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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 00:55

Il grido di Mesbah «Lecce, io ci sono»

Una falsa partenza, poi, l'esterno di centrocampo algerino è diventato un uomo essenziale per il meccanismo di gioco dei salentini nella serie B di calcio, nonostante la sua utilizzazione part-time. «È stato un inizio difficile, ho sbagliato quella partita con il Frosinone di cui si è parlato tanto. Poi sono riuscito a far vedere alla gente, al mister che posso essere utile. Posso ancora fare molto di più»
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Il grido di Mesbah «Lecce, io ci sono»
di MASSIMO BARBANO 

CALUIMERA -  Una falsa partenza, poi, Djamel Mesbah è diventato un uomo essenziale per il meccanismo di gioco del Lecce, nonostante la sua utilizzazione part-time.

«È stato un inizio difficile - dice - ho sbagliato quella partita con il Frosinone di cui si è parlato tanto. Poi sono riuscito a far vedere alla gente, al mister che posso essere utile. Posso ancora fare di più, ma al momento sono contento di come stanno andando le cose».

Pochi minuti ma buoni è la sintesi del campionato di quest’anno dell’esterno di centrocampo algerino che è stato determinante in molte occasioni, anche entrando nei minuti finali del match.

«È normale che mi piacerebbe giocare di più - dice - ma sono contento ugualmente. In questo momento il mister ritiene di dovermi utilizzare così, durante la partita, o anche solo nei minuti finali. Mi sono anche abituato a questo, perchè quando avevo vent’anni a Basilea ricordo che mi arrabbiavo quando non giocavo. Ma adesso è diverso. A venticinque anni sono maturato e, anzi, il fatto di giocare solo a spezzoni di partita mi ha fatto sviluppare una mentalità positiva. Se entro per soli tre minuti, lo sforzo è quello di entrare subito in partita come se stessi giocando dall’inizio. In questo modo, in quei tre minuti puoi dare il massimo delle tue energie. io lavoro tutti i giorni, osservo e apprendo, come se dovessi giocare da titolare. Quando entro devo far fruttare al massimo le mie potenzialità. È una mentalità che credo di avere acquisito e che dovrebbero acquisire tutti. D’altra parte, ci sono venti giocatori e il mister non può fare giocare tutti. poi, in questo momento la squadra sta andando benissimo, vince, chi non sta giocando non può certo andare dal mister a chiedere di farlo. Mi basta già il fatto che l’allenatore pensi a me quando c’è bisogno di una sostituzione. Sono contento di questo e sono tranquillo. Il campionato è lunghissimo, ci sarà modo per tutti di mettersi in evidenza. Io ho molta pazienza. D’altra parte, ho un contratto di tre anni, c’è un progetto....»

E questo sforzo non è passato inosservato neanche alla nazionale algerina approdata ai Mondiali, dove Mesbah è sempre più in odore di convocazione. Un traguardo che ha sfiorato altre volte in passato, ma che non era mai riuscito a raggiungere.

«Questa storia della nazionale risale a cinque anni fa - continua - mi chiamarono mentre io ero a Basilea. Loro hanno detto che io avevo rifiutato, ma questo non è vero. Adesso hanno visto che gioco nel Lecce che è una squadra di un certo rilievo nel campionato italiano e sono di nuovo vicino a questo traguardo. Naturalmente molto è legato a quello che farò nel Lecce ed anche a quanto il Lecce conseguirà in questo campionato. Io spero veramente di andare al Mondiale, mi hanno detto che qualcosa si sta muovendo in tal senso. A questo punto non mi resta che fare bene con il Lecce e attendere con fiducia. Ad un mondiale non si arriva per caso».

Fino a questo momento le premesse ci sono tutte, perchè Mesbah è risultato particolarmente incisivo, nonostante gli spezzoni di gara giocati ed il Lecce sta recitando un ruolo di primo piano in questo campionato. Un ruolo che alla vigilia non era previsto. Mesbah individua un punto di svolta in una partita antecedente alle famose quattro vittorie in casa che hanno lanciato la squadra in testa alla classifica.

« Secondo me il momento decisivo è stata quella partita di Trieste. Lì abbiamo fatto vedere che sappiamo giocare e che siamo una delle squadre più forti del campionato. Poi ci sono state quelle quattro partite in casa che ci hanno rilanciati definitivamente. In realtà, il lavoro in tal senso comincia molto prima, in estate, ma all’inizio le cose non sono andate bene, perchè abbiamo avuto difficoltà varie, gli attaccanti che non arrivavano e via discorrendo. Adesso abbiamo trovato una quadratura. La vittoria con il Grosseto dove abbiamo rimontatop addiritttura dal due a zero è una prova della forza di questa squadra. Anzi, dico di più: possiamo fare ancora meglio, perchè non siamo ancora al top della condizione. Diciamo che siamo intorno all’ottanta per cento».

Il prossimo avversario, l’Albinoleffe: «L’anno scorso perdemmo a Bergamo 2-1 e vincemmo 1-0 in casa. Ricordo una buona squadra, anche se qualche elemento importante come Carobbio è andato via. Adesso è in bassa classifica, ma dobbiamo fare attenzione. Dobbiamo andare lì con la fame di vittorie, non dobbiamo pensare che siamo arrivati, che siamo primi e che quindi siamo quasi in serie A, altrimenti rischiamo grosso. Mancano ancora almeno 40 punti, c’è ancora tanto da fare».

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