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Il sogno dell'Enel Basket Brindisi una Coppa Italia tutta da vivere

Coach Perdichizzi: «È un momento molto importante, perché Sassari, meglio ancora, perché la famiglia del presidente Mele, lo ha organizzato come hanno fatto le migliori società di pallacanestro, anche di A. Poi perché tutti i media nazionali saranno presenti per diffondere le immagini della manifestazione. Sarà una vetrina bellissima per tutte e quattro le squadre e per tutti i giocatori che la vivranno»
Il sogno dell'Enel Basket Brindisi una Coppa Italia tutta da vivere
di Franco De Simone

BRINDISI - Coach, lo confessi: quando il 21 gennaio del 2007 arrivò a Brindisi, immaginava che il sei marzo del 2010 avrebbe portato l’Enel Basket a disputare la Final Four di LegaDue?

«Sì. Perché io avevo ed ho un solo obiettivo: portare Brindisi in A. Solo allora mi sentirò appagato».

Allora il suo sogno...

«Volete conoscere qual è oggi il mio desiderio più grande? Entrare nel palaElio, la domenica dopo la gara con Udine, stringendo fra le mani, con tutta la squadra, la Coppa Italia. È un regalo che noi tutti vogliamo fare ai nostri dirigenti, un gruppo di uomini che merita tutto ciò, ai nostri sostenitori, alla città tutta».

Sembrava di capire che la Coppa Italia non fosse un traguardo ambito, o meglio, importante.

«Invece lo è. Intanto perché abbiamo raggiunto un traguardo che anche il presidente Bonamico ha voluto sottolineare: siamo la “matricola terribile” di questa Final Four. Una meta che abbiamo raggiunto con grande merito, noi come squadra, la società tutta come gruppo dirigente».

Cosa rappresenta per voi questo appuntamento?

È un momento molto importante, perché Sassari, meglio ancora, perché la famiglia del presidente Mele, lo ha organizzato come hanno fatto le migliori società di pallacanestro, anche di A. Poi perché tutti i media nazionali saranno presenti per diffondere le immagini della manifestazione. Sarà una vetrina bellissima per tutte e quattro le squadre e per tutti i giocatori che la vivranno. Per quel che ci riguarda, sarà un momento di grande valore anche per il nostro sponsor».

Michele Cardinali, il capitano dell’Enel Basket, si è meritato ampi titoli anche sulle riviste specializzate.

«Sono molto contento per quanto dimostrato lo scorso campionato e per quanto sto facendo quest’anno - commenta la guardia pesarese, eletta miglior sesto uomo dell’intera LegaDue -. Sapevo che per conquistare la fiducia del coach avrei dovuto impegnarmi ogni giorno sempre di più».

Cosa s’aspetta dalla Final Four?

«Mi aspetto di affrontare un BancoSardegna con il dente avvelenato per la nostra vittoria in campionato di qualche settimana fa. Però, mi aspetto di vedere anche una squadra che avrà molto, ma molto più rispetto di noi. Pertanto, sappiamo fin d’ora che per continuare ad avere considerazione dovremo giocare di squadra, come allora, fino alla fine della gara».

Coach Perdichizzi, lei ha già vinto la Coppa Italia e, quello stesso anno, vinse anche il campionato portando Capo d’Orlando in serie A. (Scongiuri a parte) crede di poter ripetere quell’exploit?

«Gira voce che la squadra che porta a casa la Coppa poi non vince il campionato. Sarebbe bello smentire anche questa sorta di credenza popolare. Non andiamo in Sardegna per una sorta di gita dopolavoristica. Andiamo per onorare l’impegno, perché è così che fanno le grandi squadre. Noi, con il continuo lavoro in palestra, siamo un’ottima squadra. Alleno giocatori che sono decisamente forti, i migliori nei loro ruoli. Sono mossi da grandi motivazioni».

Con un capitano che a 32 anni si è saputo ritagliare il titolo di miglior sesto uomo della LegaDue.

«È l’esatto emblema di quanto predico da quando faccio l’allenatore. Il lavoro, effettuato con grande disciplina e rigore morale, paga. Cardinali ha creduto in tutto ciò che ha fatto. Continua a fare tutto ciò che è importante per restare a determinati livelli. Il merito del “titolo” che gli è stato assegnato è soltanto suo, frutto della sua voglia di emergere nello sport in cui crede».

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