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Niente Olimpiadi a Bari Petrucci spiega perché

Rischiava di rimanere una ferita aperta nei rapporti col capoluogo pugliese. Il secco no del Coni alla candidatura per i Giochi olimpici presentata dal capoluogo pugliese era apparso ai più non sufficientemente motivato. Lasciando così spazio alle polemiche. Il presidente del Coni: «Non abbiamo fatto ragionamenti pregiudizievoli. Ricordo che la candidatura è legata alla città e non alla Regione»
Niente Olimpiadi a Bari Petrucci spiega perché
di Gaetano Campione

BARI - Rischiava di rimanere una ferita aperta nei rapporti col capoluogo pugliese. Il secco no del Coni alla candidatura per i Giochi olimpici presentata da Bari, come da altre città, era apparsa ai più non sufficientemente motivata. Lasciando così spazio alle polemiche. Ecco le motivazioni del presidente Petrucci.

Perché la candidatura di Bari e della Puglia è stata dichiarata irricevibile?

«Non abbiamo fatto ragionamenti pregiudizievoli nei confronti di nessuno, tantomeno di Bari. Premetto e ricordo che la candidatura è legata alla città e non alla Regione. In base a questo principio inderogabile, la riunione della Giunta nazionale del 21 ottobre, ha tracciato delle linee di demarcazione precise in merito ai requisiti di ricevibilità delle richieste da parte delle città che intendono candidarsi ad ospitare i Giochi olimpici. Le proposte devono far riferimento e fondarsi sulle condizioni essenziali di base previste dal Cio e dalla Carta olimpica per il successo della candidatura. Noi, come Coni, dobbiamo applicarli in modo esaustivo per ottenere il risultato, non per fare dispetto a qualcuno, né per irritare la sensibilità del Cio. Servono concretezze e una base di impianti e infrastrutture già esistenti e funzionali all’evento: purtroppo non bastano dichiarazioni d’intenti e lodevoli progetti avveniristici, che non sortirebbero l’effetto auspicato ma contribuirebbero solo a indebolire la possibilità di successo».

Bari e la Puglia hanno dimostrato in passato di saper organizzare eventi di portata internazionale, dai Mondiali di calcio 1990 ai Giochi del Mediterraneo 1997. Secondo lei il bilancio è stato positivo? O c’è qualcosa che non è andata per il verso giusto?

«All’epoca non ero ancora presidente del Coni, quindi la mia valutazione potrebbe essere quella di uomo di sport e di appassionato. In relazione ai Mondiali di calcio posso ricordare che la località di Bari venne valorizzata ed è sufficiente ricordare che allo stadio San Nicola si giocò la finale per il terzo posto e quarto posto, che tra l’altro vide protagonista l’Italia di Vicini. La città ha certamente un grande fascino e ha dimostrato capacità di organizzazione anche in altre occasioni».

Bari ha seguito la stessa procedura delle altre città che si sono candidate ai Giochi?

«Inizialmente abbiamo appreso la notizia attraverso la stampa, successivamente è arrivata la lettera del sindaco Michele Emiliano. Roma e Venezia si sono candidate lo stesso giorno, cioè nel momento in cui Rio de Janeiro si è aggiudicata l’edizione dei Giochi 2016. In questo caso la procedura comunque ha un ruolo marginale, semmai legata alla valutazione formale. L’aspetto sostanziale, come ho avuto modo di sottolineare prima, verte su altri temi e altri parametri di natura squisitamente oggettiva. Peraltro il nostro presidente regionale Sannicandro è anche assessore autorevole di Bari ed è un uomo che stimo ed apprezzo».

È ipotizzabile che in un immediato futuro il capoluogo possa ospitare un evento di rilevanza internazionale? In caso positivo, a quale disciplina sportiva pensa?

«Bari ha una grande tradizione, una classe dirigenziale all’altezza e capace di proiettarsi verso il futuro. Sono convinto che, grazie a un lavoro capillare e alla rinnovata visione manageriale, la città possa ottenere gratificazioni sotto ogni profilo in ambito internazionale. Sarebbe riduttivo pensare a una disciplina piuttosto che a un’altra, anche perché molto è legato al discorso relativo all’impiantistica. Di questa vicenda voglio cogliere un aspetto positivo: la rinnovata vocazione di Bari come luogo di sport e aggregazione».

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