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Bilancio Ventura «Bari da sballo»

Sono tanti i motivi per sentirsi orgoglioso del lavoro fatto. Perché d’estate nessuno avrebbe scommesso una lira sui biancorossi, ritenuti poco più di un’intrigante scommessa nella serie A di calcio. Il capolavoro del tecnico nasce proprio in quei giorni di agosto. In una Bari quasi disillusa e depressa dopo la fine dell’idillio con Conte e per nulla affascinata dalla campagna acquisti
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Bilancio Ventura «Bari da sballo»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI  - C’è rimasto male, Ventura. Ci teneva a giocare nella sua città, nello stadio che l’ha visto protagonista sulla panchina doriana, davanti alla sua gente. E alla guida di un Bari che gli gonfia il petto di orgoglio.

Ma ormai è andata. Meglio guardare avanti. Anzi no. Per sbollire la rabbia accumulata in una domenica, diciamo, «strana»... forse conviene volgere lo sguardo a ciò che è stato fino a oggi, a questi primi mesi di un campionato ricco di belle cose. Bilancio positivo, tanti motivi per sentirsi orgoglioso del lavoro fatto. Perché, sarà bene tenerlo sempre a mente, d’estate nessuno avrebbe scommesso una lira su questo Bari, ritenuto poco più di un’intrigante scommessa.

Il capolavoro di Ventura nasce proprio in quei torridi giorni di agosto. In una Bari quasi disillusa e depressa dopo l’amara fine dell’idillio con Antonio Conte e per nulla affascinata da una campagna acquisti decollata solo nella parte finale con gli ingaggi di Almiron e Donati.

Ventura, lasciando da parte l’amarezza di Genova, ha tanti spunti di riflessione positiva ripensando a questi mesi.

«Ora sì, certo. Fino a domenica sera, però, ero davvero amareggiata. Noi del Bari non l’abbiamo mandata giù tanto facilmente la vicenda del rinvio. È stata una decisione che non fatico a definire ancora sorprendente. Per non dire strana. Sono genovese e conosco benissimo questa città. Bè, questo rinvio resterà nella storia del calcio rossoblù».

Non vorrà mica rovinarsi questo primo appuntamento con i bilanci.

«Ma no, mica sono un pirla... Vado in giro e la gente mi ferma per chiedere di questo Bari sbarazzino. Fa piacere essere apprezzati in ogni angolo d’Italia perché vuol dire che il lavoro è visibile».

Più bravo Ventura, Perinetti, la società o i calciatori?

«Capisco la domanda ma la risposta è troppo semplice. Solo una perfetta miscela di tutte le componenti può portare a risultati di questa portata. Un bravo allenatore nulla può senza calciatori all’altezza e una società solida alle spalle. Siamo un bel gruppo, questo è poco ma sicuro».

Quando ha capito che c’erano le basi per vincere la scommessa?

«Non avevo certezze durante il ritiro. Ma dentro di me la speranza era forte. Difficile stabilire un momento preciso, però è chiaro che dopo il pareggio a San Siro contro l’Inter ho avuto idee molto più chiare».

Cosa l’ha tranquillizzata di più?

«La personalità con cui i ragazzi hanno tenuto testa ai campioni d’Italia. Il che significava che certi concetti erano stati recepiti. Al Bari avevo chiesto di fare il Bari a prescindere dall’avversario. Mettevo in conto anche la sconfitta, ma pretendevo di vedere certe cose. Le ho viste e mi sono rincuorato».

Poi cosa accade?

«Qualche partita più complicata in casa ma sempre la sensazione di un Bari capace di crearsi le occasioni per vincere la partita. Come accadde contro Bologna e Catania».

Del Bari si dice che è solido, organizzato e che gioca bene a calcio.

«E cosa dovrei chiedere di più? È tutto vero. Almeno questo ha detto il campo finora».

Pochissimi gol subìti, cosa c’è dietro questo incredibile primato?

«Il lavoro e l’applicazione di tutta la squadra. In pochi lo notano ma c’è lo zampino anche degli esterni d’attacco e delle punte in una fase difensiva praticamente perfetta».

La salvezza è l’unico obiettivo?

«Fino a quando non la otterremo, sì. L’unico».

E dopo?

«Potremmo divertirci».

Al mercato cosa chiede?

«Solo calciatori in grado di aggiungere qualità. Perché questo gruppo ha fatto cose incredibili e certo non metto la gente da parte tanto per il gusto di dare spazio a nomi nuovi».

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