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Lecce, De Canio prova a «spegnere i fuochi»

A testimonianza che il momento è delicato e Gigi De Canio non vuole correre il rischio di essere frainteso. Ci tiene solo a «eliminare ogni tensione, che sarebbe immotivata e creerebbe soltanto danni». E assicura: «Il solido rapporto con il presidente non è mai stato minimamente scalfito. I tifosi possono stare tranquilli, remiamo tutti nella stessa direzione». Basta parole, meglio pensare alla serie B di calcio
• Mantova-Lecce a Bergonzi di Genova
Lecce, De Canio prova a «spegnere i fuochi»
di Marco Seclì

LECCE - Si presenta a sorpresa in sala stampa prima dell’allenamento pomeridiano di ieri, al posto del preannunciato Vives.

Gli piacerebbe essere brillante, magari alla Mourinho, ma preferisce pesare le parole, una ad una. A testimonianza che il momento è delicato e Gigi De Canio non vuole correre il rischio di essere frainteso. Ci tiene solo a «eliminare ogni tensione, che sarebbe immotivata e creerebbe soltanto danni». E assicura: «Il solido rapporto con il presidente non è mai stato minimamente scalfito. I tifosi possono stare tranquilli, remiamo tutti nella stessa direzione».

Anche se le pause alla Celentano davanti a qualche domanda e il proposito, mantenuto, di non violare il copione stabilito prima di parlare, qualche dubbio sull’idillio in società lo lasciano.

La polemica indiretta tra lui e il presidente, scaturita dalle critiche a caldo di Giovanni Semeraro sul modulo e qualche sua scelta (l’esclusione di Mesbah) in occasione di Lecce-Triestina, ha evidentemente lasciato il segno. Le fibrillazioni dell’ambiente si sono avvertite.

L’allenatore di Matera ora vuole diradare le nubi che stranamente si addensano sul suo Lecce. Proteggere un «giocattolo» finora artefice di un campionato al di là di ogni aspettativa. «Il confronto dialettico tra me e il presidente è del tutto normale - sottolinea - forse è stata pronunciata qualche parola di troppo, da ambo le parti, ma ora è il momento di abbassare i toni e di tranquillizzare i nostri tifosi: non c’è nessun problema. Con Semeraro la sintonia è totale. Ho già parlato con lui ed è bastata una stretta di mano e un sorriso per capire che il feeling è immutato».

Al numero uno di Via Templari la prova con la Triestina non era piaciuta, così come il 4-3-3, la mancanza di idee a centrocampo, e la bocciatura iniziale di Mesbah. «Nessun allenatore può pretendere di zittire il proprio presidente - specifica De Canio - e io non l’ho mai pensato, anche perché il presidente ha tutto il diritto di fare il tifoso. Al di là delle frasi, più o meno opportune, pronunciate dall’una e dall’altra parte, il confronto dialettico tra noi non conteneva alcun elemento di animosità. Ma ne sono nati equivoci che ora vanno chiariti. E ci tengo a non aggiungerne altri».

E il tecnico segue lo «schema» stabilito quando spunta la domanda sul rapporto col vicepresidente Moroni e l’amministratore delegato Fenucci, che qualcuno descrive come non dei migliori. «Ribadisco, non voglio addentrarmi in considerazioni che esulano da quello che ho già detto. Ma dico che tutti noi in società agiamo in maniera coesa. E che io svolgo il mio ruolo in maniera serena e autonoma».

Ma in qualche circostanza il tecnico avrebbe voluto una maggiore «vicinanza» a lui e alla squadra da parte della dirigenza? Pausa. «...Voglio limitarmi a quanto ho già detto». Basta parole, meglio per tutti pensare al Mantova.

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