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Lecce ha il suo Angelo «Il calcio è emozionante»

Segnare un gol è una sensazione che dà molta euforia, tanto di più se chi lo fa, non è deputato, per il ruolo che ricopre, a farlo. È il caso dell'esterno che con la rete del 2-2 in apertura di ripresa, ha completato la straordinaria rimonta (si partiva dallo 0-2) spianando poi la strada al successo contro il Grosseto nella serie B di calcio). «Veramente non ho molta abitudine al gol e quindi sono doppiamente contento»
• Le squalifiche in serie B
Lecce ha il suo Angelo «Il calcio è emozionante»
di Massimo Barbano 

LECCE - Segnare un gol è una sensazione che dà molta euforia, tanto di più se chi lo fa, non è deputato, per il ruolo che ricopre, a farlo. È il caso di Angelo che con la rete del 2-2 in apertura di secondo tempo, ha completato la straordinaria rimonta (si partiva dallo 0-2) spianando poi la strada al successo contro il Grosseto. «Veramente non ho molta abitudine al gol - dice il brasiliano - e quindi sono doppiamente contento, anche perché è stata una rete che caricato la squadra e le ha consentito di credere nella rimonta. Poi, quando giocavo come quarto del centrocampo sono andato molto vicino al gol, ma non sono riuscito a segnare. Invece, giocando come quarto della difesa ci sono arrivato. A volte il calcio riserva delle emozioni incredibili».

Ed è anche singolare che il terzino si sia trovato proprio in quella posizione strategica, sul secondo palo dal lato da dove è partita l’azione, proprio nel momento giusto. «So che in quel momento, per quello che era il mio ruolo non dovevo stare lì, ma in un certo senso me la sono sentita - prosegue Angelo - perché avevo notato che nel primo tempo Defendi aveva fatto due giocate molto simili da quella posizione, mandando il pallone dalla parte opposta sul secondo palo, non trovando nessuno. Quindi, quando ho visto che lui puntava da quella parte, ho ricordato quei palloni del primo tempo e sono andato in quella posizione. Quando è partito il pallone, ho avuto la certezza che sarebbe arrivato a me».

Una rimonta eccezionale che però ha mostrato anche qualche lacuna, avvalorata dal gran numero di occasioni da gol che gli avversari hanno creato e, per fortuna del Lecce, fallito clamorosamente. Angelo spiega così questa presunta permeabilità difensiva del Lecce: «Riguardo ai due gol che hanno segnato - dice - bisogna anche considerare che in campo ci sono gli avversari che possono anche avere delle ottime qualità. Sul primo, non si può dire che siano stati disattenti, ma bisogna dare il merito a loro. Non è la prima volta che realizzano su azione susseguente a calcio piazzato. Quanto al secondo, è nato da un tiro sbagliato, poi ha pescato uno dentro e in quel caso, probabilmente, è mancata l’attenzione, perché dovevamo uscire per lasciare in fuorigioco quelli che rimanevano».

Ma oltre ai gol segnati, ci sono anche quelli non segnati per un soffio da parte degli avversari. «Bisogna tenere conto - prosegue il brasiliano - che a metà del primo tempo eravamo sotto di due reti. Era quindi necessario spingere e attaccare, perché non volevamo assolutamente perdere. Anche quando abbiamo pareggiato, non è che ci siamo accontentati. Volevamo vincere ed è chiaro che in una situazione del genere qualcosa la devi rischiare».

Un Lecce d’attacco. Quali le analogie con gli ultimi campionati di serie B. «Come modo di giocare e come caratteristiche dei singoli - dice Angelo - non è paragonabile a quello di Papadopulo. Ma lo vedo molto simile al Lecce di Zeman. Il mister ci chiede di attaccare, di aggredire gli spazi anche senza palla. Sì, è molto più simile al Lecce di Zeman».

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