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Sabato 23 Settembre 2017 | 15:03

Bari, niente processi ma si torni all’antico

Il 4-3-1-2 scelto a Cagliari, magari sulla scorta della sconfitta interna rimediata proprio contro i sardi all'andata, non ha sortito l’effetto sperato. Anche per questioni di caratteristiche. Una cosa è avere il campo di faccia, una cosa e averlo alle spalle. Una cosa è giocare con la linea laterale compagna di... viaggio, un’altra è ritrovarsi imbottigliati nel bel mezzo delle difesa avversaria
Bari, niente processi ma si torni all’antico
di Fabrizio Nitti

BARI - La premessa è che non è tempo di processi, d’altro canto sarebbe fuori luogo e fuori moda «processare» una neopromossa che si ritrova con trentadue punti in classifica ed una salvezza che è lì a tre passi. Fuori luogo e pure dannoso. L’altra premessa è che questo Bari è conciato male quanto a infortuni e assenze e che, evidentemente, a certi giocatori non può rinunciare. Almiron, per esempio; oppure Barreto: se non segna il brasiliano, per i biancorossi sotto rete è notte fonda, perché Meggiorini si impegna da morire ma non riesce a sbloccarsi in maniera definitiva e Castillo è un caso a parte, visto che è arrivato a Bari in condizioni atletiche imbarazzanti e si sta lavorando al suo recupero.

Fatti salvi i punti «1» e «2», è pure lecito discutere e riflettere sulle ultime discutibili prestazioni dei biancorossi, soprattutto in trasferta. Fra Bergamo e Cagliari di particolari ne sono emersi. Il dato ufficiale è che lontano da casa questo Bari perde colpi e partite.

E Cagliari è l’ultimo giro a vuoto, con i suoi «allegati» dietro il 3-1 rifilato da Allegri alla squadra biancorossa. Al di là di tutte le teorie, restano il risultato e una sconfitta che si fa davvero fatica a definire non veritieri. E a poco serve la constatazione di un secondo tempo più presente. Come a poco servì registrarlo a Roma.

Trenta minuti scarsi e 2-0 per il Cagliari, che ha poi gestito la partita come meglio non avrebbe potuto, approfittando di un Bari spaesato davanti al nuovo modulo proposto da Ventura e reagendo immediatamente, sostenuto da un bel po’ di fortuna, al gol di Sasà Masiello. Il 4-3-1-2, insomma, scelto magari sulla scorta della sconfitta interna rimediata proprio contro i sardi nel girone di andata, non ha sortito l’effetto sperato. Anche per questioni di caratteristiche dei giocatori. Una cosa è avere il campo di faccia, una cosa e averlo alle spalle. Una cosa è giocare con la linea laterale compagna di... viaggio, un’altra è ritrovarsi imbottigliati nel bel mezzo delle difesa avversaria. Alvarez e Allegretti sono sembrate due pedine regalate all’avversario. Così come non hanno convinto Koman e Donati. O lo stesso Gazzi ritrovatosi unico perno centrale.

Questo è un Bari nato per applicare il 4-4-2, sulla scorta di quanto fatto nel campionato di B. D’altro canto, non è un mistero, lo ha sempre detto pure Ventura. La forza dei biancorossi è sempre stata quella di poter contare su gente guizzante sulle fasce, calciatori in grado di puntare l’avversario e magari saltarlo creando superiorità numerica. Uno sbocco quasi naturale dopo il giro palla dei difensori. E il 4-4-2, non dimentichiamo poi il fatto essenziale, è il modulo con il quale Ventura ha messo da parte 32 punti e le migliori prestazioni.

Con maggiore densità in mezzo al campo, cercando l’entrata per vie centrali pur non disponendo dei requisiti squisitamente tecnici per farlo, il Bari si è tolto una bella dose di pericolosità. Nel 4-3-1-2 le fasce ovviamente vengono sacrificate.

Punto e a capo, comunque. Si riparte. Consapevoli che certe sconfitte possono determinare maggiori convinzioni e rendere più forti. C’è il Milan all’orizzonte ed una salvezza da conquistare.

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