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Sabato 21 Ottobre 2017 | 17:51

Prisma, adesso è crisi Cozzi: «Invertire la rotta»

Il giocatore di Taranto con più esperienza in A1 di pallavolo maschile (undicesimo campionato consecutivo, alle spalle c’è il giovane libero Ricciardello con tre annate tutte rossoblù), prova a tracciare un solco dopo il terzo ko di fila patito in casa di Piacenza tricolore: «La squadra si porta dietro le imperfezioni di inizio stagione. È il momento di dare una scossa. Quel quintultimo posto non risponde al nostro valore»
Prisma, adesso è crisi Cozzi: «Invertire la rotta»
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - «È un momento critico per la Prisma. Al di là delle difficoltà patite dalla ricerca dell’armonia tattica per il cambio Abbadi-Bartman, la squadra si porta dietro le imperfezioni di inizio stagione. È accaduto a Piacenza nel secondo set quando ci siamo fatti spiazzare dal servizio di Rak. Il fatto si è ripetuto nel terzo set. Sul 15-12 io ero convinto che avremmo potuto riaprire la partita ed invece alcune ingenuità si sono rivelate dannose. Adesso, per superare il momentaccio, occorre che i quattro vecchi della squadra, me compreso, si prendano per primi le loro responsabilità. A partire dal match col Latina». Paolo Cozzi, il giocatore con più esperienza in A1 della Prisma (undicesimo campionato consecutivo, alle spalle c’è il giovane libero Ricciardello con tre annate tutte rossoblù), prova a tracciare un solco dopo il terzo ko di fila patito in casa di Piacenza tricolore.

PAROLA D’ORDINE: RESPONSABILITA’  - L’atleta milanese, nella sua chiamata alle responsabilità, coinvolge non solo se stesso, ma anche «Suxho, Rivaldo e Cleber. Spetta a noi trovare ed indicare la rotta giusta. Noi, in allenamento e soprattutto in partita, vista l’agenda serrata del torneo, dobbiamo garantire le certezze ai più giovani. È il momento di dare una scossa. Quel quintultimo posto, causato dall’incostanza, non risponde al nostro valore». 

Il centrale Cozzi suona la carica. Nel suo discorso fa l’appello a palleggiatore, opposto e schiacciatore. Suxho in questo momento mostra difficoltà nel dare serenità all’attacco, dopo la partenza di un uomo d’equilibrio come Abbadi. Ma paradossalmente la Prisma è reattiva in ricezione, visto che nel fondamentale di costruzione è seconda in A1 col suo 39,4%. «Dobbiamo trovare un nuovo gioco - dice Cozzi -. Io ho fiducia in Bartman, che rispetto alla sfida con Cuneo, al secondo match è già migliorato». L’attacco però va a corrente alternata, con la media di 7,2 errori a match. «Gli sbagli sono lo specchio di una mancanza di tranquillità. Per questo dobbiamo trovare l’umiltà e dare in campo, da mercoledì, il 105%». Cozzi resta fiducioso. Il suo pensiero su mister Montagnani qual è? «Lui è uno dei migliori in Italia. Ma spetta ai giocatori vincere».

SUXHO: È FASE DI RICOSTRUZIONE  - Questa nuova fase della Prisma ha messo in crisi Donald Suxho, deputato a muovere i fili della tattica? «Per me - risponde il regista della nazionale americana - è il secondo momento difficile dell’anno. All’inizio dovevo trovare il feeling con una squadra completamente nuova. Ora devo riportare a regime l’attacco». Le intenzioni fanno i conti con il contesto. Il club chiede i risultati. Le prestazioni, oltre che dall’avvicendamento Abbadi-Bartman, sono condizionate da problemi fisici. Uno la svela Suxho: «A Piacenza ho sofferto per un virus influenzale, che mi ha limitato la respirazione. Con Latina spero di stare meglio». L’altro, più grave, riguarda Elia. Il recupero agonistico del centrale che aveva saltato per il dito fratturato i primi 9 match, dalla vigilia di Piacenza lamenta noie muscolari. Il giocatore romano (1,8 punti di media e 7 muri sinora firmati) ha lasciato il posto a Candellaro, che resta un atleta impreparato (per la giovane età) ad un campionato importante.
Per gli allenamenti, da giorni la Prisma sfrutta il supporto dell’ex Gioia Barbone, che prossimamente il club potrebbe tesserare. «Per uscire dal tunnel dobbiamo giocare una grande partita contro Latina. Una vittoria potrebbe sbloccarci» dichiara Suxho.

IL TECNICO: MI METTO IN DISCUSSIONE  - Decima sconfitta del torneo, la sesta per 0-3. La Prisma, che dopo l’andata aveva perso il primo obiettivo stagionale della Coppa Italia, ora si interroga sui suoi mali. L’allenatore Paolo Montagnani offre la sua lettura: «Il lavoro in questo momento non sta pagando. Ma senza pazienza si rischia di perdere la testa. Bagniamoci di umiltà e continuiamo a credere nei nostri mezzi». 

Oltre alla perdita di un uomo di raccordo come Abbadi e di un’alternativa discreta della banda come Spescha, c’è altro che possa spiegare l’irrequietezza di una squadra che con il 3-0 su Treviso e l’1-3 immeritato con Macerata aveva dimostrato di poter andare oltre l’obiettivo della salvezza? «Su Abbadi ribadisco un concetto già espresso - risponde il tecnico -: non c’erano più le condizioni per un rapporto proficuo. La sua assenza sarà colmata dalla crescita di Bartman, la cui dote offensiva può essere bilanciata dal buon trend ricettivo di Cleber. Spescha ha invece reclamato espressamente una squadra dove recitare un ruolo primario ed è stato accontentato».

Da dove deriva la mancanza di insicurezza allora? «Dalle difficoltà in attacco. La squadra deve trovare nuove certezze. Bisogna lavorare con serenità». Montagnani ha colpa di qualcosa? «Io mi metto sempre in discussione. Prima di venire a Taranto sapevo che andavo a sedermi su una panchina importante. Sulla quale nella passata stagione ci sono stati tre colleghi. Ma una società ambiziosa mi ha affascinato. Dopo 15 partite non tolgo una virgola al mio pensiero. Io credo in questo progetto. Le somme si tirano alla fine».

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