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Martedì 26 Settembre 2017 | 14:51

Derby, lezione di Papagni Andria travolge il Taranto

Il risultato della gara di Prima Divisione di calcio è corretto. Arride a chi merita. La partita è sincera: preponderante la forza dell’Andria, evidenti gli impacci del Taranto. La classifica, stavolta, mente. La verità è un’altra. Ed è quella che emerge al culmine di un confronto ardente. Una partita di una bellezza selvaggia per esclusiva volontà della squadra andriese. Il Taranto subisce a lungo una lucida frenesia
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Derby, lezione di Papagni Andria travolge il Taranto
ANDRIA-TARANTO 2-1

ANDRIA: Mennella 6; Pierotti 6,5; Pomante 6, Sibilano 6,5, Di Simone 6,5: Iennaco 6, Paolucci 6,5; Rizzi 5,5 (1’ st Ceppitelli 6), Sy 7, Doumbia 7 (34’ st Goisis sv); Anaclerio 6,5 (24’ st Ottobre 6). A disp. Pazzagli, D’Allocco, Giorgetti, Margarita. All. Papagni.
TARANTO: Bremec 5,5; Imparato 5, Nocentini 4,5, Viviani 4,5, Prosperi 5; Felci 4,5 (12’ st Bolzan 5,5), Quadri 6, Giorgino 5,5 (12’ st Correa 5), Scarpa 5, Corona 5,5, Berretti 4,5 (1’ st Falconieri 5). A disp. Barasso, Calori, Mezavilla, Lolli. All. Brucato.
ARBITRO: Ostinelli di Como.
RETI: pt 27’ Sibilano; st 8’ Sy, 20’ Quadri.
NOTE: angoli 4-4. Ammoniti: Pomante, Sy e Di Simone dell’Andria; Nocentini e Quadri del Taranto. Spettatori 4mila circa per un incasso complessivo 13.476,00 euro, Recupero: 1’ pt, 4’ st.

di Lorenzo D’Alò

ANDRIA  - Se il resoconto del derby prevede l’elogio dell’Andria e il biasimo del Taranto, vuole dire che il risultato è corretto. Arride a chi merita. La partita è sincera: preponderante la forza dell’Andria, evidenti gli impacci del Taranto. La classifica, stavolta, mente. La verità è un’altra. Ed è quella che emerge al culmine di un confronto ardente. Una partita di una bellezza selvaggia per esclusiva volontà della squadra andriese. Il Taranto subisce a lungo la lucida frenesia dell’avversario. E quando l’orgoglio residuo partorisce una parvenza di reazione, è troppo tardi. Il derby si è già consegnato alla squadra più credibile.

Meglio l’Andria: nell’approccio e nella gestione, nell’atteggiamento e nella tattica applicata. Peggio il Taranto: nei prolungati momenti di non gioco e nelle troppe situazioni in cui sembra penzolare nel vuoto di una pochezza diffusa e allarmante. L’Andria vince in pienezza di spazio (da occupare, da determinare, da sottrarre) e in armonia di movimenti (quelli giusti, quelli previsti, quelli necessari). Si vede che a guidarla è un allenatore vero. Sembra un grafico la trama dell’Andria. Basta guardare le linee di sviluppo: ogni ripartenza lascia un traccia. E sono solchi profondi. Umile e spavalda: la squadra di Papagni si prende il derby, trovando lo schema ideale. Umile nella fase di non possesso, spavalda nella fase di possesso. È questo l’equilibrio che consente agli andriesi di essere sempre dentro la partita e nel vivo di ogni azione. Il Taranto, invece, è un progetto confuso. Non pressa e non riparte. È un guscio vuoto. Assenza di manovra, povertà di idee, approssimazione tattica: per oltre un’ora il Taranto è un’astrazione totale. E Brucato dovrebbe spiegarci cosa origini tanta arrendevolezza. Questione di uomini, di modulo o, molto più semplicemente, di resa organizzativa?

Le risposte del derby risultano un po’ drogate dalle urgenze e dalle motivazioni dell’Andria che sulla partita ha un impatto felicissimo. Merito di un impianto (4-2-3-1) che sembra esaltare le caratteristiche di chi lo compone e lo sutura. E di una squadra che pensa calcio velocemente, dando ad ogni idea un vertiginoso sviluppo verticale. Le volate lunghe di Doumbia e le percussioni impressionanti di Sy sono la sintesi visiva di una supremazia chiara. Il Taranto (4-4-2) rischia di essere travolto. Vacilla la difesa, a cui Nocentini (rispolverato) trasmette nuove ruggini. Non riescono a fare massa i due mediani. E non c’è fluidità in zona alta. L’Andria, invece, sgomma su ogni pallone recuperato. E al 27’ si porta meritatamente in vantaggio. Il gol è di Sibilano, venuto a saltare di testa sul corner di Rizzi. Prima e dopo il gol, l’Andria banalizza tumultuose controfughe manovrate. Situazioni da tre contro uno.

Nella ripresa Brucato piazza Falconieri accanto a Corona (fuori Berretti). Non cambia il modulo. Papagni replica con un difensore (Ceppitelli) per un esterno d’attacco (Rizzi). Pierotti avanza sulla linea dei centrocampisti. Oscilla il modulo: 4-4-1-1. L’Andria riparte forte e all’8’ raddoppia, portando a compimento una ripartenza combinata tra Anaclerio (la sponda), Doumbia (la fuga e la rifinitura) e Sy (l’utilizzatore finale). Contropiede che squarcia la difesa del Taranto. Brucato con Bolzan (fuori Felci) e Correa (fuori Giorgino) cerca invano un riparo. Il Taranto, quando capisce come deve sistemarsi, diventa 3-4-3. E comincia timidamente a ribellarsi. Quadri s’inventa un tiro-gol dalla media distanza, trovando il tempo e lo spazio per piazzare il destro (20’). Il risultato torna in bilico. Ma la rimonta del Taranto resta una prospettiva vaga. Non ci crede nessuno. Papagni ordina la mutazione conclusiva (4-1-4-1), facendo entrare Ottobre e Goisis. L’Andria chiude con l’ex Paolucci unico riferimento avanzato. Mossa da derby che sfuma, bruciando gli ultimi fiati.

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