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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 11:13

Bartman ha le idee chiare «Ai playoff con la Prisma»

Lo schiacciatore polacco di 22 anni sa dove andare. Sarà perché il suo libro preferito è il romanzo storico Quo Vadis? scritto dal connazionale Sienkiewicz, sarà perché colui che ama offendere attaccato a rete in sei anni di carriera ha già esplorato quattro nazioni (Polonia, Italia, Turchia e Russia). «Sono felice di quanto fatto. Ma non  appagato, voglio migliorarmi e arrivare tra le prime otton ella A1 di volley»
Bartman ha le idee chiare «Ai playoff con la Prisma»
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - «Amo la pallavolo. Il mio mèntore è Lorenzo Bernardi. Un giorno vorrei diventare come lui. Per questo cerco il mio top con la Prisma, che per me è da playoff-scudetto. Altrimenti non avrei detto sì al club rossoblù». Zbigniew Bartman, schiacciatore polacco di 22 anni, sa dove andare. Sarà perché il suo libro preferito è il romanzo storico Quo Vadis? scritto dal connazionale Sienkiewicz («l’ho studiato a scuola da bambino, mi ha appassionato la trama sulla Roma imperiale e tirannica, che faceva da contrasto ad un amore impossibile tra una cristiana ed un patrizio»), sarà perché colui che ama offendere attaccato a rete in sei anni di carriera ha già esplorato quattro nazioni (Polonia, Italia, Turchia e Russia), allargando gli orizzonti, si mostra per la sua pallavolo precoce. Spiccano i 20 punti realizzati domenica scorsa, che sebbene non abbiano contribuito a piegare Verona, costituiscono il suo record italiano. «Sono felice di quanto fatto - dice il giocatore di Varsavia -, valuto la mia prova come il progresso del rapporto con la Prisma. Ma non sono appagato, sia perché non abbiamo vinto sebbene ci sia mancato poco. E sia perché voglio migliorarmi».

La Marmi Lanza, prima società italiana a scommettere su di lui nel 2005, ha svegliato lo spirito agonistico di Bartman? «Inconsciamente - risponde - la presenza della mia vecchia squadra mi ha pungolato. Ma l’agonismo era spinto dal fatto che assieme ai compagni volevamo continuare a vincere dopo Forlì. Non demordiamo, la stagione ci offre nuove occasioni, a partire dal prossimo match - domenica al PalaMazzola Ndr - contro Pineto». L’oro europeo del 2009 con la Polonia, che a dicembre ha detto addio alla russa Sorgut in crisi economica («il problema è mondiale, ma è stato inevitabile lasciare una società che non mi dava da mangiare» dice il giocatore), scommette sulle potenzialità della Prisma. «Dobbiamo lavorare per arrivare a parlare una sola lingua. Ossia battere un’unica via che ci permetta di essere costanti, evitando di farci tradire dagli errori». Taranto è la quarta squadra più fallosa dell’A1. La cattiva inclinazione, sinora, ha condizionato il passo degli jonici in campionato, dove l’undicesimo posto (su 15 squadre) è il riflesso dell’irrequietezza agonistica. Ma ci sono ancora 10 partite da giocare, «che possono spingerci ai playoff. L’area scudetto - sottolinea Bartman - è distante solo 5 punti. L’obiettivo è possibile».

Per il giocatore che nel 2008 contribuì al secondo posto nel campionato turco dell’Halkbank Ankara operando da capocannoniere (483 punti, +70 sul secondo), la convivenza con altri due giocatori offensivi come Rivaldo (opposto, terminale avanzato, sesto bomber di lega) e Cleber (pedina con la quale creare equilibrio sulla banda) non costituisce un problema tattico da risolvere per la Prisma? «Assolutamente no - risponde il talento polacco - perché il volley sta cambiando e si poggia sull’offensiva. Gli altri fondamentali sono pilastri della tattica, ma alla fine dei conti vince chi mette più palle a terra. Lo dimostra Piacenza, che ha vinto l’ultimo scudetto sfruttando la coppia offensiva di martelli Bravo-Marshall. Secondo me questo è solo un vantaggio per Taranto».

Il trend sinora offerto da Bartman alla Prisma è il 45,1% di precisione offensiva ed il 44,% di ricezione perfetta. Il giocatore vuol dimostrare di poter anche garantire equilibrio dopo la dipartita di Abbadi? «Non nascondo di essere più attaccante che ricettore, ma sono in fase di miglioramento e posso contribuire all’unione tattica. Non dipende solo da me, perché il volley è gioco d’assieme». Oltre all’esperienza, il pensiero tattico Bartman l’avrà cementato anche grazie all’insegnamento del padre Leo, ex palleggiatore. «Ora è con me a Taranto, tifa per la Prisma con mia madre. Lui dice che questa squadra può centrare i playoff, grazie al talento del gruppo, che è guidato da un tecnico bravissimo».

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