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Domenica 22 Ottobre 2017 | 15:49

Foggia, segni di crescita ma ora serve continuità

Se dalla trasferta di Pescara capisce che può fare una Prima Divisione di calcio con prospettive diverse rispetto a quelle attuali, allora il rammarico per la vittoria mancata è attenuato. Perché significherebbe che  la squadra avrebbe preso coscienza delle potenzialità emerse in questa seconda parte del girone di andata dopo la correzione dell’organico e la ritrovata condizione di alcuni elementi importanti
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Foggia, segni di crescita ma ora serve continuità
di Filippo Santigliano

FOGGIA - Se dalla trasferta di Pescara il Foggia capisce che può fare un campionato con prospettive diverse rispetto a quelle attuali, allora il rammarico per la vittoria mancata è sicuramente attenuato. Rammarico attenuato perché significherebbe che, episodi a parte, la squadra avrebbe preso coscienza delle potenzialità emerse in questo seconda parte del girone di andata dopo la correzione in corso d’opera dell’organico e la ritrovata condizione di alcuni elementi importanti, da Salgado allo stesso Mancino, da Di Roberto a D’Amico.

Questione tecnica, di condizione fisica ma anche di mentalità, ovvero percepire che chi circonda il Foggia in questo campionato non è il Barcellona o il Chelsea. Ci sono, è vero, squadre forti ed attrezzate più del Foggia, più tranquille anche dal punto di vista societario ma, oggettivamente, dopo aver scrutato l’orizzonte e visto all’opera ben quindici delle diciassette compagini del girone B della prima divisione, si capisce lontano un miglio che l’attuale posizione di classifica del Foggia fa a pugni con le potenzialità tecniche della squadra composta da giocatori che negli ultimi anni hanno come minimo fatto almeno due o tre play off. Come spiegare tutto questo? E’ un discorso che riguarda anche la guida tecnica?

Non è da escluderlo a priori, tuttavia la società ha a sua volta escluso qualsiasi ripensamento sul progetto tecnico. Porta e Pecchia restano e da un certo punto di vista questa decisione non tranquillizza soltanto il «tandem tecnico» ma la stessa squadra che ha la possibilità di lavorare con maggiore serenità almeno all’interno dello spogliatoio.

Dalla trasferta di Pescara, dove i foggiani che non c’erano non hanno potuto come dire toccare lo stress e la crisi di nervi degli abruzzesi per l’attuale situazione di classifica a fronte di una campagna acquisti che ha coinvolto ben trentadue giocatori, la squadra di Pecchia e Porta è tornata con un punticino che alla vigilia era sicuramente da accettare.

Resta la delusione per la vittoria mancata e che il Foggia, per occasioni create avrebbe meritato, ma in queste circostanze va colto anche l’altro elemento, e cioè quello di non aver perso. Dopo aver sciupato così tanto, infatti, la «beffa» poteva concretizzarsi ed invece la squadra è stata attenta a non farsi infilare tornando a fare punti in trasferta dopo due sconfitte (non accadeva dalla gara esterna di Reggio Emilia) e soprattutto non subendo gol (non accadeva dalla terza di campionato nel derby vinto ad Andria). Nelle precedenti cinque partite esterne contro Ternana, Cosenza, Reggiana, Pescina e Potenza, il Foggia aveva subito la bellezza di quindici gol segnandone appena sei. Anche questi sono segnali. Ma le spie servono a poco se non si ha un minimo di continuità dei risultati. Ecco perché occorre allungare la striscia, anche a suon di vittorie, a cominciare dalla prossima tappa in casa contro la Cavese. Una partita che sulla carta diventa «decisiva» per allontanarsi dalle zone pericolose. Oggi insomma è uno scontro diretto per la salvezza, ma in caso di vittoria potrebbe alimentare anche altri obiettivi oggi impensabili.

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