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Calcio - La Grecia ha vinto gli Europei 2004

La nazionale di Atene conquista per la prima volta il titolo di campione del Vecchio continente, beffando i padroni di casa in Portogallo con un colpo di testa di Charisteas (risultato 1-0). In tutto il Paese ellenico Grecia la gente si sta rovesciando per le strade a festeggiare la vittoria
LISBONA - La Grecia ha vinto per la prima volta il titolo europeo di calcio. In finale la squadra allenata da Otto Rehhagel ha battuto i padroni di casa del Portogallo per 1-0. Il gol decisivo è stato segnato da Charisteas con un colpo di testa.
In tutta la Grecia la gente si sta rovesciando per le strade a festeggiare la vittoria della nazionale nella finale dell'Euro 2004 contro il Portogallo. È iniziata una notte che sarà riempita dai balli ed i canti dei tifosi pazzi di gioia.

- Non possiamo davvero crederci. La Grecia, una delle cenerentole, ha vinto l'Europeo approfittando di un errore difensivo dei portoghesi e segnando con un colpo di testa di Charisteas al 12' della ripresa il gol di una vittoria tutto sommato meritata. Charisteas, quello che aveva battuto la Francia. La squadra di Rehhagel ha fatto un profondo sberleffo a chi crede nel gioco moderno. Ha azzeccato tatticamente la partita, ha fatto giocar poco i portoghesi e li ha colpiti al momento opportuno, pur non disdegnato anche momenti d'attacco. Quando Johansson, presidente dell'Uefa, ha consegnato la Coppa agli ellenici, molti portoghesi in tribuna hanno pianto, mentre quindicimila tifosi greci hanno invocato Rehhagel, lo stratega di cotanto successo. È stata una festa di popolo e di calcio. Le scene viste prima della gara allo Stadio da Luz e per le strade della capitale , dove il pullman dei giocatori portoghesi è stato accompagnato da due ali di folla per i circa trenta chilometri dal ritiro di Alcochete in città, restano indimenticabili. Stanotte in tutto il Portogallo non si è dormito, ma per la rabbia. Alla Grecia, seguita da circa quindicimila tifosi, l'elogio per una condotta sportiva genuina che va oltre il risultato favorevole.
Del resto, lo sport è nato proprio in Grecia e questo bel risultato introduce nel miglior modo le prossime Olimpiadi. Nei tempi antichi, in occasioni dei Giochi, venivano interrotte persino le guerre. Qui in Portogallo si è giocato in un clima di amicizia anche se lo Stadio da Luz durante la finale è sembrato un vulcano d'entusiasmo e un fiume di colori. Rehhagel, per la squalifica di Karagounis, ha inserito Giannakopoulos sulla sinistra. I greci non hanno patito nessun complesso d'inferiorità, anzi sono apparsi molto sicuri sia in fase difensiva (Dellas sempre tempista, come Kapsis), che nell'impostare le manovre offensive con Seitaridis sulla destra e Giannakopoulos sulla sinistra. Costinha, per bloccare l'arrembante terzino, si è beccato un'ammonizione. Katsouranis ha neutralizzato una delle fonti del gioco lusitano, Deco. Il cosiddetto lavoro di pazienza per scardinare il «catenaccio» greco in effetti è stato blando e gli uomini di Rehhagel si son presi la licenza di portare due o tre insidie consistenti a Ricardo, costringendolo a un'uscita perigliosa sui piedi di Charisteas al 16', dopo una veloce azione in area. Anche Vryzas ha tentato qualche traversone, facendo capire agli uomini di Scolari che non si sarebbe trattata di mera partita di rimessa. Da parte loro, i portoghesi, non potendo passare centralmente per via dell'attento atteggiamento degli ellenici, hanno tentato di battere strade diverse: Miguel da destra (bel rasoterra al 13' deviato da Nikopolidis), Pauleta (17') e Maniche (23') senza fortuna da fuori area ci hanno provato.
Quando Miguel si è fatto male e non ha chiesto il cambio per orgoglio pur essendo evidentemente in difficoltà, Scolari si è spazientito e ha inserito d'autorità Paulo Ferriera in marcatura dello sgusciante Giannakopoulos. Il Portogallo insomma ha attraversato momenti difficili, altro che dominio dei padroni di casa: l'organizzazione «teutonica» di Rehhagel si è fatta sentire, nel primo tempo. Evidentemente la sconfitta patita nella gara inaugurale ha psicologicamente influito sul morale degli uomini di Scolari. Nemmeno all'inizio della ripresa i portoghesi sono riusciti a trovare il filo del gioco. Anzi, Charisteas ha messo in difficoltà Nuno Valente, Figo
è rimasto quasi avulso dal gioco, Deco -tampinato da Katsouranis- ha tentato di partire da lontano senza gran costrutto. Ronaldo ha dovuto difendere sugli assalti di Seitaridis. E su un calcio d'angolo scaturito proprio da un'incursione del terzino, Basinas ha pennellato dall'angolo destro (12') il pallone che Charisteas ha messo di testa splendidamente in rete approfittando di una panne di tutta la difesa lusitana. Pensate: il primo angolo battuto dagli ellenici!
Il gol ha scosso i padroni di casa: Ronaldo e Deco hanno tentato il tiro, Scolari ha capito che era tempo di cambiare ed ha chiesto al dimissionario Rui Costa di salvare per l'ultima volta la patria in pericolo. Invano.
La partita è diventata nervosa. Scolari, con cinque uomini dalle propensioni offensive, ha tentato di scardinare la difesa greca: Figo ha tirato rasoterra al 19', ma Zagorakis e soci hanno implacabilmente tentato in contropiede di colpire ancora l'ormai precario assetto difensivo dei lusitani. Una serie di calci d'angolo è stata mal sfruttata dai portoghesi che però hanno dato segni di riscossa, mentre i tifosi hanno intonato l'inno nazionale: «as armas, as armas», alle armi. Scolari ha dato a Nuno Gomes il posto di Pauleta al 29'. Ronaldo ritrovatosi solo in area su un lungo lancio, non ha saputo controllar bene la palla. Rehhagel ha inserito un altro difensore, Papadoupolos per Vryzas e Venetidis, per Giannakopoulos, chiudendosi di più. Un tifoso ha invaso il campo buttandosi nella rete greca e facendosi male, Figo ha avuto la palla del pareggio, deviata. È rimasta solo la disperazione dei portoghesi per una Coppa che sembrava loro e che è svanita proprio allo stadio da Luz ched avrebbe dovuto incoronarli vincitori. Ma perdere due volte con la Grecia, è stato troppo. Quando si dice il fado, il destino. La Grecia così ha portato meritatamente a casa la Coppa. Incredibile ma vero.
Franco Zuccalà

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