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Gallipoli, sul mercato c’è l’avallo di Giannini

Anche il tecnico fa i complimenti alla società per la campagna di rafforzamento invernale, nonostante non siano arrivati alcuni calciatori che lui stesso aveva indicato, come Tulli o Margiotta e se alla fine non dovesse arrivare neppure Rossini. «Le mie valutazioni sono positive Si è lavorato bene sul lato economico. L'aspetto tecnico è stato indirizzato dal sottoscritto: alcuni nomi sono arrivati, altri no per i motivi più vari»
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Gallipoli, sul mercato c’è l’avallo di Giannini
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - Applausi al mercato del Gallipoli. Anche Beppe Giannini fa i complimenti alla società per la campagna di rafforzamento invernale, nonostante non siano arrivati alcuni calciatori che lui stesso aveva indicato, come Tulli o Margiotta e se alla fine non dovesse arrivare neppure Fausto Rossini. «Le mie valutazioni sul mercato del Gallipoli sono positive», ha detto ieri l'allenatore. «La società ha lavorato bene sul lato economico, abbassando sensibilmente il monte-ingaggi. L'aspetto tecnico è stato indirizzato dal sottoscritto: alcuni nomi sono arrivati, altri no per i motivi più vari. Ma va bene così. Ora il mio obiettivo è aiutare i nuovi arrivati ad inserirsi».

Il «Principe» non dimentica mai i suoi compagni di viaggio. Lo aveva fatto ad inizio campionato con chi aveva contribuito a centrare la promozione, lo fa ora con chi è partito anche solo dopo pochi mesi: «Li voglio ringraziare tutti. Sono stati ragazzi disponibili ed hanno garantito il loro contributo tecnico a questa squadra». Ringraziamenti cui si aggiungono quelli della società, arrivati attraverso il team manager Ferdinando Ruffini: «Sono stati professionisti seri, atleti che hanno dato tutto quello che potevano per questa società e per la città». Il benvenuto ai nuovi calciatori è arrivato ieri pomeriggio al chiuso dello spogliatoio: «Ho sempre chiesto tre cose fondamentali ai miei calciatori», ribadisce il tecnico. «Innanzitutto il rispetto per la maglia, la città, i tifosi, l'ambiente, lo staff di allenatori e la società. In secondo luogo il rispetto delle scelte tecniche e la disponibilità ad accettarle. Infine l'entusiasmo. Sono tre aspetti fondamentali per formare un gruppo unito».

La squadra ha perso quattro calciatori over 30. Il ringiovanimento è spesso considerato un'arma a doppio taglio: si acquista freschezza e si perde esperienza. Nel caso del Gallipoli, che ha svecchiato il reparto avanzato, gli aspetti positivi potrebbero essere maggiori di quelli negativi. In passato infatti si è sottolineata spesso la scarsa dinamicità dell'attacco. Ora, con gli arrivi di Artistico, Volpato e Pàez certi problemi dovrebbero svanire. Giannini però cerca di tenere basse le aspettative: «Dobbiamo essere bravi a mischiare i giovani con i calciatori più esperti, anche se il nostro obiettivo è portare alla ribalta i ragazzi, in particolare chi si vuole prendere una rivincita personale, come Volpato, o chi ha fame di affermarsi in B, come Filkor e Artistico. Spero che il loro entusiasmo trascini anche gli altri».

Moro e Mounard sono due questioni al momento irrisolte. Entro il 5 febbraio verranno presentate le liste alla Lega. Ogni rosa può essere composta da un massimo di 20 elementi, cui aggiungere: fino a 4 giocatori cosiddetti «bandiera» che abbiano militato nel vivaio della medesima società per un periodo non inferiore a tre stagioni sportive nella fascia di età compresa tra i 14 e i 21 anni (il Gallipoli non ne ha); fino a 3 giocatori under 23 che militino nella medesima società almeno dall'inizio della stagione precedente l'attuale; un numero illimitato di giocatori under 21. Al momento (con Garavano non ancora ceduto ufficialmente), i posti occupati dagli «over» sono 19. Per cui Moro e Mounard potrebbero anche non essere esclusi ufficialmente dalla lista. Resta in piedi il discorso tecnico: «Con Mounard ho parlato ieri sera», ha detto Giannini. «Deve chiarirsi le idee, resettare il cervello e tornare il calciatore lucido e tranquillo che era venti giorni fa: se ciò accadrà non ci saranno problemi. Moro è un calciatore che ho voluto io, perché lo conoscevo fin dai tempi di Foggia: mi aspettavo molto di più, anche se in queste ultime settimane ho visto il Moro di cinque anni fa. Se continua così è possibile che meriti la mia fiducia, altrimenti si allena e non gioca. Non mi faccio problemi a tenere fuori un calciatore, a prescindere dal suo nome: è il campo a fare la selezione».

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