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Martedì 24 Ottobre 2017 | 13:35

Lecce competitivo anche in panchina

La risposta fornita dal portiere Petrachi contro il Sassuolo è stata ottimale. La serie B di calcio si vince anche con le riserve. Si tratta di un torneo della durata di 42 partite dove è sempre possibile che il titolare venga a mancare per un’indisposizione o una squalifica. Fondamentale dunque la risposta che le «seconde linee» riescono a dare quando vengono chiamate in campo per gestire un’emergenza
Lecce competitivo anche in panchina
di Massimo Barbano 

LECCE - Un campionato si vince anche con le riserve. Specialmente se si tratta di un torneo della durata di 42 partite dove è sempre possibile che il titolare venga a mancare per un’indisposizione o una squalifica. Un assioma innegabile, la cui riuscita è legata soprattutto alla risposta che queste «seconde linee» riescono a dare quando vengono chiamati in campo per gestire un’emergenza. Una scorta della quale non si può fare a meno se si vogliono coltivare ambizioni di primato che, con i giocatori contati, inevitabilmente, si riducono.

La risposta fornita da Davide Petrachi a Modena contro il Sassuolo è stata ottimale. Il secondo portiere portiere giallorosso, 23 anni compiuti nello scorso mese di agosto e una lunga esperienza nella squadra primavera del Lecce è andato oltre le aspettative, fugando da subito, con un intervento salvarisultato su tiro ravvicinato del bomber Noselli, quelli che erano i timori della vigilia.

Quindi massima affidabilità fra i pali, ma anche buona intesa con compagni del reparto arretrato, il che ha dato tranquillità al reparto difensivo.

E, per un esordiente (non aveva mai giocato da titolare avendo collezionato solo varie presenze in panchina), era quest’ultimo l’aspetto che destava maggiori preoccupazioni.

D’altra parte, per lui, quella dell’altra sera era una grande occasione per dimostrare il suo valore, una vetrina nella quale far vedere che può essere lui la valida alternativa a Rosati, senza bisogno di cercare sostituti sul mercato.

«Era da un po’ di anni che aspettavo questo momento - dice Davide Petrachi - ho sempre sognato fin da bambino di giocare in prima squadra con il Lecce, anche quando sono andato a giocare in C2 con il Melfi per farmi le ossa. Ero lì, ma ho sempre pensato di tornare nel Lecce».

Una lunga gavetta quella di Petrachi con qualche presenza in panchina nell’anno della promozione in serie A con Papadopulo, poi, dopo l’esperienza di Melfi, il ritorno a Lecce, ma, con due pezzi da novanta davanti come Benussi e Rosati, l’anno scorso ha dovuto accontentarsi di fare il «terzo».

Poi quest’anno, la società ha scommesso su di lui rinunciando a prendere un altro portiere che affiancasse Rosati. Finora solo panchine, ma l’occasione è arrivata sabato a Sassuolo quando il portiere titolare, colpito da un virus influenzale, è rimasto a casa.

«Inutile dire che esordire con questa maglia è stato emozionante - dice Petrachi - penso di essermi fatto trovare pronto alla chiamata di mister De Canio. Ho realizzato un sogno, l’esordio con la maglia del Lecce è il massimo per un ragazzo salentino cresciuto nel vivaio giallorosso come me».

Ad aiutarlo e a caricarlo per il resto della partita è stato proprio quel miracoloso intervento in apertura di gara. «Quella prima parata dopo pochi minuti mi ha dato una grossa carica emotiva - prosegue Petrachi - tante volte dal primo pallone capisci come andrà la partita e dopo quell’intervento è andata bene».

Ed ora, così come è arrivato a ricoprire il ruolo di portiere titolare, Petrachi potrebbe tornare in panchina per lasciare il posto a Rosati che si è già ristabilito dall’influenza.

«Ora continuerò a lavorare come ho sempre fatto - continua il portiere - posso aspettare senza ansie. Ho 23 anni e so benissimo che ho ancora ampi margini di miglioramento. Ci arriverò con il lavoro di ogni giorno. Poi, quando eventualmente ci sarà un’altra occasione per tornare in campo, cercherò di ripetere la prova che ho fatto vedere ieri».

Un traguardo che Davide Petrachi attribuisce a due suoi maestri, uno del presente ed uno di un recente passato.

«Per questo mio esordio - dice - devo ringraziare Franco Paleari con il quale ho lavorato per sete anni e mi ha fatto crescere molto come atleta e Graziano Vinti, l’attuale preparatore con il quale sto lavorando molto bene. Poi, anche un pensiero alla mia famiglia che mi è stata sempre vicino».

Ed ora, dopo il sogno dell’esordio da titolare nella squadra della propria città avveratosi l’altra sera contro il Sassuolo, Davide Petrachi coltiva un altro sogno altrettanto esaltante. «Quello di vincere il campionato e raggiungere la serie A con il Lecce - afferma - sarebbe il traguardo più bello che possa raggiungere nella mia carriera, speriamo a fine anno di poter festeggiare».

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