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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 04:11

Brindisi, i perché di una sconfitta gli uomini di Rimini erano stanchi

Quando si dice il caso: mentre a Jesi un brindisino «doc», Marco Giuri sgretola ogni resistenza di Rowe, leader della capolista Sassari, a Brindisi gli uomini di coach Perdichizzi subiscono la terza sconfitta interna. Rocambolesca fin quanto si vuole, ma sempre una dolorosa e profonda ferita. Sabato saranno di fronte sassaresi e brindisini, per quello che è lo scontro fra i primi due quintetti della LegaDue di basket
Brindisi, i perché di una sconfitta gli uomini di Rimini erano stanchi
di Franco De Simone

BRINDISI - Quando si dice il caso: mentre a Jesi un brindisino «doc», Marco Giuri, con il suo compagno di squadra Thomas Adams, sgretola ogni resistenza di Jason Rowe, leader della capolista BancoSardegna Sassari, immaginando in cuor suo di aver fatto un favore alla squadra della sua città, a Brindisi, nel palaElio, gli uomini di coach Giovanni Perdichizzi subiscono l’onta della terza sconfitta interna. Rocambolesca fin quanto si vuole, ma sempre una dolorosa e profonda ferita che sarebbe importante far guarire alla svelta. Non fosse altro perché sabato saranno di fronte sassaresi e brindisini, per quello che è lo scontro fra i primi due quintetti della LegaDue.

Flash back sull’incontro divenuto l’argomento del giorno in tutti gli ambienti.

Negli occhi di tutti ci sono i fantastici dieci minuti, del terzo quarto di gara, che hanno regalato spettacolo allo stato puro. L’Enel, in quel lasso di tempo, è stata ancora più bella dei quella vista a Rimini. I quindici punti di distacco sui lodigiani erano frutto di grande basket. Impossibile pensare ad un flop dei giocatori biancazzurri.

Poi, l’altra faccia della medaglia, quella brutta, che mai nessuno avrebbe immaginato di vedere.

È accaduto che Brindisi ha pagato oltre ogni misura la «giornata no» di Nikola Radulovic (capita, nella speranza che non abbia più a ripetersi), e l’assenza del capitano Michele Cardinali. Si converrà che con due rotazioni in meno, affrontando un quintetto decisamente in palla, il dispendio di energie di chi resta in campo è quadruplicato. Ed è quindi logico che, alla fine, allo sforzo si debba pagare un tributo. Che è quello della stanchezza fisica, oltre che mentale.

Di una cosa tutti sono certi: nessun componente il gruppo dell’Enel avrebbe mai voluto ammainare bandiera e lasciare a Marcus Hatten e ad i suoi compagni il piacere di lasciare il pala Elio con i pugni alzati verso il cielo. Ed è proprio quel gesto dei vincitori (legittimo e giusto) che ancora oggi rode di più.

Dunque sconfitta uguale stanchezza. Nient’altro che questo. È anche vero, però, che i giocatori del patron Massimo Ferrarese sono arrivati allo scontro un po’ impreparati. Significa che in settimana il solito lavoro è stato svolto con un bel po’ d’affanno. Data l’esiguità dei giocatori a disposizione. E quando non si ha la possibilità di lavorare con la dovuta tranquillità psicologica, viene da sè che la domenica si sia costretti a pagare.

Non ci sono altre spiegazioni. Anche se poi ognuno avrà una spiegazione «tecnica» ben diversa, rispettabilissima. Il fatto è che dall’esterno il mondo può essere descritto bello o brutto. Giudizio comunque soggettivo.

Ma come si fa a sapere prima della gara che un giocatore resta con la mente lontano dalla gara e che anche per questo la gara poi vada a carte quarantotto. E comunque, anche a saperlo prima, come avrebbe potuto porvi rimedio il coach? Ah, saperlo!

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