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Trapattoni: «La fortuna mi ha girato le spalle»

Il ct arrivato al capolinea: «Da Totti, Del Piero e Vieri mi aspettavo di più. Anche se non sarebbe onesto dire che quello che è successo è colpa loro. Chi viene o chi verrà dopo di me, conosce bene questa nazionale. Troverà un gruppo di età mediamente giovane». Il futuro è Lippi • 21 milioni di telespettatori hanno visto Italia-Bulgaria • I baresi si consolano con Cassano
Italia-BulgariaLISBONA - L'ultima panchina di Giovanni Trapattoni ct è una sedia scomoda al palazzo della Cultura di Lisbona, per qualche settimana Casa Azzurri all'europeo. Tutt'intorno si sbaracca, metafora persino ovvia del futuro della nazionale italiana, intanto Trapattoni parla e difende, spiega e media. Fa sorridere e in qualche caso anche ridere («a chi viene dopo di me dico che in nazionale ci vuole la pazienza di quel santo con la barba, come si chiama? Mosè, Noè. Ah, è Giobbe?...»), ed i presenti gli sono grati del ritrovato buonumore collettivo: ma in sostanza non convince. Essenzialmente per un motivo: lui che ha costruito un mito sui risultati, ora che non arrivano più ne ridimensiona il valore, attribuendoli «alle circostanze» e ad «un bricioletto di fortuna che mi ha voltato le spalle».
Comodo, ma poco plausibile: ci sarà una spiegazione se per la seconda volta consecutiva il calcio italiano abbandona umiliato ed offeso la scena di una grande manifestazione. O sono sopravvalutati i giocatori azzurri? «Non è così - ribatte il ct - usciamo sì ma io devo ringraziare la squadra per il secondo tempo di ieri, sono stati determinatissimi: non volevano andare via senza dare a se stessi e a me la soddisfazione della vittoria. Ribadisco che usciamo per un gol di tacco di Ibrahimovic a cinque minuti dalla fine». Niente autocritica allora? «Qualche errore ci sarà pure stato, ma in sostanza sono con la coscienza a posto. Questa squadra è figlia del campionato, il gruppo era compatto anche se qualcuno ha voluto lasciare intendere che così non fosse. Gilardino? Lo voglio vedere tra qualche mese a questi livelli, e poi fino a gennaio non era titolare neanche nella sua squadra di club».
Sa che il suo contratto scadrà tra 15 giorni senza che nessuno in Figc gli proponga di prorogarlo («anche se non dobbiamo mettere limiti alla provvidenza», scherza) ed avverte Lippi che lo sostituirà: «Qui tutto è molto più duro che nei club, occorre essere grandi mediatori». Lui, per la verità senza grandi risultati, ha provato ad esserlo. Ed invece sono arrivati lo sputo di Totti, le piccole gelosie di Del Piero, le sbrasate di Vieri. Niente di eccezionale se ci fossero stati i risultati, l'ennesimo macigno sulla sua gestione in costanza di eliminazioni. «Ma non è così - si difende - con tutti i problemi del calcio italiano questa squadra è secondo me ancora tra le prime quattro d'Europa, si è mantenuta ad alto livello nelle classifiche internazionali. Da un anno e mezzo non perde in competizioni ufficiali».
Sì, ma è tornata a vincere in una grande manifestazione ieri sera dopo l'esordio mondiale con l'Ecuador. Ed in che maniera: soffrendo, mai un'impresa...«Neanche questo è vero, anche ieri abbiamo avuto tante occasioni. Questa è la costante del nostro gioco, poi dite che sono difensivista». Una mezza ammissione sul fronte dei big azzurri: «Certo mi aspettavo di più da Vieri, Del Piero e Totti», ma subito a giustificarli: «La colpa di tutto comunque non è loro, e poi ci sono delle cause». A Totti dice che l'episodio dello sputo lo farà crescere («e non lo farà più, state sicuri»), di Cassano rivendica il lancio a livello internazionale. «Chiedetegli da quanto tempo sono in contatto con lui. Certo non potevo bruciarlo».
Per questo quando era bello caldo, l'altra sera contro la Svezia, l'ha fatto uscire. Mormorio dell'uditorio, le domande imbarazzanti si accumulano: Trap, sulla panchina azzurra per l'ultima volta, gioca in difesa. I giornalisti gli devono sembrare tanti Ahn, Helveg, Ibrahimovic che scappano via da tutte le parti... A salvarlo arriva anticipato il fischio finale del capo ufficio stampa della Figc: neanche uno come Moreno avrebbe fatto di meglio.
Piercarlo Presutti

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