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Bari, tesoro in casa più di Milan e Juve

Ventiquattro punti al San Nicola su 32 totali. Meglio del Milan (23) e del Napoli (23), seconda e quarta forza della serie A di calcio. Più forte della Juve (18) quinta. Superiore alla Samp (23) che ad inizio stagione ha anche toccato la cima e al Cagliari (18) dei miracoli. Questo per restare fra le prime nove. Perché poi i biancorossi di Ventura vincerebbero sulla Fiorentina (19) finendo pari solo col Genoa
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Bari, tesoro in casa più di Milan e Juve
di FABRIZIO NITTI

BARI - Meglio del Milan (23) e del Napoli (23), seconda e quarta forza della serie A. Più forte della Juve (18) di Diego, quinta in classifica. Superiore alla Sampdoria (23) che ad inizio stagione ha anche toccato il vertice e al Cagliari (18) dei miracoli. Questo solo per restare fra le prime nove del campionato. Perché poi i biancorossi di Ventura vincerebbero per distacco sulla Fiorentina (19) di Prandelli e sul resto della compagnia, finendo alla pari solo con il Genoa. Ventiquattro punti al San Nicola, su 32 totali, è il piccolo-grande tesoretto che il Bari è riuscito a mettere da parte, il fiore all’occhiello di una stagione di ordinaria... follia calcistica. Un campionato così ce lo ricorderemo a lungo.

Il San Nicola come una cassaforte. Difficile da «scassinare», quasi impossibile ed allo stesso tempo in grado di assicurare una rendita eccezionale alla squadra barese, visto che in trasferta non tutto gira come dovrebbe. Nessuno, questa volta, potrà dire di non essersi divertito nell’«astronave» di Strada Torrebella (anche nel passato torneo di B il rendimento ed il divertimento furono comunque elevatissimi), dove a ben vederci gli unici alieni avvistati sono stati davvero Barreto & soci.

Chi ha fatto meglio della banda-Ventura? Tre squadrette, robetta... L’Inter, ad esempio (29 punti), quella che può schierare Eto’o e Milito oppure Balotelli se uno di «quei» due non c’è; la Roma (27), che se non ha Totti ora ha Toni e se non ha Toni ha Vucinic; il Palermo (25), che qui a Bari s’è preso quattro... espressini macchiati (Bonucci, Alvarez, Barreto, Koman), ma che schiera gente del calibro di Miccoli, Cavani e Pastore. Quarto posto nella speciale graduatoria riservata a «Quelli che in casa non ce nè per nessuno». Non male per una matricola che ha sbuffato soltanto all’inizio del suo cammino, scontando il dovuto noviziato nei confronti di una A ritrovata dopo otto anni, trascorsi (tranne il 2008-2009) pure ad assistere alle scorribande altrui in casa propria.

Sette vittorie, tre pareggi ed una sconfitta. Qui è passato solamente il Cagliari, un guizzo di Nené, quinta di andata. Mentre Bologna, seconda giornata, Catania (settima) e Inter (prima di ritorno) hanno portato via un pareggio. Fra il pari col Catania e quello contro l’Inter, una interminabile fila di cinque vittorie consecutive, discorso ripreso sabato scorso con il poker rifilato al Palermo, in attesa del faccia a faccia con il Milan di stelle un po’ in depressione.

«Cosa succede al San Nicola? Direi che siamo più forti di Milan, Juve e Napoli, no? Scherzi a parte - dice Riccardo Allegretti, rilanciato da Ventura contro i rosanero siciliani e autore degli assist dei primi due gol - sicuramente riusciamo di più e meglio ad imporre il nostro gioco. Ma trovo anche un’altra motivazione: la spinta che ci dà il pubblico di casa, i nostri tifosi. Sono eccezionali, riescono a far scovare energie nascoste. Ventiquattro punti sono tanti davvero ed averne messi assieme più di squadre che lottano per l’Europa è un motivo di orgoglio in più. Non dobbiamo mai dimenticare che l’anno scorso il Bari era in B».

L’altra faccia della medaglia è il rendimento esterno: uno-cinque-cinque i numeri un po’ sbiaditi del percorso biancorosso. Se solo si riuscisse a compiere il salto di qualità lontano dal San Nicola, se ne vedrebbero davvero delle belle: «Cercheremo di migliorare - si raccomanda il centrocampista, anche alla luce della trasferta di domenica a Bergamo contro un’Atalanta disperata-. Ma anche fuori casa abbiamo offerto buone prestazioni, salvo rarissime eccezioni. Mi rendo conto del divario fra un rendimento e l’altro, ma non credo ci sia qualcosa da rivedere, non vedo un problema in particolare. E mi ripeto: non si deve mai dimenticare chi siamo e da dove veniamo».

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