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Motomondiale - In Spagna show di Rossi

Quella moto blu, bizzarra e nervosa nelle due giornate di prova, ha consentito a Valentino Rossi di spalmare adrenalina nella domenica del Montmelò e di battere in casa Sete Gibernau
Valentino Rossi in Spagna MONTMELO' (SPAGNA) - L'ultima alchimia del warm-up ha funzionato, smussando la propensione al flamenco della sua Yamaha, e anche la gomma pescata, tra mescole e dubbi, dal mucchio dei box era quella giusta. Così quella moto blu, bizzarra e nervosa nelle due giornate di prova, ha consentito a Valentino Rossi di spalmare adrenalina nella domenica del Montmelò. Su quelle curve firmate di nero e grinta per vincere, una volta ancora, la sua sfida personale alla Honda e a Sete Gibernau. Una partita giocata a due e vinta d'orgoglio dal re folletto della MotoGP che ha così dominato, dopo il suo Mugello, anche il G.P. di casa dello spagnolo. Di un rivale capace di stampare sui monitor tempi stellari nelle due sessioni cronometrate ma che non s'è dimostrato altrettanto veloce se non in rettilineo. Merito più della sua moto made in Tokio che ancora svetta di dieci chilometri buoni all'ora sulla Yamaha del pesarese in quanto a velocità di punta. Ma in un mondo dove il cuore vale ancora più di qualche cavallo, Valentino ha avuto ragione. A conclusione di un duello fatto di venticinque tornate avvincenti ma, soprattutto, di scie e sorpassi. Tre i più belli, decisivo l'ultimo, affondato in staccata a due giri dall'arrivo. Rossi ha infilato Gibernau a 329 orari in fondo al lungo rettifilo catalano ed è stato abile a non farsi più riacciuffare. Primo al traguardo, per soli 159 millesimi di secondo. E con quella di Marco Melandri, per la prima volta in carriera terzo in una gara della classe regina, sono state due le Yamaha a salire sul podio, stringendo in un sandwich la Honda di Sete. Un boccone reso ancora più amaro per il management Honda dal quarto posto, Yamaha ancora, centrato dallo spagnolo Carlos Checa. Ha sorriso Valentino, con lui la moto di Iwata, cresciuta e curata bene dal «dottor Rossi» che, nel giro d'onore, s'è fermato ad indossare camice e stetoscopio per visitare a bordo pista la sua paziente.

L'ennesima gag del folletto, l'ennesima giornata nera per Biaggi e Capirossi. Max è incappato in una gomma difettosa, finendo ottavo dopo un buon avvio, Loris, ha chiuso decimo, con una Ducati che lunedì proverà il nuovo motore, un fine settimana incolore e costellato da cadute. Meglio ha fatto Ruben Xaus, sesto con la rossa bolognese dello scorso anno. Tredicesima l'Aprilia di Shane Byrne. L'azienda di Noale s'è rifatta vincendo entrambe le due classi di minor cilindrata. Nella quarto di litro s'è imposta col francese Randy De Puniet, capace di tenere a bada lo spagnolo della Honda Daniel Pedrosa a conclusione di un vivace duello durato l'intera corsa, con l'altro iberico Toni Elias buon terzo. Quarto s'è classificato l'argentino Sebastian Porto, decimo e migliore degli azzurri il bresciano Franco Battaini. In crisi nera Manuel Poggiali. Il campione del mondo in carica della 250, mai in lizza per il successo, è caduto per la terza volta in cinque gara, sbirillando questa volta l'incolpevole Roberto Rolfo. Ancor più emozionante il finale della classe 125, con lo spagnolo Hector Barbera capace di bruciare sul filo di lana il forlivese Andrea Dovizioso per soli sedici millesimi di secondo. Terzo l'altro iberico Pablo Nieto, quarto l'australiano Casey Stoner. Fuori gara per una scivolata il bergamasco Roberto Locatelli, il romagnolo Marco Simoncelli s'è piazzato settimo mentre il ternano Mirko Giansanti ha concluso decimo. Con il terzo posto spuntato in Catalogna, Marco Melandri ha incamerato anche il settimo record della sua carriera. Il ravennate, dopo aver battuto quasi tutti i baby primati nelle due classi inferiori, è ora anche il più giovane pilota della storia ad essere salito sul podio della classe MotoGP con i suoi 21 anni e 312 giorni.

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