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Domenica 24 Settembre 2017 | 16:13

Lippi su Cassano ribadisce «Dispiaciuto ma coerente»

Il commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio: «In tanti dicono che sono testardo e arrogante. Il mio vero difetto è invece la coerenza. E quando non do spiegazioni è perché sono certo che ci costruirebbero su altre polemiche. Tifosi e giornali sono come i partiti politici. Per la Nazionale ognuno ha il suo candidato. A me dispiace molto per lui proprio perchè è un bravo ragazzo»
Lippi su Cassano ribadisce «Dispiaciuto ma coerente»
ROMA– «In tanti dicono che sono testardo e arrogante. Il mio vero difetto è invece la coerenza. Tifosi e giornali sono come i partiti politici. Per la Nazionale ognuno ha il suo candidato. È legittimo, per carità. Ma io seguo con convinzione le mie idee. E quando non do spiegazioni è perchè sono certo che ci costruirebbero su altre polemiche». Lo ha detto Marcello Lippi, ct della Nazionale, in un’intervista rilasciata a «L'Espresso», in edicola domani. «So bene che se in Sudafrica perdo mi massacreranno, sono pronto ad avanzare senza paura, anche contro i camion. «La faccia – puntualizza Lippi – io ce la metto sempre». Il 4 dicembre a Città del Capo si svolgerà il sorteggio dei gironi preliminari. L’Italia è testa di serie in un torneo dove si sono qualificate tutte e sette le nazioni vincitrici del Mondiale. «Al di là del valore degli avversari, sarà anche stavolta decisiva la motivazione di gruppo. Nel 2006, alla vigilia della semifinale con la Germania, radunai la squadra sul campo, estrassi un foglietto e dissi: Oggi niente allenamento. Vi terrò una lezione sull'unità di gruppo. Voi non avete neanche idea di quali livelli potete raggiungere con la compattezza e con la fiducia nelle vostre possibilità“. Da ciascuno dei miei giocatori pretendo che metta le sue qualità al servizio dei compagni. È l’unico modo che conosco per costruire una grande squadra».

«Perché non porterò Cassano in Sudafrica? È una sua considerazione. Non sembro vivere con distacco questo tormentone? Vedo episodi brutti. Gente che cerca di sobillare. A Villafranca faccio entrare una scolaresca nel campo. Inneggiano a Buffon, Pirlo, Cannavaro – spiega Lippi – poi un paio di ragazzini vengono avvicinati da un gruppetto di adulti e cominciano a gridare: Cassano, Cassano. A Cesena una Nazionale sperimentale, senza campioni del mondo, sta mettendo sotto la Svezia. Tutto fila liscio ma a un minuto dalla fine si alza il coro: Cassano, Cassano. A Striscia la notizia si sono addirittura inventati che ce l’ho con Antonio perché fuori di una discoteca avrebbe preso a cazzotti mio figlio Davide. Quando invece loro due sono sempre andati d’amore e d’accordo. Tutto ciò a me sembra molto squallido. A me dispiace molto per lui proprio perchè è un bravo ragazzo. Ma si è creata una situazione incredibile. Gli manderò gli auguri per il suo matrimonio? Il 19 giugno? Non vorrei essere travisato. Confermo che è un talento. Anche Totti e Del Piero lo sono. Ho sempre detto che tutti hanno il diritto di sperare e sognare. Poi io maturo le mie convinzioni. Se segna tre gol a partita come si fa non portare Totti? Noi ci stimiamo reciprocamente. L’importante, ora, è che giochi con serenità».

Sull'ascolto televisivo della Nazionale, con l'ultima partita che ha visto un calo di spettatori rispetto alla trasmissione di Maria De Filippi, Lippi spiega: «Con la bravura della De Filippi. La verità è che le amichevoli non tirano mai. Appena cominceranno i Mondiali la Nazionale tornerà a non avere concorrenti. Neanche se la stessa sera ci fossero insieme De Filippi, Costanzo e Santoro».

Sul sospetto di suscitare antipatie perché alla fine del Mondiale potrebbe tornere alla Juventus, il ct azzurro risponde: «Il contratto con la Federcalcio scade il 20 luglio. È inutile discutere prima il rinnovo perché tanto se perdo so che non rimango. Se vinco posso invece ottenere condizioni migliori. Con la Juve ho un passato di grandi successi. Mi offrirono di riprenderne la guida quando tornarono in serie A. Ma io mi sentivo in debito con la Nazionale. Nei due anni in cui, dopo Berlino, sono stato volontariamente disoccupato, mi tormentavo con mille dubbi. Chi me l’ha fatto fare a lasciare un gruppo di lavoro così fantastico? A creare problemi alla Federcalcio? Ero corteggiatissimo dai club, che mi offrivano contratti molto più ricchi. Ma ho resistito. Facciamo tutti il tifo per gli azzurri, ho detto al presidente della Figc Giancarlo Abete alla vigilia degli europei. Avevo voglia di rivivere le magiche sensazioni della Germania. A me interessa principalmente creare le basi psicologiche per una nuova impresa. Pozzo fece una doppietta eccezionale. Ma le due stagioni sono imparagonabili. La sensazione è che questa Nazionale sia meno forte di quattro anni fa? Al contrario, perché è molto più collaudata. Vincendo a Berlino ha raggiunto un notevole livello di autostima. Uno spirito di gruppo che è stato ben assimilato anche dalle nuove leve. In un Mondiale incide più la forza collettiva del talento di un fuoriclasse».


Il possibile innesto di Amauri, quando in marzo otterrà il passaporto italiano, ha già provocato le rimostranze di Pazzini. «Pazzini oggi ha ragione perché Amauri non è italiano. Quando lo diventerà, parlerò io e i giudizi cambieranno». Capitolo Balotelli, bersagliato negli stadi da cori. «Non sono sicuro che sia razzismo. È una corrente di antipatia, ovviamente da condannare, verso un giocatore di grandi qualità e dal temperamento combattente. Brasile e Spagna un gradino sopra l'Italia? Il Brasile è l’avversario numero uno. Anche perchè con Dunga in panchina ha acquistato concretezza. E la Spagna gioca certamente un calcio di qualità. Ma bisogna guardarsi anche dall’Inghilterra, a cui Capello ha restituito grande competitività. Dalla Germania, dall’Olanda, dall’Argentina, dalla Francia».

Lippi commenta l’episodio in Francia-Irlanda, con il mani di Henry. «Una brutta storia. La partita con l’Irlanda non si poteva ripetere perché non c'è stato errore tecnico. Ma credo che la Federazione francese avrebbe lanciato un messaggio importante se avesse proposto di rifarla». Lippi ricorda la sensazione più forte della notte di Berlino. «Mentre i giocatori ubriachi di felicità trascinano la Coppa verso le tribune, io mi isolo a centrocampo in una pioggia di coriandoli che mi ricorda il Carnevale di Viareggio e mi accendo un bel sigaro. Se lo accenderò anche l’11 luglio a Johannesburg forse mi faranno il monumento? Non mi interessa. Nel nostro mondo c'è l’abitudine di creare personaggi che non corrispondono alla realtà. Per fortuna - conclude Lippi – fra chi mi conosce bene, non ce n'è uno che mi giudichi arrogante o presuntuoso».

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