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Lecce, la continuità arma in più per la A

Non c’è stato il colpo decisivo, quello che avrebbe potuto ammazzare il campionato o quasi, tracciando un solco di sei punti sulla zona play off. Ma il pareggio conquistato a Crotone nel posticipo della serie B di calcio, se pure non incrementa significativamente il vantaggio del Lecce sulle inseguitrici, è comunque il segnale di una continuità che è uno dei requisiti principali per puntare alla vittoria del campionato
Lecce, la continuità arma in più per la A
di Massimo Barbano 

LECCE - Non c’è stato il colpo decisivo, quello che avrebbe potuto ammazzare il campionato o quasi, tracciando un solco di sei punti sulla zona play off. Ma il pareggio conquistato a Crotone, se pure non incrementa significativamente il vantaggio del Lecce sulle inseguitrici, è comunque il segnale di una continuità che è uno dei requisiti principali per puntare alla vittoria del campionato. 

Perchè, è indubbio, che non si può sempre vincere, che ci sono passaggi del campionato particolarmente critici, per via delle motivazioni degli avversari o per le difficoltà ambientali o endogene che si incontrano. Partite ad alto rischio, come era quella di Crotone su un campo trappola e contro una squadra che stava vivendo uno dei suoi momenti migliori. Ebbene, se anche queste partite che generalmente si perdono, riesci a concluderle con il risultato positivo, anche un pareggio, questo è l’indicatore di una squadra che ormai ha trovato quadratura e carattere. Una personalità che può portare dritti in serie A e che, bisogna riconoscerlo, si è consolidata in tempi abbastanza rapidi, molto più rapidi di quelle che erano le previsioni del progetto societario che invece, prevedeva la crescita di un gruppo che avrebbe dovuto conquistare la serie A in tempi medi e a conservarla. 

Ora, probabilmente, la promozione in serie A arriverà già da quest’anno, anche se c’è da dire che il progetto iniziale è stato parzialmente modificato con innesti contingenti, dovuti anche alla scarsezza di risorse autoctone. ma, in ogni caso, se il Lecce conquisterà a fine maggio la sua ottava promozione nella massima serie, lo farà con una squadra

sensibilmente più giovane di quella dell’ultima promozione di due anni fa. Lo scarto è di circa due anni e non è poco.

L’età media della rosa allenata da Papadopulo era di 27,4, quella di quest’anno è di 25,5. E ciò, nonostante di quella squadra ci siano ancora otto giocatori che nel frattempo hanno due anni in più all’anagrafe: si tratta del portiere Rosati ora 27enne; dei difensori Angelo (28), Fabiano (28), Giuliatto (27), Schiavi (24); dei centrocampisti Munari (28), Vives (29) e dell’attaccante Corvia (25).

Disaggregando l’analisi per comparto, quello maggiormente svecchiato è il centrocampo che passa da un’età media di 27,4 anni dell’era Papadopulo ai 22,1 di oggi.

Un ringiovanimento frutto degli innesti di Bertolacci (19), Lepore (24), Tundo (21), a fronte di calciatori, ottimi, ma abbastanza d’annata come Ardito (31), Ariatti (29) e Zanchetta (33).

Oltre un anno in meno anche per l’attacco: L’età media dei vari Tiribocchi, Abbruscato, Valdes e Corvia era di 26,8, oggi siamo a 25,6, proprio perchè la media è sensibilmente salita con l’arrivo di Di Michele.

Abbastanza stabile, invece, l’anagrafe di difesa e portieri. Il reparto arretrato odierno ha un età media di 25,1 contro il 25,7 della squadra di due anni fa. Per quanto riguarda la difesa, c’è da considerare infatti che a compensare il «verde» portato da Mazzotta (20) e Terranova (23), ci sono i vari Angelo, Schiavi, Fabiano e Giuliatto che hanno due anni in più sul groppone e non c’è più Esposito che in quella squadra del 2007-2008 aveva soltanto 22 anni.

Sostanzialmente in pareggio l’età media dei portieri, ma questo è probabilmente un dato positivo perchè coincide con la compiutezza del processo di crescita di Rosati, presente anche due anni fa ventiquattrenne: 25 anni l’attuale media considerando solo i due portieri che hanno giocato, altrimenti scenderebbe molto se si mettono nel computo anche Bibba (17) e Trazzi (19), contro il 25,5 della coppia Benussi-Rosati di quel campionato targato Papadopulo.

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