla tutta? Un motivo sono gli arbitri, sempre contro di noi quando si tratta di giacchette nere salentine. E poi c'è un sistema che non funziona, colpa soprattutto della Figc leccese che non ci tutela». Così Carrozzi motiva le cifre da incubo della sua squadra, che ad inizio di torneo era partita con ben altre ambizioni: zero punti in classifica in 21 partite giocate, solo sette reti fatte e ben 95 subite, media inglese -43. Ieri, sul campo del Cutrofiano, l’ennesima mazzata: sconfitta per 6-0 e matematica discesa in Terza categoria, da dove lo Strudà era salito nel 2005.

«Ho creato questa società dal nulla – ricorda al telefono Carrozzi – e ho speso 130.000 euro per realizzare un campo di calcio per far giocare la squadra nella sua frazione. Avevo una bella squadra, ma le cose sono cambiate. Gli arbitri, tranne quando vengono da fuori provincia, ci danneggiano in maniera irreparabile, qui mandano anche ragazzini per fargli fare esperienza».

Ma Carrozzi ha il dente avvelenato anche con l'organizzazione del calcio dilettantistico. «Con le nuove leggi sui giocatori dilettanti, a parte i costi del cartellino degli atleti, ora ognuno può decidere di andare dove vuole. Avevo anche proposto a comuni limitrofi di realizzare un’unica squadra, ma non se ne è fatto più nulla. Per non parlare del fatto che devo versare comunque 3.000 euro alla Federazione a garanzia dell’allenatore, che magari abbandona dopo qualche partita persa».

E ora Carrozzi pensa di mollare tutto, anche se – sottolinea -«concluderò il campionato perchè nello sport è giusto così».

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