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Calciopoli, Zeman ricorda:  quella... partita del Lecce

NAPOLI – «Ma Lei, Zeman, quanti titoli ha vinto in carriera?». La domanda parte dai banchi della difesa e l'obiettivo, abbastanza palese, è quello di contraddire la tesi ribadita in aula dall’allenatore boemo secondo cui a mettersi di traverso sulla strada del successo (o «rovinare», come più efficacemente spiega egli stesso) è stato il sistema Moggi. E Zdenek Zeman non si scompone accennando appena un sorriso: «Zero tituli... sempre grazie al sistema», ha replicato citando la celebre battuta di Mourinho. 
Calciopoli, Zeman ricorda:  quella... partita del Lecce
NAPOLI – «Ma Lei, Zeman, quanti titoli ha vinto in carriera?». La domanda parte dai banchi della difesa e l'obiettivo, abbastanza palese, è quello di contraddire la tesi ribadita in aula dall’allenatore boemo secondo cui a mettersi di traverso sulla strada del successo (o «rovinare», come più efficacemente spiega egli stesso) è stato il sistema Moggi. E Zdenek Zeman non si scompone accennando appena un sorriso: «Zero tituli... sempre grazie al sistema», ha replicato citando la celebre battuta di Mourinho. 

L'esistenza del presunto «sistema» che avrebbe condizionato per anni il calcio italiano, determinando gli esiti dei campionati, è stata al centro della deposizione del tecnico, interrogato oggi in qualità di testimone al processo di Calciopoli in corso davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli. Zeman ha sostenuto che i suoi guai hanno avuto inizio quando denunciò la vicenda doping in cui fu coinvolta la Juventus: «Io ho allenato in pace fino al '98». 

Fu vittima di una attività tendente a screditarla e danneggiarla? chiede il pm Giuseppe Narducci. «Mi hanno fatto passare per lo scemo del paese...», risponde, illustrando la situazione di ostracismo di cui sarebbe stato vittima: «Si è scoperto che Moggi non mi voleva in squadre tipo Bologna e Palermo». E quando ebbe l'incarico di allenare il Lecce, il vicepresidente della società pugliese Moroni «fu rimproverato perchè mi aveva preso», dall’altro ex dirigente juventino imputato in questo processo, Antonio Giraudo. 

Insomma, Zeman descrive una sorta di terra bruciata che avrebbero fatto intorno al suo nome i vertici di quello che lui, più volte, definisce «sistema». Tanto che pure quando ebbe una nuova occasione professionale, come la panchina del Napoli da poco rientrato in serie A, questa sarebbe stata solo una trappola ordita da Moggi per danneggiare la sua immagine. «Fui esonerato alla settima giornata – ricorda – dopo il pareggio a Perugia. Noi facemmo una grande partita, ma avemmo contro un rigore inesistente. Fui esonerato in tv da Corbelli». Poco dopo Ferlaino – ricorda ancora il tecnico boemo - disse che «ero andato a Napoli con il permesso di Moggi», che aveva lo scopo, a suo dire, di «rovinarmi». 

Quante volte è stato esonerato nella sua carriera?, domandano gli avvocati. «Ho avuto un solo esonero, dalla Lazio, altri sono stati provocati da altre cose», risponde precisando poco dopo «uno normale e tre illeciti», riferendosi a Napoli, Salernitana e Lecce. E l’ipotesi Bologna? «Gazzoni disse 'volevo prendere Zeman ma Moggi l’ha vietato».
I legali dell’ex dg bianconero, Paolo Trofino e Maurilio Prioreschi, insistono con domande incentrate sugli scarsi risultati ottenuti alla guida di diverse squadre. La retrocessione dell’Avellino? «Non fu sul campo ma sempre del sistema». «Fino al '98 – spiega – ero tra i più bravi allenatori d’Europa». «Poi non ho allenato più, è intervenuto il sistema ed è il motivo per cui siamo qua». 

Rispondendo ai difensori, spiega che l’ingaggio al Napoli fu di due miliardi e mezzo di lire «meno le multe». Si sofferma inoltre su Lecce-Juve (che l’arbitro fece giocare nonostante a giudizio di Zeman il campo fpsse impraticabile) e Lecce-Parma, quando «fino a mezz'ora dalla fine abbiamo giocato poi abbiamo smesso, anzi la squadra smise...». e lui, come ha confermato oggi in aula, per protesta si sistemò con le spalle alla panchina. Ha precisato che lui, nonostante la salvezza già raggiunta, quella partita voleva giocarla per vincerla, come ogni altra. 

Per circa un’ora Zeman ha illustrato la sua verità, con voce roca e timbro grave, quasi un sussurro, senza risparmiare battute. Così quando il presidente Teresa Casoria lo ha esortato «Su, Zeman, un pò di vivacità!», lui ha replicato: «E che, mi devo mettere a ballare?». Al primo banco, accanto ai suoi legali, Luciano Moggi non ha perso una sola battuta del processo. 

Dopo Zeman è toccato a Pietro Carmignani, ex portiere ed ex allenatore del Parma, e al giornalista della Rai Enrico Varriale. Carmignani si è soffermato sulla famosa Lecce-Parma 3-3 che concluse il campionato 2004-2005. Il «delitto perfetto», nella nota intercettazione telefonica secondo cui quel match doveva finire in pareggio per salvare la Fiorentina. L'allenatore ha ricordato il violento alterco nel dopo partita del suo giocatore Vignaroli (“un ragazzo sempre tranquillo») con l’arbitro De Santis. Il calciatore confidò poi che durante il match, alla sua protesta per l’espulsione del suo compagno Contini, l’arbitro gli avrebbe detto: «Questa non ve la lascio vincere!». 

Il processo riprende il 24 novembre, per quella data in aula è stato convocato anche l’ex presidente della Federcalcio Franco Carraro.

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