Cerca

Martedì 24 Ottobre 2017 | 02:31

Elia: «Prisma, voglio la salvezza» Può arrivare sbancando Macerata

Il centrale degli ionici (A1 maschile di pallavolo): «Il mio sogno di giocatore? Non faccio voli pindarici con la testa. Riesco a pensare solamente al prossimo match. Sogno di uscirne vincitore, vorrà dire che saremo salvi. Contro Modena abbiamo lottato, avremmo potuto guadagnarci l’accesso al tiebreak, ma qualche episodio ci è stato fatale. È questa la linea sottile della nostra stagione. Nei momenti topici perdiamo le staffe»
Elia: «Prisma, voglio la salvezza» Può arrivare sbancando Macerata
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - «Il mio sogno di giocatore? Non faccio voli pindarici con la testa. Riesco a pensare solamente al prossimo match di Macerata. Sogno di uscirne vincitore, vorrà dire che la Prisma è salva». La tempra di Alberto Elia corre lungo duecentocinque centimetri di altezza. Le convinzioni di una partita giocata positivamente (6 punti, 57% di precisione offensiva e due muri) sbattono con la sconfitta. Ad imporla Modena l’altroieri per 3-1. Non un avversario qualunque, bensì la quinta forza dell’A1. «Abbiamo lottato, avremmo potuto guadagnarci l’accesso al tiebreak, ma qualche episodio ci è stato fatale. È questa la linea sottile della nostra stagione. Nei momenti topici perdiamo le staffe. Peccato».

Elia, che ha giocato 11 partite delle 24 sin qui totali, a causa di uno strappo addominale che l’ha bloccato alla vigilia del campionato e poi una frattura al mignolo che ne ha frenato il completo recupero, svela il suo animo. «È stata un’annata balorda - dice il centrale venticinquenne - ho sofferto a denti stretti, ma non mi lamento. Adesso sono felice di aver recuperato e di giocare nella mia prima A1 da titolare. Ci è voluto del tempo per entrare nei meccanismi di un gioco complicato come la pallavolo. Ora sono sereno e voglio contribuire a mettere quanto prima la squadra nel porto della salvezza». Ma la difesa della settima A1 della storia pallavolistica di Taranto, non era l’obiettivo principale appuntato dalla società alla vigilia della stagione. «Lo so. Stiamo vivendo un campionato particolare, caratterizzato da alti e bassi. La squadra ha smarrito punti per strada». Dapprima l’addio a sorpresa dello schiacciatore Abbadi (l’uomo d’equilibrio ha lasciato spazio a Bartman, brillante in attacco ma insufficiente in ricezione: nota dolente, tra le chiavi del ko con Modena, come dimostra il 12-5 del conto degli errori in ricezione a sfavore degli jonici), successivamente il licenziamento di Montagnani (16 punti su 48 disponibili), che ha lasciato spazio a Serniotti (6 punti su 21). Quanto i cambiamenti hanno influito sul trend della squadra? Elia, sebbene non sia stato attore costante, risponde: «Attorno al gruppo non c’ è stata sempre serenità, ma alla fine siamo noi giocatori che andiamo in campo. La maggioranza delle ragioni o delle colpe delle prestazioni ricadono sugli atleti».

Nessun alibi dunque per il giocatore «allevato» da Treviso, che a 17 anni con l’Italia pre-Juniores vinse l’Otto nazioni, che a 20 anni e mezzo debuttò in Champions League e che nella passata stagione si è ritagliato una fetta di celebrità chiudendo come centrale più prolifico dell’A2 segnando 311 punti. Successivamente il volo sulla «luna» del volley, la serie A1. Con traumi fisici, ma non tecnici, perché Elia sopra la rete si fa rispettare, sebbene nella pallavolo moderna la palla non passa spesso per la via verticale. «Ma un centrale bravo gli spazi se li sa conquistare» commenta l’atleta dal fisico statuario. Figlio d’arte? «Assolutamente - risponde - i miei genitori sono antisportivi». Ed allora da dove esce questa colonna umana in capo alla quale c’è una chioma spettinata color carota? «Mia nonna è tedesca, di Osnabruck. Sarà probabilmente questo il segreto del mio fisico aitante». E quel carattere da lottatore che emerge in campo sarà figlio della sua Roma terra dei gladiatori? «Di Roma amo la Roma del calcio, il cui pari a Napoli mi addolora, ma credo ancora nella rimonta all’Inter». Di fatto c’è uno sfregio al sopracciglio sinistro che lo fa apparire uomo da battaglia. «Incidente domestico, nulla a che fare con l’agonismo... ».

Ai colpi del destino il laziale ci è abituato. Ma una volta che la Prisma avrà finito la sua annata con la salvezza, Elia cosa farà? Treviso lo richiamerà all’ovile o lo lascerà ancora in giro a farsi le ossa? «Non lo so. Ho solo la salvezza in mente per ora». Glaciale. Come nei suoi primi tempi in volo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione