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Bari, aspetta Castillo  «Il gol? E' in arrivo»

di FABRIZIO NITTI
L’ultimo gol è datato 14 febbraio, trasferta di Cagliari, 3-1 per i sardi. Fu Salvatore Masiello a regalare l’illusione di riaprire un match che poi i cagliaritani chiusero dopo un solo minuto. Da allora più niente. Duecentodiciotto minuti di buio in zona gol, considerando lo 0-2 contro il Milan e il 4-0 di Catania. C’è fame di reti e di punti, in casa biancorossa
Bari, aspetta Castillo  «Il gol? E' in arrivo»
di FABRIZIO NITTI

BARI - L’ultimo gol è datato 14 febbraio, trasferta di Cagliari, 3-1 per i sardi. Fu Salvatore Masiello a regalare l’illusione di riaprire un match che poi i cagliaritani chiusero dopo un solo minuto. Da allora più niente. Duecentodiciotto minuti di buio in zona gol, considerando lo 0-2 contro il Milan e il 4-0 di Catania. C’è fame di reti e di punti, in casa biancorossa. C’è voglia di tornare a sorridere, di cancellare con un colpo di spugna il poker al rovescio piovuto sul capo. Il gol lo aspetta in particolare Ignacio Castillo, che l’unico guizzo lo ha messo a segno proprio contro il Bari quando era a Firenze. 

«Credo di poter dare tanto a questa squadra e del resto chiudere il campionato con un solo gol segnato contro la squadra in cui gioco adesso non sarebbe il massimo... Gli attaccanti vivono per la rete ed i tifosi me lo chiedono in continuazione. Credetemi, però, io sono quello che lo aspetta più di tutti». 
L’argentino a Catania ci è andato vicino, un errore abbastanza clamoroso, anche se poi il gol non avrebbe cambiato la sostanza delle cose: «Non credo sarebbe servito ai fini del risultato. Certo, avrebbe potuto darmi maggiore fiducia, ma purtroppo l'ho gettata alta. Quando sei giovane magari ci ripensi per settimane, alla mia età non lo fai più perchè capisci che non serve». 

E allora il mirino si sposta sul Chievo, la squadra veronese che anche quest’anno sta compiendo l’ennesimo miracolo. La formazione veneta ha già vinto 5 delle 13 gare esterne ed è ad un passo dall’eguagliare il primato di successi fuori casa in A che è di 6 affermazioni nel 2003-04. «Il Chievo arriverà a Bari con diversi assenti (Marcolini, Luciano e Yepes squalificati, ndr), ma può contare su di una rosa molto lunga. Mancheranno alcuni titolari ed egoisticamente per noi è un bene, ma non per questo sarà più facile. Anche noi abbiamo tanti assenti. Loro giocano con un modulo difficile da attuare in serie A. Hanno un trequartista ed affrontare questo tipo di squadre è sempre complic ato». Castillo è il rinforzo voluto a tutti i costi da Ventura nel mercato di gennaio. 

Il sudamericano, però, è andato incontro ad una serie di problemi, legati soprattutto all’aspetto atletico. L’esperienza alla Fiorentina, seppur prestigiosa, non ha giovato in riferimento alla condizione. Ed il Bari, ovviamente, ha dovuto un po’ pagare le conseguenze: «In ogni caso a Catania, a differenza di altre occasioni, mi sono riconosciuto. Sono stato in partita ed ho messo in atto buone giocate con Barreto e con gli esterni di centrocampo. Il preparatore alla fine della gara mi ha detto che l'avevo stupito in quanto non pensava che riuscissi a stare in campo in quella maniera fino alla fine. Anche l'allenatore era contento». Ma questo è un Bari in crisi, così come lamentano i risultati? O è semplicemente un passaggio a vuoto dovuto a tanti fattori? La tesi del sudamericano: «Non credo si possa parlare di crisi. Nel corso del campionato tutte le squadre registrano un calo. Vedi la Sampdoria. Per i primi due mesi di torneo molti la consideravano la principale antagonista dell'Inter. La verità è che le cose che facciamo all'interno del nostromodo di giocare non pagano se non vengono fatte al 100%. Noi vorremmo farle alla perfezione, ma non sempre ci riusciamo. Se lo facessimo sempre sempre con la velocità e la determinazione con la quale le proviamo in allenamento faremmo male a chiunque». 

E il gol che tarda ad arrivare? Un fatto un po’ anomalo per una squadra che ha saputo regalare spettacolo e divertimento: «I gol arrivano di meno, ma a mio parere è solo un caso. È davvero strano che una squadra che gioca così all'attacco non riesca a segnare, ma una risposta a questa domanda non esiste. Forse dovremmo essere solo un po' più concentrati ed avere un po' più di fortuna. Una cosa è certa: non dobbiamo cambiare. Il nostro gioco paga. Quanto fatto fino ad un mese fa lo dimostra. Adesso ci gira male, ma torneremo quelli di prima».

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