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Domenica 22 Ottobre 2017 | 12:10

Cassano, in campo no sul palco a Sanremo sì

Dopo l’annuncio da parte di Antonella Clerici durante la conferenza stampa di presentazione della 60esima edizione del Festival di Sanremo secondo cui il calciatore barese sarà l’ospite d’onore della prima serata (martedì 16 febbraio), da fonti della Samp arrivano conferme. «Sì, Cassano dovrebbe andare. Il giocatore ha ricevuto l’invito. Deciderà lui se partecipare, ma crediamo che non mancherà»
Cassano, in campo no sul palco a Sanremo sì
di ANTONELLO RAIMONDO

In campo, no. Sul palco, sì. Addirittura su quello dell’Ariston. A Sanremo, nientemeno. «È un personaggio tutto da scoprire» ha detto di lui Antonella Clerici che condurrà la sessantesima edizione del Festival.

«Si, Cassano ha ricevuto l’invito per partecipare - ha fatto sapere ieri sera la Sampdoria - deciderà lui ma crediamo che non mancherà». ll tempio della musica ospiterà Antonio Cassano, una stella del calcio italiano che, però, proprio in questi giorni è tornato a far parlare di sè. E non in termini lusinghieri visto che il ragazzotto nato nella Città Vecchia sembra finito in quarantena. Problemi con Del Neri, il tecnico della Samp.

D’altronde, che il talentissimo di Bari Vecchia fosse destinato a finire spesso in contrapposizione col «capo» di turno lo si era intuito sin dai primi mesi della parentesi romana. Quando «Tonino» cominciò a mettersi di traverso a don Fabio Capello, uno che lo spogliatoio ama «controllarlo» a trecentosessanta gradi. Senza guardare al peso specifico di questo o quel calciatore. O quando, qualche anni più in là, il barese mostrò subito poca sintonia con Rudi Voeller e, pare, anche con Cesare Prandelli.

Con Fantantonio si fa fatica, poco da fare. Perché o ti sintonizzi sulla sua lunghezza d’onda, e cioè su quella di un talento genio e sregolatezza, oppure il rischio di conflitto è sempre dietro l’angolo. Col campo, per fortuna, a fare spesso da paciere. Perché quando Tonino prende palla e va in slalom saltando avversari come birilli... diciamo che le «cassanate» sembrano un tantino meno ingombranti. E si ha quasi l’impressione che la strada sia in discesa.

Antonio è un ragazzo d’oro. Ha un cuore grande. Rispetta chi lo rispetta e con quelli che gli sono fedeli... è disposto a fare pazzie. A volte si incarta, però. Fumantino per davvero, mica un modo di dire. Talvolta anche un po’ ruvido e cocciuto. Mai diplomatico o finto. Dice ciò che pensa e pensa ciò che dice. Anche sui propri limiti. Mai un bluff, solo sana autocritica.

Tutto, in fondo, è cominciato da Bari. E da Fascetti. Una delle più grandi bugie della storia il suo feeling col Genio viareggino. Erano scintille anche allora. Solo che magari, vista l’età, era un tantino più facile frenarne l’irruenza caratteriale. Gli anni, però, hanno sbugiardato i «pompieri» di Puglia. Tenere a bada Tonino è stata una faticaccia. Ovviamente per chi c’è riuscito, almeno in parte. Capello, a Roma, ha dovuto ingoiare qualche rospo di troppo. Ma ne è valsa la pena visto che campo Cassano era... roba da diventare matti in coppia col Pupone. A Madrid, invece, no. Il banco è saltato subito. Mai più in sintonia, don Fabio e Fantantonio. E allora addio.

Quella sintonia che, così si racconta, mancò anche nei difficili mesi romani di Gigi Del Neri, prima di un esonero quasi liberatorio. E che dire di Mazzarri? Sicuramente quello che l’ha gestito meglio di tutti. Sul piano tattico e su quello personale. Perché Walter, da buon toscanaccio, sapeva quando abbozzare e quando prenderlo per il bavaro e «inchiodarlo» al muro. Tra loro c’erano patti chiari. «Tu giochi come sai e fai la differenza, io ti proteggo davanti alla pubblica opinione». Peccato, poi, che quel «volpino» di Garrone abbia provato a rovinare tutto vomitando in pubblico che c’era «qualcuno che parlava male di Cassano con Lippi». In molti hanno pensato a Mazzarri. Ma di certezze nemmeno l’ombra. Anzi, una ce n’è: con Walter, Cassano è rinato. Il resto son chiacchiere.

A proposito di Lippi. Chiacchiere le scazzottate tra il figlio Davide e Antonio. Però è chiaro come al Marcello andasse di traverso il modo di vivere lo spogliatoio del barese. I due si solo solo sfiorati, poi il Paul Newmann del calcio nostrano ha alzato un muro invalicabile. Che ora, forse, non servirebbe nemmeno più. Almeno di fronte a questo Cassano triste e abbandonato.

E sì, perché con Del Neri... punto e a capo. Antonio è fuori dal progetto e, cosa ancora più grave, fino a data da destinarsi. Cosa sarà mai successo? Ma sì, le solite cose. Gigi gli fa, «Antonio, a Udine non giochi perché mi serve un attaccante più disposto al sacrificio». E Tonino, «ok mister, allora ti dico che io non gioco più fino a settembre». La Samp passa al «Friuli» ed è di ieri la notizia di uno stop muscolare di Cassano. Titoli di coda. Anche stavolta.

Ci sarebbe Mancini, però. I due si stimano e l’ex golden boy non ne ha mai fatto mistero. Con Robinho in partenza facile immaginare che il City possa fare qualche passo ufficiale con la Samp. Chissà. Tonino aveva giurato, dopo Madrid, che mai più avrebbe giocato lontano dall’Italia. Stavolta, però, è diverso. Il Manchester potrebbe essere una grande chance. L’ultima, forse. Sperando che Cassano rinasca ancora. Lui è il calcio. E a noi fa impazzire vederlo col pallone incollato al piede. Irriverente e birichino. Anzi, unico.

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