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Ventura rialza il Bari e manda messaggi

Un punto in sei trasferte. Che succede quando si viaggia? Il tecnico: «No, scusate. La domanda da fare è un’altra. Come fa il Bari ad avere 32 punti? Altrimenti perdiamo di vista la realtà. Se a Bergamo avessimo vinto, ci saremmo ritrovati con la Juve, capito? Se avessimo fatto di più in queste condizioni, con otto titolari retrocessi in Prima Divisione, il mago di Oz ci avrebbe davvero fatto una pippetta»
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Ventura rialza il Bari e manda messaggi
di Fabrizio Nitti

Un punto in sei trasferte. Ventura, che succede al Bari quando viaggia?

«No, scusate. La domanda da fare è un’altra».

Si accomodi...

«Come fa il Bari ad avere 32 punti? Altrimenti perdiamo di vista la realtà. Se a Bergamo avessimo vinto, ci saremmo ritrovati con la Juve. La Juve, capito?».

Tutto esatto e sacrosanto. Questo è il Bari dei miracoli. Però a Bergamo è arrivata l’ennesima sconfitta esterna. Perché questa doppia faccia fra rendimento esterno e rendimento interno?

«Io dico che ci può stare. Parliamo sempre di una neopromossa, una squadra che tutti davano in B già a gennaio, partita fra mille vicissitudini e che ha perso per strada giocatori importanti. Alla fine certe cose si pagano. Sa un’altra cosa?».

Già che ci siamo, la riveli...

«Se avessimo fatto di più di quanto siamo riusciti a produrre in queste condizioni, con otto titolari l’anno scorso retrocessi in Prima Divisione, il mago di Oz ci avrebbe fatto una pippetta».

Dalle favole al campo. Non è che il Bari, a volte, si rivela fragile nella personalità?

«Può anche essere, ma riconduco il tutto anche alle tante e importanti assenze».

Quanto pesa quella di Almiron, viste le condizioni di Donati?

«Sarebbe pesata di meno se Donati fosse stato al meglio. Massimo è uno di quelli che tira la carretta dall’inizio. E magari sarà stato inconsciamente condizionato dal fatto di giocare a Bergamo, dove è nato e cresciuto come giocatore».

Senta, ma si può sapere Rivas che fine ha fatto?

«Ci manca da morire, Rivas... Resta un mistero. Si allena alla grande un giorno, poi il giorno dopo ha male e non può essere utile».

Da quando Ranocchia si è infortunato, il Bari prende sempre gol. Una coincidenza?

«Pesa l’assenza di Andrea. Ma non perché stia demeritando chi sta giocando. Perché, invece, non abbiamo possibilità di far rifiatare qualcuno».

Anche lei ha notato un calo fisico nella ripresa?

«Non la penso così. Altrimenti perché quegli ultimi 20’ strepitosi contro il Palermo?».

Ritiene si tratti di un calo mentale, allora?

«Nel primo tempo abbiamo costruito 4 occasioni importanti, concedendo un solo tiro in porta all’Atalanta. Puntualmente nella ripresa abbiamo fatto poco, non riusciamo a dare continuità».

Palle gol... A Meggiorini ne sono capitate un paio niente male.

«Non aveva la rabbia feroce messa in mostra contro la Juve, ad esempio. Ma è normale che sia così, questi non sono ragazzi abituati a stare tanto in alto. Vi faccio un esempio: Paolo Maldini il lunedì sfilava in qualche salone di moda, il mercoledì era il migliore in campo in Champions League. Capito l’antifona? A volte bastano due elogi per sgonfiarsi».

Nel dopo partita di Bergamo ha parlato di pancia piena. A distanza di qualche giorno la diagnosi è la stessa?

«Ho detto “non vorrei che qualcuno si sentisse con la pancia piena”. Devo lanciare messaggi alla squadra, voglio una reazione. Ai ragazzi innanzitutto devo dire bravi e grazie. Ma allo stesso tempo devo incitarli a non mollare mai».

Ritiene che la quota salvezza si sia alzata, visto il colpo del Catania?

«Credo che oltre i 40 si sia salvi. Sarebbe strano andare oltre i 42 punti, questo sì. A noi mancano sempre tre vittorie, altri dovranno mettere assieme una ventina di punti. L’altro giorno, a Bari, un tifoso mi fa: “che peccato mister, all’Europa ci credevo».

E che ha detto di male, scusi? Lo ha detto lei, anche. Giusto che la gente sogni.

«Ma come l’Europa... C’è prima la salvezza, soprattutto la salvezza. Del resto discutiamone a cose fatte».

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