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Il Bari retrocede in serie C1

La gara di ritorno dello spareggio si conclude 2-0 per il Venezia, che resta in B. Gol di Brellier al 49' e di Biancolino al 93'. I biancorossi finiscono in nove: espulsi Markic e Bruno. Un'indegna gazzarra di teppisti baresi
VENEZIA-BARI 2-0 (0-0)

VENEZIA 3-5-2: Benussi, Orfei, Calori, Bianchi, Turato, Brellier, D'Antoni (30' pt Manetti), Anderson, Pisani (1' st Babù), Poggi (32' st Ginestra), Biancolino. (12 Saula, 3 Fernandez, 18 Guidoni, 27 Bovo). All: Gregucci.
BARI 4-4-2: Battistini, Brioschi, De Rosa, Ingrosso, Anaclerio (24' st Mora), Pizzinat (10' st Motta), Markic, Bellavista, Valdes (32' pt Cordova), De Franceschi, Bruno. (21 Spadavecchia, 2 Candrina, 5 Neqrouz, 7 Collauto). All: Pillon.
Arbitro: Farina di Novi Ligure.
Reti: nel st 4' Brellier, 48' Biancolino.
Angoli: 8 a 7 per il Bari.
Recupero: 4' e 5'.
Espulsi: Manetti per gioco scorretto, Markic per somma di ammonizioni, Bruno per proteste.
Ammoniti: Turato, Anderson, Biancolino, Brellier e Ingrosso per scorrettezze; Cordova per proteste.
Spettatori: 4.846 per un incasso complessivo di euro 27.129,90.

VENEZIA - Venezia in delirio, Bari all'inferno. Gli arancioneroverdi riescono a rimontare lo 0-1 di mercoledì scorso e condannano i pugliesi a una retrocessione devastante. In Laguna invece è stato raggiunto un traguardo che potrebbe essere un'ipoteca per il futuro. Entrambe le formazioni rispetto alla gara di andata presentano alcune novità, in primis per sostituire gli squalificati: nel Venezia Orfei rimpiazza Giubilato mentre a centrocampo si rivede D'Antoni dall'inizio al posto di Liendo (mossa vanificata dall'infortunio dell'ex genoano, alla mezz'ora sostituito da Manetti)e Poggi e Biancolino assieme in attacco; nel Bari Ingrosso fa le veci di Doudou, Anaclerio è regolarmente della contesa mentre a supportare Bruno ci sono l'ex veneziano De Franceschi e il folletto Valdes.
Com'era prevedibile è il Venezia che tenta di fare la partita contro un Bari che in contropiede dà l'impressione di poter pungere: i padroni di casa comprensibilmente sono fin troppo frenetici mentre gli ospiti limitandosi al compitino sembrano in grado di gestire anche dopo il 32', quando il cileno Valdes nell'ennesimo allungo si stira costringendo Pillon a inserire il suo connazionale Cordova.
Ad inizio ripresa gli arancioneroverdi trovano subito il gol della potenziale salvezza con il francesino scuola Inter Brellier, salvo complicarsi immediatamente la vita con l'espulsione di Manetti per un'entrataccia, forse involontaria, su Bellavista. Parte dei meriti del gol vanno attribuiti a Babù che, dopo il suo ingresso in campo si rivela subito decisivo. Al 5' della ripresa, infatti, è luiche entra in area e serve Brellier che fa secco Battistini facendo impazzire di gioria il «Penzo». Pillon prova subito ad approfittarne inserendo Motta ma il tentativo viene vanificato dal doppio giallo inflitto a Markic. E da lì in poi le parti si invertono con i pugliesi nella necessità di cercare il gioco e di segnare, senza andarci mai veramente vicino e chiudendo anzi in nove uomini per il rosso mostrato a Bruno (per aver preso di forza sollevandolo da terra un Benussi rimasto contuso, mollandolo subito dopo a terra). Il Venezia, prima del raddoppio, era andato vicino al gol con una bordata su punizione di Biancolino che l'estremo barese manda di pugno in angolo. Sono le prove per il raddoppio che arriverà al 49'. Biancolino, ancora su servizio di Babù, realizza il gol che mette al sicuro la salvezza.
Dopo una lunga attesa, per smaltire nello spogliatoio l'amarezza della retrocessione, Bepi Pillon si è presentato in sala stampa con tutta la sua grande delusione che gli si poteva leggere sul viso. Il tecnico del Bari, retrocesso in C1 dopo il ko di stasera a Venezia, si rammarica per «le tante occasioni da rete nitide che abbiamo avuto per pareggiare e che non abbiamo saputo sfruttare. L'espulsione di Bruno ci ha dato poi il colpo di grazia e riequilibrare la partita è stato impossibile. La squadra ha dato comunque il massimo ma ci sono stati troppi errori». Insieme alla sua squadra retrocede una delle città più grandi d'Italia e Pillon non si nasconde e dice che il calcio «perde un capitale dello sport».

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