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Lunedì 25 Settembre 2017 | 11:57

Bonucci: «Il Bari pronto a ripartire»

Steccare ogni tanto ci sta. L’importante è poi ripartire, fare tesoro degli errori commessi, saper trovare le contromisure. Il difensore: «Abbiamo discusso, soprattutto del secondo tempo di Bologna. È venuta meno la fame, la determinazione per prenderci la vittoria. Bisogna tornare sulla retta via, con spirito di sacrificio e cattiveria agonistica». Sabato al San Nicola l'avversario in serie A sarà il Palerrmo (ore 18)
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Bonucci: «Il Bari pronto a ripartire»
di Fabrizio Nitti 

BARI - «Steccare» ogni tanto ci sta. L’importante è poi ripartire, fare tesoro degli errori commessi, saper trovare le giuste contromisure. «Abbiamo discusso fra di noi - dice Leonardo Bonucci - soprattutto del secondo tempo di Bologna. È venuta meno la fame, la determinazione per prenderci la vittoria. Bisogna tornare sulla retta via, con spirito di sacrificio e cattiveria agonistica». Il Bari di Bologna, insomma, non è piaciuto neppure al Bari. E questo, se vogliamo fa onore ad una squadra che recita il mea culpa ed è pronta a rimettersi in carreggiata. «Non so se è mancata l’umiltà - racconta ancora il difensore scuola Inter - di certo è venuta meno la determinazione necessaria. Forse dopo il gol di Barreto abbiamo pensato di aver già vinto e ci siamo seduti psicologicamente. Allora dobbiamo rialzarci immediatamente».

Restano, però, alcuni dati che servono a fotografare meglio il periodo poco propizio. Nelle ultime quattro partite i biancorossi hanno subito la bellezza di sette reti. Non è questo, da solo, il punto. Quanto il fatto che Gillet abbia incassato quasi la metà delle reti subite fino alla diciottesima giornata, 2-0 in casa all’Udinese (in realtà 17 le partite giocate fino a quel momento, visto il rinvio di Genova, e 15 i gol al passivo). Che la difesa barese non sia più la roccaforte dei mesi scorsi? Che l’assenza di Ranocchia (si è fatto male sull’1-1 a Firenze, la prima delle 4 partite sotto la lente di ingrandimento) sia il fattore determinante? O, più semplicemente, il reparto arretrato biancorosso non è più adeguatamente «coperto» come invece accadeva prima? In fin dei conti meriti e demeriti, nelle vittorie e nelle sconfitte, vanno distribuiti in maniera equa fra tutti, perché in fondo il calcio non è uno sport individuale.

«Sinceramente - dice Bonucci - toglierei dall’elenco sia il pareggio del Genoa, un calcio di punizione corretto involontariamente in porta da un compagno in barriera (Almiron, ndr), che il gol preso su calcio di rigore dall’Inter (anche se difficilmente Pandev avrebbe fallito a due passi da Gillet, ndr). È vero, però, che se fossimo stati più cattivi non avremmo “beccato” né il raddoppio bolognese e né il gol del pari interista. In futuro occorrerà maggiore convinzione. Non credo che il problema sia legato all’assenza di Ranocchia e ai calci da fermo. a Bologna, ad esempio, non ha colpito di testa mica uno di un metro e novanta... Si è trattato di episodi e disattenzioni, non c’entrano i centimetri di Andrea».

«Meno copertura davanti a noi? Non me ne sono accorto, non noto questa differenza. Se siamo più attaccati è per errori di posizione, per la concentrazione che non resta al top o per situazioni di gioco sfavorevoli. La verità è un’altra: e cioé che adesso ci conoscono, ci studiano. Prima il Bari era una sorpresa, ora non più».

Voltare pagina, dimenticare Bologna e puntare il mirino sul Palermo che si annuncia in condizioni di forma eccellenti e con un attacco da far paura. Da Miccoli alla nuova stellina Hernandez, da Pastore a Cavani: «I siciliani stanno vivendo un momento di benessere fisico e psicologico - sottolinea Bonucci -. Ma a pensarci bene, rappresentatno un po’ l’avversario giusto per far vedere a tutti che la sconfitta di Bologna è stato un caso. Vorrei ricordare che abbiamo affrontato un piccolo tour de force, venticinque giorni senza riposarci affatto. Soltanto lunedì siamo rimasti fermi. Tornando al Palermo, bisognerà evitare di concedere il minimo spazio a gente come i loro attaccanti, tecnici e brevilinei in Miccoli, Pastore e Hernandez, ma anche potenti come Cavani. Ma siamo pronti a ripartire. Con lo stesso entusiasmo che ci ha contraddistinti fino a questo punto del campionato».

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