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Venerdì 22 Settembre 2017 | 22:50

Bari, da Bergamo segno di fragilità

Nella ventitreesima giornata della serie A, i biancorossi tornano di nuovo a mani vuote da una trasferta. Sul finire di una gara equilibrata, l'Atalanta s'impone con una rete di Tiribocchi (83'), entrato da poco. Vana reazione d'orgoglio negli ultimi minuti della partita. Scatenato l'ex Valdes. La squadra di Ventura si allontana dalla zona Europa. Dieci punti di vantaggio sulla terz'ultima
• Ventura: «Nella ripresa ci siamo seduti»
• Perinetti e il premio: «È un bonus»
• Barreto squalificato per un turno
• Frattura alla mano per Bonucci
Bari, da Bergamo segno di fragilità
ATALANTA-BARI 1-0 (0-0 nel primo tempo)

ATALANTA (4-4-1-1): Consigli 6; Garics 6, Talamonti 6.5, Manfredini 6.5, Bellini 5.5; Ferreira Pinto 5.5 (22'st Ceravolo 5.5), Caserta 6 (28'st Chevanton 6), Padoin 6, Valdes 7; Doni 6.5; Amoruso 6.5 (28'st Tiribocchi 7). In panchina: Coppola, Capelli, Peluso, Volpi. Allenatore: Mutti 6.5. 
BARI (4-4-2): Gillet 7; A. Masiello 6, Diamoutene 6, Bonucci 5.5, L. Masiello 6; Alvarez 6 (23'st Sestu 6), Donati 6, Gazzi 5, Koman 5.5 (28'st Kamata 6); Barreto 5.5 (21'st Castillo 5.5), Meggiorini 6. In panchina: Padelli, Stellini, Belmonte, Allegretti. Allenatore: Ventura 5.5. 
ARBITRO: Banti di Livorno 5.5. 
RETE: 38'st Tirabocchi. 
NOTE: pomeriggio sereno, terreno in discrete condizioni, spettatori 15.000. Ammoniti: Manfredini, Doni, Barreto, Padoin. Angoli: 6-4 per l’Atalanta. Recupero: 1', 4'.

di Fabrizio Nitti 

BERGAMO - Niente da fare, in trasferta non gira. Il Bari becca il sesto schiaffo in faccia lontano dal San Nicola, dove il suo rendimento non è certamente all’altezza delle prestazioni al «San Nicola». La sconfitta di Bergamo di misura, ma giusta, timbrata da Tiribocchi a circa otto minuti dal termine, è l’ennesima tappa di un mini giro d’Italia che ha preso il via nella notte fredda di Parma e toccato poi Napoli, Roma, Firenze e Bologna. Troppo evidente la metamorfosi della squadra di Ventura quando viaggia, e questo al di là delle prestazioni che solo fino a un certo punto possono consolare.

Anche perché ieri, di fronte ad un’Atalanta che ha mostrato ampiamente il perché è là sotto a sbuffare, il Bari non è mica tanto piaciuto. Discreto il primo tempo, ripresa da non pervenuti. Colpevoli doppiamente: nel non aver approfittato delle paure sparse dell’Atalanta e nell’aver favorito poi il ritorno dei nerazzurri, nell’aver concesso loro campo (tanto), speranze, palle gol e infine la rete da tre punti. Quasi una fotocopia della partita persa a Bologna. Un plauso a Mutti, che ha capito al momento giusto come e quando rischiare, aggiustando in corsa la squadra con due cambi azzeccati appena un minuto dopo che Ventura aveva esaurito le sue sostituzioni.

Ma al di là degli effettivi meriti dell’Atalanta, resta l’immagine di un Bari non convincente, di un Bari che si ritrova con la seconda sconfitta consecutiva in trasferta e che ancora una volta ha trasmesso l’immagine di una squadra in difficoltà nei secondi quarantacinque minuti. Il fatto che mai i biancorossi abbiano seriamente infastidito Consigli, che mai siano riusciti a piazzare quelle ripartenze che li hanno resi famosi, lascia spazio alle riflessioni. Il Bari, in buona sostanza, è sembrato un po’ fermo, quasi in attesa dell’evento decisivo, cioé del gol. La fotografia di un pugile all'angolo è forse un po’ troppo forte, ma serve a rendere meglio l’idea della ripresa offerta dai baresi, con Ventura lì a sbracciarsi continuamente nel tentativo di tirare su la sua squadra, alla quale però mancava la forza per farlo. E forse pure quelle idee che nel prima frazione di gioco avevano regalato qualche brivido al pubblico di casa.

Senza un paio di interventi miracolosi di Gillet, l’Atalanta avrebbe schiodato il pareggio con largo anticipo. Ma c’è dell’altro. La sensazione strisciante è stata quella di una squadra senza le caratteristiche principali della neopromossa. Assenza di rabbia, coraggio, grinta e determinazione. Quasi con la pancia piena e convinta di poter vincere la partita in qualsiasi momento. Quella consapevolezza, però, non positiva, ma pronta a scadere, come è poi accaduto, nella supponenza. Peccato mortale nei comandamenti del pallone.

Un atteggiamento che ha cancellato la prima parte di partita, durante la quale il Bari ha giocato di più e meglio dell’Atalanta, avvicinando la porta di Consigli con maggiore frequenza. Nonostante in sottofondo The Final countdown degli Europe (facciamo così: parola bandita dal vocabolario barese...) come sottofondo, quasi a voler sottolineare il momento... catartico per i bergamaschi, il Bari nel suo rituale 4-4-2 annunciato (Atalanta speculare nel modulo) si approccia alla partita con il piglio giusto. Deciso a lanciare segnali. Giocate rapide e in verticale mandano in crisi l’Atalanta, che si aggrappa a un super Consigli per restare nel match (paratona su colpo di testa da due passi di Bonucci) e ringrazia anche la scarsa incisività di Meggiorini sotto porta (per buone tre volte con la palla esatta, ma sempre con l’attimo fuggente mai acchiappato).

Atalanta a basso ritmo, con poche e confuse idee, con il solo Valdes a dannarsi e inventare sulla fascia sinistra. Gillet interviene solo una volta in modo serio, su invenzione di Valdes e sinistro da due passi di Caserta. Il resto è un agitarsi senza costrutto, tanti palloni in area biancorossa, qualcuno pizzicato da Doni e qualcun’altro da Amoruso. Poi, la ripresa. Un Bari diverso, più molle, un’Atalanta che ci crede, aggiusta in corsa il modulo, si avvicina al gol in più occasioni e infine lo trova. Meritandosi i tre punti con l’eurogol di Tiribocchi e rispedendo indietro il Bari, ancora a mani vuote. Ancora a riflettere su questo dannato mal di trasferta. 

Cronaca della partita 

• I risultati: Lazio-Catania 0-1
• La classifica: Bari, +10 sulla terz'ultima
• I cannonieri: Barreto si ferma
• Il prossimo turno: Cagliari-Bari

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