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Domenica 22 Ottobre 2017 | 06:42

Totti show in mezz'ora Bari si arrende alla Roma

C’è qualcosa che non torna in questa gara della serie A di calcio. Il risultato, per esempio. Non racconta tutta la verità. Troppo, forse, definirlo iniquo. Strano, però, questo sì. Per una buona mezz’ora un Bari timido e poco equilibrato assiste al Totti show quasi senza colpo ferire. Tre gol nel giro di 28’ per mettere in cassaforte il successo. Ma la realtà è che vince una squadra brillante solo a sprazzi ma terribilmente fragile sul piano difensivo
• Ventura: «Così non si va lontano»
• Ma in ottomila hanno vinto lo stesso
• I risultati: vincono Atalanta e Livorno
• La classifica: Bari, +6 sulle terz'ultime
• I cannonieri: Totti aggancia Di Natale
• Il prossimo turno: Bari-Siena
• Malesani è il nuovo tecnico del Siena
Totti show in mezz'ora Bari si arrende alla Roma
di ANTONELLO RAIMONDO

ROMA-BARI 3-1 (3-0 nel primo tempo)

ROMA (4-3-1-2): Julio Sergio 7; Burdisso 5.5, Mexes 6.5, Andreolli 5, Riise 5.5; Perrotta 6, Pizarro 6.5, Brighi 6.5; Menez 6 (18' st Taddei 6); Totti 8 (46' st Okaka sv), Vucinic 7 (29' st Baptista sv). All. Ranieri 7. A disp. Doni, Motta, Faty, Cerci.
BARI (4-4-2): Gillet 6; A. Masiello 6, Ranocchia 5, Bonucci 5.5 Parisi 5; Antonelli 5.5 (14'st Kamata 6), Donati 5.5, Almiron 6, Langella 5.5 (1'st Koman 6.5); Kutuzov 5 (14'st Meggiorini 6), Barreto 5. A disp. Padelli, Diamoutene, Stellini, De Vezze. All. Ventura 6.
ARBITRO: Gava di Conegliano 6.
RETI: 6' (R), 14' e 28' Totti; 28'st Andreolli aut.
Note: Amm. Mexes, Ranocchia, Andreolli, Donati, Koman. Angoli: 9-4 per il Bari.

ROMA - C’è qualcosa che non torna. Il risultato, per esempio. Non racconta tutta la verità. Troppo, forse, definirlo iniquo. Strano, però, beh questo sì. Per una buona mezz’ora un Bari timido e poco equilibrato assiste al Totti show quasi senza colpo ferire. Tre gol nel giro di 28’ per mettere in cassaforte il successo. Ma la realtà è che vince una squadra brillante solo a sprazzi ma terribilmente fragile sul piano difensivo.

Il Bari? Sbaglia molto, diciamo anche troppo. Regala almeno un paio di gol, poi si esibisce nell’ormai stucchevole fiera del gol «mangiato». La squadra di Ventura crea e distrugge. Fa gioco ma stavolta dà la sensazione di aver lasciato a casa la proverbiale compattezza. Molle l’approccio, troppo «tacco e punta» rispetto alla «fame» che l’allenatore auspicava alla vigilia. Difetti migliorati in corso d’opera, ma pur sempre motivo di dibattito. Anche perché la tempistica degli aggiustamenti accresce ulteriormente il rammarico per una domenica che avrebbe potuto colorarsi diversamente.

Un episodio, stavolta crediamo vada letta proprio così. Perché proprio non ce la si fa a parlare di Bari ridimensionato. Almeno se l’obiettivo resta quello di una salvezza tranquilla. Poi è chiaro, se qualcuno si è davvero messo in testa di guardare più in là del proprio naso, beh si fa sempre in tempo a tornare con i piedi per terra. Cambiare obiettivi a novembre, con due terzi di campionato ancora da giocare, assomiglia molto a un’acrobazia. Da questo punto di vista, Ventura rappresenta una garanzia assoluta. Vigilerà lui, tranquilli.

Una mezza dozzina di palle-gol monumentali, un possesso palla largamente superiore, anche una manovra più logica. Nel Bari che si arrende all’Olimpico c’è anche molto da salvare. Certo non gli attimi fatali, quelli che indirizzano la partita e pongono di fronte ai pugliesi una montagna invalicabile. Il limite è ritrovarsi sotto di tre gol contro un avversario che balbetta e che concede praterie. Il resto è sviluppo logico delle cose. Con la Roma che si accartoccia e il Bari che trova gli equilibri di sempre. Tardi, però. Tardissimo.

In quattordici minuti succede già di tutto. Il bello e il brutto di novanta minuti ricchi di omissioni e strafalcioni. Prima il palo di Vucinic (2’, Gillet è battuto sul destro a giro dell’attaccante montenegrino), poi la «generosità» di Barreto, che prima sfrutta la dormita di Andreolli e poi grazia Julio Sergio con un destro da… strapparsi i capelli. Debole, quasi irritante. E siamo al 4’. Poi comincia il Totti day. Un rigore calciato con maestria (fallo di Gillet su Vucinic dopo che Ranocchia si guarda troppo allo specchio e si fa soffiare il pallone sotto il naso), una punizione terrificante per potenza e precisione. E poi un gol che accarezza il cuore dei romanisti. Il Pupone calcia in uno spicchio d’area da dove, un giocatore normale, pensa solamente al cross, forse a un dribbling a rientrare. Lui, no. È Totti. E «fa la differenza anche se è al 10%».

Il Bari non se ne sta con le mani in mano, se è questo che volete sapere. Due volte Langella (sulla prima è bravissimo Julio Sergio), poi ancora Barreto tutto solo in area. Dopo il 2-0, non c’è la resa anticipata. Solo che, ragazzi benedetti, nel calcio si vince buttando il pallone in fondo alla rete. E «mostrando» i tacchetti. Sennò, si rischia di fare solo aria fritta. E le chiacchiere, si sa, se le porta via il vento.

Il tempo passa e la partita cambia connotati. Crescono gli affanni romanisti e, contestualmente, le sicurezze baresi. Gillet rischia poco o nulla. Mentre il Bari continua a tessere la sua trama. Con Koman largo a sinistra e, nel finale, con Kamata che prova a capitalizzare l’imbarazzante lentezza di Riise. Almiron scuote la traversa con un tiro dei suoi (13’), il baby ungherese grazia Julio Sergio dopo un giro-palla romanista che sembra il gioco delle… belle statuine, un altro paio di incursioni miste a pericolo prima di un gol, quello dell’amara bandiera, che arriva grazie alla capocciata che Andreolli indirizza nella propria porta e che ridà un senso al finale di gara. Un senso che non riscrive la storia della partita ma che regala al Bari la convinzione di non aver dimenticato come si gioca. Le sconfitte, spesso più delle vittorie, aiutano a crescere. Mai come stavolta. Sarà così?

• Ventura: «Così non si va lontano»
• Ma in ottomila hanno vinto lo stesso
• I risultati: vincono Atalanta e Livorno
• La classifica: Bari, +6 sulle terz'ultime
• I cannonieri: Totti aggancia Di Natale
• Il prossimo turno: Bari-Siena
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