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Lecce chiude l’anno con tante polemiche

Nessuna presa di posizione ufficiale, ma la direzione di gara dell’arbitro De Marco a Cesena nell'anticipo della serie B di calcio ha avvelenato il clima nell’ambiente salentino. Intanto, la società ha già preparato un ricorso avverso la squalifica di due giornate per l’allenatore De Canio. L’atto sarà inoltrato nelle prossime ore alla Corte d’appello federale che lo esaminerà alla prima riunione, comunque prima del 5 gennaio
Lecce chiude l’anno con tante polemiche
di Massimo Barbano 

LECCE -  Nessuna presa di posizione ufficiale, ma la direzione di gara dell’arbitro De Marco ha avvelenato il clima nell’ambiente del Lecce.

Due episodi sotto accusa - Così si spiega il gesto polemico del presidente Giovanni Semeraro, dell’amministratore delegato Claudio Fenucci e dell’allenatore Luigi De Canio, in tribuna perchè squalificato, che hanno abbandonato lo stadio appena dopo l’espulsione di Schiavi all’inizio del secondo tempo.

Al di là dell’ufficialità, nel mirino c’è proprio quella espulsione, generata da un secondo cartellino giallo che, ad opinione unanime, è stato eccessivamente fiscale. Non si trattava infatti di una ripartenza particolarmente favorevole per il Cesena, anche perchè Bucchi, che aveva ricevuto il pallone poco dopo il centrocampo, aveva le spalle rivolte alla porta.

Ma, fra gli elementi di discordia figura anche il calcio di rigore concesso contro il Lecce anche questo, frutto di un’azione che si stava esaurendo verso il fondo, specialmente se messa a paragone con un altro episodio accaduto in area cesenate, dove Giacomazzi è stato colpito con un pugno, ma l’arbitro ha sorvolato.

Il parere di un ex arbitro - Versione su cui un esperto, l’ex arbitro Giancarlo Pirandola concorda solo in parte. «Che l’intervento di Rosati fosse inutile è apparso abbastanza chiaro - dice - quel pallone ormai ad un metro dalla linea di fondo non poteva avere sbocchi di rilievo. Dal labiale mi sembra che Rosati dica all’arbitro che la palla era uscita fuori, ma proprio per questo non doveva fare quell’intervento. Almeno, quando il giocatore ha la palla sui piedi c’è un’attenuante. Insomma, un fallo inutile, anche perchè Bucchi aveva, per di più, le spalle alla porta, ma purtroppo .non si può negare che il rigore c’era tutto».

Più discutibile, secondo l’ex arbitro, l’episodio dell’espulsione di Schiavi. «In quel caso - afferma Pirandola - la seconda ammonizione è stata eccessiva. Non che il fallo non ci fosse, ma un arbitro intelligente del suo livello, ci pensa due volte quando sa che un giocatore è già ammonito».

Tuttavia, Pirandola, da esperto di calcio, oltre che di direzioni di gara, non manca di rilevare una eccessiva animosità nel Lecce. «Devo purtroppo rilevare che Schiavi e Vives fanno incetta di ammonizioni e in questi casi, prima o poi l’espulsione di scappa. Poi, vedo molto nervosismo nel Lecce. Nella partita con l’Ascoli Vives che viene richiamato dall’arbitro e gli fa dei gesti, e a Cesena anche Giacomazzi prende un’ammonizione perchè calcia l’avversario. Vedo troppo nervosismo, anche ingiustificato. Perchè, a Cesena, quando il capitano si è fatto ammonire, non erano accaduti particolari fatti che potessero giustificare quel nervosismo. C’è troppa leggerezza e si paga».

Diffide fatali - E due delle ammonizioni subìte nel corso della partita di Cesena saranno particolarmente pesanti. Sia il capitano Giacomazzi, che Corvia, infatti, che erano già diffidati, saranno squalificati e mancheranno alla ripresa del campionato nella partita interna contro il Vicenza. In entrambi i casi due cartellini gialli che si potevano evitare. Giacomazzi ha colpito l’avversario avendo scarse possibilità di prendere il pallone e analoga scorrettezza quella di Corvia, ancora più inutile, perchè commessa in un momento della partita quando il risultato era ormai compromesso.

Ricorso per De Canio - La società ha già preparato un ricorso avverso la squalifica di due giornate per l’allenatore Luigi De Canio. L’atto sarà inoltrato nelle prossime ore alla Corte d’appello federale che lo esaminerà alla prima riunione, comunque prima del 5 gennaio, data della ripresa del campionato.

Il Lecce che chiede la riduzione della squalifica ad una giornata e quindi la possibilità che De Canio torni in panchina contro il Vicenza, ha motivato il ricorso sostenendo che nell’atteggiamento del tecnico non c’era alcun intento intimidatorio. Si esclude che De Canio abbia strattonato l’arbitro afferrandogli il braccio, ma solo poggiato la mano sul braccio per richiamare la sua attenzione. Nè le espressioni verbali utilizzate avrebbero avuto un carattere intimidatorio.

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