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Martedì 19 Settembre 2017 | 21:06

Un Atleta di Cristo c'è anche a Gallipoli

Fede e sport. Un connubio difficile, soprattutto in un mondo particolare come il calcio professionistico. Non per Manuel Mancini, centrocampista dei salentini, autore fin qui di una grande stagione. «Conciliare la fede con il mestiere di calciatore non è semplice. Ti devi confrontare con tanti ragazzi che per ora non cercano la spiritualità. Io ho incontrato Gesù: una cosa che mi fa stare bene, al di là del calcio»
• Gallipoli-Grosseto lunedì 8/2 alle 20,45
Un Atleta di Cristo c'è anche a Gallipoli
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - Fede e sport. Un connubio difficile, soprattutto in un mondo particolare come il calcio professionistico. Non per Manuel Mancini, centrocampista del Gallipoli autore fin qui di una grande stagione e Atleta di Cristo. «Conciliare la fede con il mestiere di calciatore - ammette il calciatore giallorosso - non è semplice. Ti devi confrontare con tanti ragazzi che per ora non cercano la spiritualità. Io ho incontrato Gesù: una cosa che mi fa stare bene, al di là del calcio».

Mancini, quando ha aderito agli Atleti di Cristo?

«Un paio di anni fa, quando giocavo nel Taranto. Da allora la mia vita è cambiata. Un mio compagno, Tesser (brasiliano ex del Lecce, ndr), fu molto importante: mi parlava attraverso il suo comportamento. Ho capito grazie a lui che bisogna essere pronti ad aiutare gli altri».

Il clima agonistico non favorisce certi comportamenti.

«È vero quando sei in campo ti trasformi, perché una serie di emozioni e sensazioni si mescolano al’adrenalina. Trovare il giusto equilibrio anche in partita sarebbe il massimo. Per ora mi è più semplice trovarlo fuori. Quando torno a casa faccio una cosa ormai fondamentale per me, un esame di coscienza. Solo l’uomo senza Dio pensa di non sbagliare mai».

Come concilia pratica religiosa e professione?

«In ritiro abbiamo tanto tempo a disposizione. Io mi porto dietro dvd cristiani, libri o la Bibbia. Il tempo che prima trascorrevo alla tv o a ridere e scherzare coi compagni adesso lo impiego per crescere spiritualmente».

Come è cambiata la sua vita?

«Non vado alla ricerca di trasgressioni. Vorrei che qualcuno vedesse la mia pace interiore, che la gente si chiedesse perché un ragazzo che a 26 anni può avere donne, soldi e successo compie una scelta di questo tipo. Ero molto superficiale e senza responsabilità: ad un certo punto mi sono chiesto quale fosse lo scopo della mia vita. Da allora ho escluso tutto ciò che intorno a me era impuro: Dio non può avere niente a che fare con il peccato. La morte di mio padre, quando avevo 19 anni, ha sicuramente influito: mi sono posto domande sulla vita e sulla morte e Gesù mi ha regalato una speranza grande, la vita eterna».

Frequenta altri Atleti di Cristo?

«Mi incontro spesso con Fabiano e Digao. Vogliamo organizzare una cellula, per incontrarci nelle nostre case, studiare la Parola di Dio e pregare».

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