Cerca

Giovedì 19 Ottobre 2017 | 05:39

Alvarez promette «Bari, vado in gol»

Il centrocampista: «Se segno, esulto». Giusto così, meglio essere chiari. Anche se l’honduregno e il gol non è che vadano proprio d’accordo: «Cagliari è stato il mio battesimo italiano, tuttavia adesso difendo i colori del Bari. Eppoi, un gol in trasferta non l'ho ancora segnato, per cui se dovesse arrivare in Sardegna esulterei molto volentieri. La rete della vittoria, poi, significherebbe davvero tanto». La gara domenica alle 15
• Ventura: «Siamo in totale emergenza»
Alvarez promette «Bari, vado in gol»
di Fabrizio Nitti

BARI - Edgar Alvarez sgombra subito il campo dagli equivoci: «Se segno, esulto». Giusto così, meglio essere chiari. Anche se l’honduregno e il gol non è che vadano proprio d’accordo: «Cagliari è stato il mio battesimo italiano, tuttavia adesso difendo i colori del Bari. Eppoi, un gol in trasferta non l'ho ancora segnato, per cui se dovesse arrivare in Sardegna esulterei molto volentieri. La rete della vittoria, poi, significherebbe davvero tanto».

Se non è tutto ancora chiaro, per l’esterno offensivo centroamericano la trasferta di domani è una trasferta speciale. Correva l’anno 2004 quando la «freccia nera» croce e delizia dei tifosi biancorossi sbarcò dall’Uruguay: «Arrivai in Italia proprio grazie al Cagliari, che mi prese in prestito dal Penarol, e ci sono rimasto un anno. Il mio procuratore, Vincenzo D’Ippolito, mi propose al club isolano e grazie anche al contributo del mio amico Suazo, che spese una buona parola per il sottoscritto, il trasferimento si completò. Quella squadra mi ha aperto la strada per il calcio italiano ed è inutile negare come sia ancora molto legato al club rossoblù e alla città».

Era il Cagliari di Arrigoni. Di quella formazione ci sono ancora due superstiti, cioé Conti e Lopez: «Con loro sono in ottimi rapporti, ci sentiamo spesso per telefono. Anche con Cellino il mio rapporto fu normale. Per due mesi fui costretto ai margini del campionato a causa di problemi burocratici (il transfer non arrivava mai, ndr) poi tutto si risolse. Un’annata in salita (quindici presenze e una rete, ndr): non parlavo troppo bene l'italiano e non riuscivo ad esprimermi al meglio. Era tutto nuovo per me: la lingua, il mangiare, il calcio... Problemi che affrontano un po’ tutti quelli che si trasferiscono da una parte all’altra del mondo».

Una specie di ritorno alle origini, quello di Alvarez. Su un campo scomodo, contro una formazione forte e compatta, alla testa di un Bari che in trasferta non ne azzecca più una da un bel pezzo: «Lavoriamo sempre per migliorarci, lo abbiamo fatto anche in questa settimana. Fuori casa spesso abbiamo perso, ma quasi mai demeritato. Non credo sia una questione legata al fatto di non giocare davanti al "pubblico amico", perchè lontano dal San Nicola sono sempre venuti tanti tifosi a sostenerci. Si scende in campo sempre per vincere, il nostro modo di giocare non ci consente di fare altrimenti. E vi garantisco che a Cagliari sarà lo stesso».

Quella rossoblù è formazione che evoca brutti ricordi in casa biancorossa. Nè Juve, né Inter. Solo il Cagliari, peraltro giocando all’epoca una bella partita, è riuscito a far saltare il banco al San Nicola, gol di Nené nella ripresa e tanti saluti a tutti: «All'andata vennero da noi e ci misero in grande difficoltà mantenendo dei ritmi forsennati per tutti i novanta minuti. Non si fermavano mai... Ma noi ci stiamo preparando al meglio. Arriviamo a questa gara con gli stimoli di sempre: giocare bene e vincere in maniera tale da migliorare la nostra classifica. Pur consapevoli di trovarci di fronte ad una squadra tosta».

Nel chiuso del San Nicola, anche Alvarez è stato... vittima degli esperimenti di Ventura: «Il modulo? Si cercherà di fare qualcosa per metterli in difficoltà, questo è il minimo. Cambiare, rispetto al solito 4-4-2, non sarebbe un problema per me. È chiaro che varierebbe un po’ il mio modo di giocare: sulla fascia posso cercare spesso l’uno contro uno, al centro c’è più densità di uomini e magari devi cercare più il fraseggio con i compagni».

Finale dedicato ad una riflessione: «Credo che questa sia la mia miglior stagione da quando sono arrivato in Italia». Il Cagliari, insomma, è avvisato...

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione