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Martedì 17 Ottobre 2017 | 04:11

I calciatori del Gallipoli «Senza soldi e umiliati»

Senza retribuzioni e senz'acqua calda per le docce, ma anche costretti a pagarsi le spese mediche. Finanche – due di loro – costretti ad allenarsi con una divisa diversa «perché giocatori indesiderati alla società». È un vero e proprio documento di accusa quello sottoscritto nei confronti della società guidata da Daniele D’Odorico e reso pubblico nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata
• Bufera: si dimette Giannini
• L'allenatore: «Non torno indietro»
• Quattro turni al tecnico dal giudice
• Scommesse anomale sulla partita
• Salentini rimontati da 2-0 a 2-2
I calciatori del Gallipoli «Senza soldi e umiliati»
GALLIPOLI – I giocatori del Gallipoli non ci stanno. Le ultime ore sono state vissute ad alta tensione, emozioni forti, polemiche, proteste clamorose, dimissioni di mister Giannini, il tutto prima, durante e dopo la sfida di ieri con il Grosseto, terminata sul 2-2 e finita, per non farsi mancare nulla, anche nel mirino della procura federale che ha aperto un fascicolo dopo le segnalazioni di un volume anomalo di scommesse. Oggi, nonostante il silenzio imposto dalla società, la squadra ha letto un comunicato davanti ai giornalisti, cercando di fare luce su una situazione ormai, ritengono i giocatori, insostenibile. Ieri capitan Scaglia e compagni hanno deciso di protestare contro la società, voltando le spalle per circa 45 secondi alla tribuna, subito dopo il fischio d’inizio del posticipo con il Grosseto.

«Sia ieri sera che questa mattina, tramite tv e carta stampata, Daniele D’Odorico, ci ha accusati di essere stati fomentati da mister Gianni, notizia assolutamente falsa» scrivono i giocatori del Gallipoli, spiegando che ieri una delegazione della squadra ha comunicato alle 18.15 la loro decisione al «Principe» che ha cercato di dissuaderli senza riuscirci. Tanti i motivi a cominciare dalle problematiche di natura organizzativa «abbiamo provveduto autonomamente – scrivono i giocatori – all’acquisto di mensole e riscaldamento (stufe elettriche)». Anche il cambiamento dell’impianto sportivo non ha cambiato le cose, anzi, scrivono i giocatori: «sono peggiorate le condizioni igieniche. E' documentabile la muffa sulle pareti degli spogliatoi e, ahinoi, sugli accappatoi». Situazione «aggravata dall’assenza di un impianto di riscaldamento, per non parlare dell’acqua calda che spesso non è abbastanza per soddisfare le esigenze di squadra, costringendoci a fare la doccia tra le mura di casa».

I giocatori parlano anche di allenamenti effettuati con «indumenti umidi e maleodoranti» e poi affrontano anche la vicenda economica, spiegando che la mensilità di settembre è sgtata pagata, in data 13 novembre, «con assegni che per la maggioranza dei casi sono risultati scoperti». I giocatori sottolineano che «solo grazie alla nostra disponibilità questa dirigenza non è andata incontro a sanzioni ben più gravi. Il reale pagamento è avvenuto a partire dal 27 novembre per concludersi addirittura nei primi giorni di gennaio 2010». Problemi anche per la mensilità d’ottobre, parte della squadra avrebbe ricevuto solo il 30% entro il 10 gennaio, ma il restante 70% non sarebbe stato versato e alcuni giocatori (13 secondo il comunicato della squadra) «non hanno ancora ricevuto il compenso pattuito».

Non è tutto, nel documento dei giocatori si parla di «spese mediche mai retribuite», la squadra sottolinea di «non farne una questione economica, ma di principio» e continua la propria denuncia passando ai fatti avvenuti durante il mercato di gennaio. «Alcuni giocatori sono stati invitati, in maniera poco piacevole, a rinunciare agli stipendi maturati (ottobre, novembre e dicembre) per poter essere ceduti, altri ancora, invece, ad accettare trasferimenti poco graditi, pena l’esclusione dalla lista dei calciatori utilizzabili nel campionato in corso». Ancora più pesanti le accuse quando si parla delle trasferte: «la società ci ha costretto a viaggi in treno della durata di 8/10 ore alla vigilia di partite importanti come Piacenza e Cesena; cosa inconcepibile. Ancora più gravi i viaggi di rientro, 12 ore in cuccette C4 o C6 che hanno compromesso il lavoro dei giorni successivi».

«La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuta domenica 7 febbraio quando Depetris e Garavano sono stati obbligati a svolgere l’allenamento con una divisa diversa perchè ritenuti giocatori indesiderati alla società» che, aggiungono i giocatori, avrebbe anche vietato l’ingresso nello spogliatoio a Garavano prima dell’inizio di una gara. La squadra sottolinea di aver «resistito quasi sei mesi prima di prendere posizione, perché speravamo che le parole non venissero portate via dal vento, ma siamo giunti ad un punto di non ritorno. Concludiamo – continua il documento dei giocatori – dicendo che finora la fortuna del Gallipoli è stata la presenza di un gruppo di calciatori, staff tecnico, staff medico, magazzinieri, formato da uomini con gli attributi che ha saputo unirsi e compattarsi sempre di più davanti alle innumerevoli difficoltà. Il gesto di lunedì sera è una chiara conferma. Ci teniamo a ribadire che questi uomini continueranno fino alla fine a combattere per mantenere il Gallo in Serie B». La squadra ha fatto sapere di aver cercato di convincere Giannini a ritirare le dimissioni, ma senza riuscirci.

Intanto anche la tifoseria ha preso posizione. La Curva Sud del Gallipoli, in un comunicato stampa, punta il dito contro il presidente Daniele D’Odorico, secondo loro reo di «aver rotto anche una delle ultime note positive di quest’anno il rapporto con Giannini e la squadra». Condividendo le ragioni della protesta dei giocatori e le denunce degli stessi, la tifoseria giallorossa invita «il patron Giovanni D’Odorico ad intervenire e far riflettere il figlio ed invitarlo a cedere la società onde evitare spiacevoli situazioni per tutti e di continuare a far ridere l’Italia, non siamo più disposti ad assistere a scene come quella dei 40» di sciopero fatta dai giocatori e allenatore ai quali va tutto il nostro apprezzamento e ringraziamento per quanto fatto invitandoli a non mollare, gli staremo noi accanto a soddisfare, per quanto possibile, le loro esigenze».

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