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Il volley si tinge di giallo con coach Cannestracci

La vita la trascorre sul campo di pallavolo ad allenare. Ma quando torna a casa si prende il suo time out. Una penna stilografica, un block notes e inizia un’altra partita. L’allenatore della Nava Gioia del Colle (48 anni, di cui quasi la metà in Italia) si diletta a scrivere libri gialli. L’anno scorso guidò i biancorossi fino ai playoff poi andò via. Quest’anno la società l’ha richiamato per tentare di aggiustare le sorti nella A2 maschile
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Il volley si tinge di giallo con coach Cannestracci
di Patrizia Nettis

GIOIA - La vita la trascorre sul campo di pallavolo ad allenare. Ma quando torna a casa si prende il suo time out. Una penna stilografica, un block notes e Jorge Cannestracci inizia un’altra partita. L’allenatore della Nava Gioia del Colle (48 anni, di cui quasi la metà in Italia) si diletta a scrivere libri gialli. L’anno scorso guidò i biancorossi fino ai playoff poi andò via. Quest’anno la società l’ha richiamato prima di Natale per tentare di aggiustare le sorti di un campionato che proprio non va. Una stagione nei bassifondi della classifica. Da libro giallo, appunto. Come la passione di Cannestracci.

Una passione nata tanti anni fa quando ancora era un giocatore, ruolo palleggiatore. O meglio, regista della squadra, come lui precisa, «perché il regista è quello che pensa per tutti». Era la metà degli anni ’80. Cannestracci era appena arrivato in Italia dalla sua Argentina. Giocava nel Pisa, ma quando tornava a casa si chiudeva in stanza e scriveva. «I pallavolisti hanno tanto tempo libero - spiega - e io lo impiegavo così. Perché passare le ore davanti ai videogiochi non mi è mai piaciuto». Un hobby che negli anni non ha lasciato. Anche oggi che dal parquet si è trasferito sulla panchina dell’A2 dedica alla scrittura almeno un’ora al giorno.

Tre i racconti finiti. Tutti in spagnolo, «in castigliano», puntualizza, la sua lingua madre. Uno di questi, «Enigma Rosado», è stato pubblicato in Argentina, ha vinto un premio in Spagna e potrebbe presto diventare un film. Un regista argentino, infatti, vorrebbe farci una serie. La storia si svolge nell’Argentina contemporanea ed è incentrata sulla corruzione della cassa di risparmio del Paese, che si chiama appunto «Rosado».

Intanto, tra un allenamento e l’altro, Cannestracci sta scrivendo il quarto romanzo «L’ultimo abbraccio». Un racconto ambientato tra Genova e Buenos Aires all’indomani della seconda guerra mondiale. Le storie di Cannestracci uniscono sempre realtà e finzione «Perché - dice il coach - i gialli scritti bene, rispecchiano la società». Dietro ogni racconto c’è molta ricerca, ore e ore in biblioteca a documentarsi. E tanta lettura. I suoi modelli sono Sherlock Holmes e il noir americano. Cannestracci li divora. Legge sempre in spagnolo «per non perdere il legame con la lingua». E scrive solo su carta, rigorosamente con una penna stilografica «perché preferisco l’odore dei fogli, il computer mi dà tanto di finzione». In passato componeva anche poesie. Erano gli anni in cui frequentava l’università di Buenos Aires, dove ha studiato per un po’ filosofia e per un po’ giornalismo. «Ma il tempo delle poesie è finito», dice. Ed è finito anche quello del giornalismo: «allora c’era la dittatura e il governo dettava quello che si poteva scrivere. Era impossibile esprimersi come si voleva. Se lo facevi eri un sovversivo». Poi è arrivata la pallavolo che ha prevalso su tutto e Cannestracci ha deciso di relegare la passione per la scrittura a un hobby per dedicarsi solo al volley. «Fui convocato in nazionale, era troppo bello per smettere. E poi i libri non mi davano da mangiare. La pallavolo sì. Quando finirò di allenare mi dedicherò alla scrittura a tempo pieno».

Forse, con un romanzo ambientato nel mondo del volley. Magari proprio a Gioia del Colle, svela. Può essere che a ispirarlo sia stato proprio il campionato da libro giallo che sta vivendo.

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