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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 20:05

Il Bari col freno a mano cosa sta succedendo?

Mezzo sorriso per il Siena che sbanca Livorno e rende meno amara la scoppola rimediata in Sicilia. Inalterato il vantaggio della formazione barese sul terz’ultimo posto: nove punti. Il cammino verso la salvezza resta in discesa, ma fa riflettere la quarta sconfitta consecutiva (con dieci reti al passivo), quarto ko di fila in trasferta (Bologna, Atalanta, Cagliari e Catania), appena cinque punti nelle ultime nove giornate
Il Bari col freno a mano cosa sta succedendo?
di Fabrizio Nitti

BARI - I risultati della domenica pomeriggio hanno riportato un mezzo sorriso in casa Bari. Anzi, il risultato. Il Siena che sbanca Livorno rende meno amara la scoppola rimediata in Sicilia sabato sera nell’anticipo di Catania. Un regalo inaspettato e gradito, quello offerto dal Siena ai biancorossi. Il blitz di Malesani sul campo del Livorno lascia inalterato il vantaggio della formazione barese sul terz’ultimo posto: nove erano i punti sulla zona retrocessione al termine del 4-0 di Catania, nove sono rimasti ieri pomeriggio alle 17, dopo l’alternarsi di emozioni timbrate dai gol di Lucarelli prima, di Calaiò e Maccarone dopo. Il cammino verso la salvezza resta in discesa, anche perché il calendario del Livorno, punto di riferimento, è discretamente duro e complicato fin dalle prossime due partite, e perché continuando di questo passo potrebbero servire anche meno di 40 punti per festeggiare la permanenza.

Reso omaggio alla prodezza senese, resta la partita di Catania, una trasferta che sottolinea il momento negativo dei biancorossi. Perché, in fondo, il calcio è fatto essenzialmente di cifre, oltre che di belle parole che lasciano il tempo che trovano e che a volte servono più a dare e darsi coraggio che ad altro.

Quarta sconfitta consecutiva (con dieci reti al passivo), quarta sconfitta consecutiva in trasferta (Bologna, Atalanta, Cagliari e Catania), appena cinque punti nelle ultime nove giornate (il punto di partenza è Firenze; una vittoria, Palermo; e due pareggi, Inter e Genoa). I numeri non tradiscono mai, inchiodano davanti a responsabilità precise e rilanciano la sensazione di un Bari in difficoltà. Probabilmente psicologica, sicuramente fisica. Giusto che Ventura estragga dalla nottataccia catanese le cose buone che è riuscito a vedere, un tecnico ha il diritto-dovere di farlo soprattutto in periodi di vacche magre. Ottimismo, dunque, specialmente perché la salvezza è sempre più vicina. Nella sconfitta il Bari ha comunque provato a giocare, a non smarrire il suo filo conduttore. Però ci sono anche quattro gol da spiegare e non basta farlo concedendo al Catania solo l’alto tasso di percentuale di realizzazione di fronte alle occasioni create. Il che, tutto sommato, sarebbe pure un merito, ma non l’unico di un Catania che si è «approcciato» alla partita con rabbia, determinazione e ritmo: tutto ciò che i baresi non hanno mostrato, se non dopo aver ricevuto schiaffi in faccia, o quando il Catania è sceso a ritmi più bassi.

Se l’attacco biancorosso si è mostrato impreciso (Barreto) e ancora inadeguato (Castillo: meglio delle altre volte, certo, ma...), difesa e centrocampo continuano a non convincere. Il reparto arretrato non è più quello di un tempo, e non solo per l’assenza di Ranocchia. Che Masiello, ad esempio, sia più affidabile da esterno basso destro invece che da centrale? Che possa offrire un miglior contributo rispetto a Belmonte? Stellini o Diamoutene, ad esempio, sono da considerare ormai fuori causa?

In affanno Donati (uno che tirato la carretta dall’inizio e che per forza di cose avrebbe dovuto accusare un calo), Almiron non in grande conzione, il peso si riversa quasi interamente sulle spalle di Gazzi. Che costruttore di gioco non è, e che spesso lotta e corre per due. Ma sulle fasce, lì dove il Bari aveva sempre brillato, c’è lo stesso un evidente affanno. Alvarez, ad esempio, è in chiara difficoltà. L’honduregno è un altro di quelli che ha giocato sempre, umano che vada incontro a periodi meno brillanti. È in recupero Rivas, c’è Sestu, sarebbe bello capire che fine abbia fatto Kamata. Chiederlo, magari, direttamente al giocatore.

Resta da gestire la parte finale di stagione e un vantaggio considerevole. E sarebbe bello che l’annata finisse in maniera serena e distesa. Fermo restando che tutto quanto è stato fatto fino ad oggi è pur sempre un piccolo miracolo.

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