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Cras, sfuma la finale Coppa Italia stregata

Nella Coppa Italia, ancora una volta, il Cras ci trova l’amaro. La semifinale di Venezia riconsegna una squadra irrequieta, lontana parente di quella che sino a qualche settimana recitava sicura tra Italia ed Europa. Vince il gruppo di casa (67-71), più cinico e compatto in un periodo segnato da infortuni. Il verdetto è giusto, ma doloroso. Eppure coach Ricchini è lucido: «Ha vinto la squadra che non aveva nulla da perdere»
Cras, sfuma la finale Coppa Italia stregata
Cras-Umana 67-71 

CRAS TARANTOWambe 2, Greco 17, Mahoney 20, David 7, Brunson 5; Gianolla 4, Montagnino 8, Godin 2, Sara Giauro 2, Prado ne. All. Ricchini.
UMANA VENEZIA: Kostaki 11, Basko 8, Ballardini 14, Jokic 4, Nadalin 11; Sottana 14, Fassina, Brotto ne, Eva Giauro 9, Paparazzo. All. Dalmasson.
ARBITRI: Boninsegna di Milano e Rossi di Arezzo.
PARZIALI: 19-12, 37-32, 51-53, 67-71.

di Alessandro Salvatore

VENEZIA - Nella Coppa Italia, ancora una volta, il Cras ci trova l’amaro. La semifinale di Venezia riconsegna una squadra irrequieta, lontana parente di quella che sino a qualche settimana recitava sicura tra Italia ed Europa. Vince il gruppo di casa, più cinico e compatto in un periodo segnato da infortuni.

Eppure la partenza del Cras è fulminea: 13-4 al 6’. Dalmasson chiama nel timeout una Venezia pasticciona. Alla ripresa c’è la reazione. Giauro (Eva, sorella della rossoblù Sara, un armadio di 204 centimetri, che non fa rimpiangere l’azzoppata Harper) firma il -4 del 6’. Ma Taranto si riprende con l’attacco vista la difesa ballerina: +9 al 10’. La partita è già calda. L’alta temperatura ispira Sottana (-3) e Montagnino, che spara due bombe. Il Cras respira: +9 al 13’. Ma il match è un’altalena. Venezia ci risale su: -3 al 16’. Intenzione attutita dal momento migliore di Taranto, illuminata da Ricchini. La coppia Gianolla-Wambe sveglia l’attacco e la difesa inizia a girare. Il periodo fertile dura 2’, che danno il +7 del 18’. Poi Venezia rimette il muso nella sfida, che torna nel suo equilibrio precario al giro della bussola.

Dagli spogliatoi l’Umana ci torna convinta. La reazione è impietosa: primo vantaggio locale di +3 al 5’. Momento delicato per Taranto, la cui regia è flebile (Wambe accusa la stanchezza di quattro mesi da play unico, Gianolla è alla ricerca dell’agonismo perduto dopo l’infortunio). Nel marasma spunta Santa Mahoney: contro-sorpasso di +2 al 28’. Ma sono momenti, perché manca continuità nel gruppo. E Brunson, irriconoscibile, finisce in castigo. Per fortuna che c’è Greco. Michelle, rilucidata, da lontano costruisce il +6 del 33’. Risponde a tono Venezia: sorpasso di +1 al 35’. E’ il momento catartico del match, sotto il quale c’è l’ultima firma di Mahoney: 62-62 al 37’. Ma Taranto non è lucida. Nel basket si vince di squadra. Lo è l’Umana. Il suo 5-0 sembra chiudere l’affare (67-62). Ma in 90” Taranto pareggia (2+1 di David in acrobazia): 67-67. Partita riaperta a -10”. La richiude l’Umana, col Cras che si defila errando due possessi.

Il verdetto è giusto, ma doloroso. Eppure Ricchini, in sala stampa, è lucido: «Ha vinto la squadra che non aveva nulla da perdere. Le mie giocatrici, invece, sotto pressione, non hanno capitalizzato i break importanti. Peccato, ma spero che questo ko possa insegnarci come affrontare il prossimo futuro». Un attimo prima, un episodio da censurare: il padre del dirigente tarantino Nicola De Florio veniva colpito in tribuna al capo dall’oggetto contundente lanciato da un tifoso veneziano. Necessario il soccorso del 118 presente al PalaTaliercio ed il ricovero in ospedale.

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