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Bari, che succede lontano da casa?

Ufficiale. La squadra di Ventura soffre di mal di trasferta. Anche il tecnico, che spesso ha ammorbidito la storia con l’equazione impura pochi risultati ma bel gioco nella serie A di calcio, ha dovuto arrendersi all’evidenza domenica pomeriggio a Bergamo dopo l’ennesimo valzer a vuoto. Questione di cifre, quelle alla fine non mentono mai. Un punto nelle ultime sei gare lontano da casa
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Bari, che succede lontano da casa?
di Fabrizio Nitti

BARI - Ufficiale. Il Bari soffre di mal di trasferta. Anche Ventura, che spesso ha ammorbidito la storia con l’equazione impura pochi risultati ma bel gioco, ha dovuto arrendersi all’evidenza domenica pomeriggio a Bergamo dopo l’ennesimo valzer a vuoto. Questione di cifre, quelle alla fine non mentono mai. Un punto nelle ultime sei gare lontano da casa. La premessa resta comunque una: 32 punti in classifica a questo punto della stagione non li avrebbe previsti neppure l’oracolo di Delfi. Concetti magari ripetuti, ma pur sempre di attualità quando si deve discutere di una neopromossa.

Resta però questo buco nero delle trasferte, un fenomeno che sembra essersi consolidato. Un abbraccio mortale dal quale il Bari non riesce a staccarsi. Se nei giorni scorsi abbiamo giustamente celebrato il cammino da «panzer» dei biancorossi versione interna, il «viaggio» di Bergamo va a puntellare negativamente la versione esterna dello stesso Bari. Otto punti in dodici partite fuori, una sola vittoria (ottobre, 1-2 a Verona contro il Chievo) e cinque pareggi (Inter, Palermo, Milan, Sampdoria, Genoa) peraltro conseguiti su campi di un certo prestigio e di una certa difficoltà. E già questo rende lecita una domanda: perché il Bari soffre così tanto contro formazioni di medio-bassa levatura?

Otto punti, come il Genoa, il Livorno e l’Atalanta che pure in trasferta hanno vinto due volte. Peggio della banda-Ventura hanno fatto soltanto in tre: Siena (tre punti, una vittoria), Udinese (quattro pareggi e basta), Bologna (sette punti, una vittoria e quattro pari). Qualcosa, insomma, non quadra nel rendimento esterno e la sensazione è che anche a Bergamo si sia sprecata un’opportunità per compiere il definitivo salto di qualità. Come a Bologna, in fondo. Probabilmente questo Bari non è ancora pronto a spiccare tale salto, a diventare «grande» pure fuori casa e pure contro le «piccole».

«Così raccontano i numeri - dice Salvatore Masiello - e cioé che in trasferta non raccogliamo molto. Eppure non è che il nostro atteggiamento sia diverso dal solito. Pensiamo sempre a vincere, ma ogni tanto dovremmo capire che un pareggio non sarebbe da gettare via, forse dovremmo imparare a gestire meglio certe situazioni. In effetti concordo su una cosa: Bergamo era l’occasione giusta per prendere il largo, per puntare a qualcosa di più».

Ma Bergamo in verità ha anche tramandato ai posteri altro materiale, che è poi lo stesso venuto fuori, ad esempio, da Bologna. Il Bari nella ripresa è stato solo la brutta copia di quello del primo tempo. Sia sotto l’aspetto mentale che sotto l’aspetto fisico. Ventura ha parlato di possibile pancia piena, sintomo che pure il tecnico è rimasto colpito da un atteggiamento alquanto discutibile: «Di sicuro - commenta l’esterno sinistro difensivo - posso escludere la “pancia piena”, un calo di attenzione. bisogna invece imparare a leggere meglio la partita, non esiste che si prende gol a 7’ dalla fine. Ecco, se proprio devo rimproverare una cosa, rimprovero al Bari la mancanza di furbizia e astuzia».

«Per quanto riguarda la questione atletica, non credo si possa parlare di un calo fisico, pur se nell’insieme questo torneo sta “dicendo” che giochiamo un secondo tempo differente dal primo. Per l’Atalanta si trattava della gara forse più importante della stagione, una sorta di ultima spiaggia. Non avessero conquistato i tre punti la classifica si sarebbe appesantita in maniera evidentissima. Diciamo che i loro cambi si sono rivelati determinanti: Chevanton inventa il corridoio e Tiribocchi fredda Gillet. Comunque andiamo avanti. A Cagliari domenica prossima proveremo a invertire questa sorta di maledizione che ci ha colpito».

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