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Lecce, cambio di rotta ma l’esperienza serve

Risorse che non sono in linea con il progetto di base, ma ciò non toglie che siano risorse utili all’obiettivo più ravvicinato, ed ora anche possibile, che è la promozione in serie A. È la sintesi del pensiero di De Canio sugli acquisti del club salentino con due calciatori di indubbio spessore tecnico, ma entrambi in prestito “secco” e, specialmente Di Michele in età anagrafica non rivolta ad un progetto a lungo termine
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Lecce, cambio di rotta ma l’esperienza serve
di Massimo Barbano

LECCE - Risorse che non sono in linea con il progetto di base, ma ciò non toglie che siano risorse utili all’obiettivo più ravvicinato, ed ora anche possibile, che è la promozione in serie A. È la sintesi del pensiero di Luigi De Canio sugli acquisti che hanno movimentato il finale di mercato del Lecce con due calciatori di indubbio spessore tecnico, ma entrambi in prestito “secco” e, specialmente Di Michele in età anagrafica non prospetticamente rivolta ad un progetto a lungo termine.

«La strategia era quella di arrivare alla serie A con una propria patrimonialità economica e tecnica che ci consentisse anche di gettare le basi per una duratura permanenza nella categoria - dice l’allenatore - ma per realizzare questo progetto ci vuole tempo e bisogna fare i conti, sia con il risultato sportivo immediato, con le disponibilità economiche e anche con la disponibilità delle altre società a darti o meno dei giocatori. Per cui, non abbandoniamo certamente quell’idea progettuale che resta molto forte, ma se non ci sono sempre le condizioni per perseguirla, ci possono essere anche delle inevitabili deviazioni per arrivare al traguardo. Nel frattempo - prosegue De Canio - pur pensando inizialmente ad un campionato di transizione, l’intento è stato sempre quello di cercare di ottenere il massimo. Non abbiamo mai pensato di applicare la logica di De Coubertin, nel senso che non abbiamo pensato solo di partecipare, ma soprattutto di vincere. In questo, aggiungo che tutto quello che facciamo, io come responsabile tecnico, Fenucci come amministratore delegato, il presidente e il vicepresidente, lo decidiamo collegialmente».

Un parziale cambio di rotta, ma contingente, che comunque non modifica la strategia di base quella che vedrà transitare in Salento due elementi di provata esperienza come Loviso e Di Michele, che De Canio non definisce “rinforzi”. «Perchè - spiega - vengono in una squadra che con tutte le sue problematiche sta facendo bene, anzi benissimo, dal primo giorno di ritiro ed è meritatamente prima in classifica. Se non ci fosse stata la possibilità di prendere questi ragazzi non avremmo preso nessuno puntando a raggiungere al miglior risultato con la squadra che avevamo. Ora, da questi ragazzi che sono arrivati ci aspettiamo che diano il contributo che la loro motivazione ed esperienza e la loro voglia di protagonisti può portare».

Trasportati nel sistema di gioco, quale è la collocazione tattica che De Canio vede per i nuovi arrivi? «Loviso è il classico regista che può giocare davanti alla difesa - prosegue l’allenatore - è un calciatore che gioca molto il pallone, che cerca sempre di farsi trovare smarcato, di essere un punto di riferimento, un giocatore alla Zanchetta, per intenderci. Con la partenza di Zanchetta è mancata al Lecce questa figura tattica. Quanto a Di Michele è un atleta talmente eclettico che può giocare in qualsiasi ruolo. Io l’ho utilizzato anche come quarto del centrocampo ma penso anche ad un 4-4-2 con due esterni molto offensivi. Insomma, non sarà certo un problema, ma una risorsa in più».

De Canio sgombra il campo anche da un altro legittimo interrogativo: come omogeneizzare i due nuovi innesti senza il rischio di creare nel gruppo preesistente il timore di una concorrenza che venga a turbare gli equilibri. In parole povere, aggiungendo un posto a tavola, anzi due, come la prenderanno i “commensali” che vedranno ridotto il proprio spazio e quindi la possibilità di giocare? «Con la logica dell’arricchimento del gruppo - sostiene il tecnico - io ho sempre utilizzato il criterio della meritocrazia. Lasciare fuori qualcuno dispiace sempre, ma vedo con piacere che tutto il gruppo si è posto senza prevenzioni».

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