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«Col basket in carrozzina il sesso non fa differenza»

Marianna Roglieri, trentasettenne ragioniera di Bisceglie, ha cominciato a solcare con le due ruote del basket in carrozzina nelle palestre dell’A2. L’obiettivo? Bucare i canestri. Dopo nemmeno dodici mesi è giunta la chiamata del Dream Team campione d’Italia del 2008, alla quale le è venuto spontaneo dire di sì. «Mi sono fidata dell’istinto e delle raccomandazioni del mio compagno»
• Una delle poche specialità miste
«Col basket in carrozzina il sesso non fa differenza»
di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - «Lo sport annulla la differenza tra sessi. Non c’è il tempo per pensarci. Tutti operiamo per cercare la vittoria». Marianna Roglieri sta scoprendo un sogno, che corre parallelo ad un obiettivo: «Diventare una vera giocatrice di basket in carrozzina».

Un anno fa, la trentasettenne ragioniera di Bisceglie ha cominciato a solcare con le due ruote le palestre dell’A2. L’obiettivo? Bucare i canestri. Dopo nemmeno dodici mesi è giunta la chiamata del Dream Team campione d’Italia del 2008, alla quale le è venuto spontaneo dire di sì. «Mi sono fidata dell’istinto e delle raccomandazioni del mio compagno ai tempi dell’H Bari Leonardo Donvito, che a Taranto ha disputato molti campionati. Per me è una scommessa. Voglio vincerla». Cosa c’è di male nel giocare in una squadra assieme a dodici uomini? «Nulla. In Italia siamo una dozzina le donne che partecipano ai campionati di basket in carrozzina. La nazionale esiste da soli tre anni. Spetta a noi realizzare le fondamenta per il futuro. A riguardo mi auguro che il proliferare di scuole di minibasket possa offrire un aiuto prezioso». Un’amica di Marianna pratica il basket in carrozzina, che richiede equilibrio e fisicità, da un pezzo. Per lei è un esempio costruttivo: «Si tratta di Silvana Vettorello, che ha disputato gli ultimi Europei, purtroppo non andati bene all’Italia. Ci siamo ritrovate sabato scorso a Padova. Ma siamo rimaste spettatrici in panchina». Non c’è alcuna punta di lamento nel pensiero della fresca atleta biancazzurra: «Ho tanto da imparare. A partire dal tiro. Il nostro allenatore mi ha assegnato anche degli esercizi da fare a casa. Spero di diventare col tempo una discreta attaccante».

Il primo allenatore straniero della storia del Dream Team, Benjamin-Gerry Hewson, che con la sua Australia ha conquistato l’argento ed il bronzo alle ultime Paralimpiadi, è il nuovo punto di riferimento della Roglieri cestista. «Cosa ha apprezzato delle mie doti tecniche? Forse questa domanda dovreste girarla a lui. Io mi considero un maschiaccio. Ho grinta. So che devo fare al momento: difendere gli avversari e liberare gli spazi per i compagni tiratori». Il canestro verrà col tempo. Indispensabile è entrare con la carrozzina in campo. «L’ho fatto due turni fa in occasione del match contro l’Elecom, che purtroppo abbiamo perso. L’emozione è stata grandissima».

Il nuovo appuntamento con il match per il Dream Team è fissato domani alle 19 contro il Quartu Sant’Elena. Il desiderio della squadra è sbloccarsi, dopo i primi tre ko consecutivi. «Il coach è impegnato a mettere assieme i pezzi nuovi con quelli vecchi. Il gruppo è fantastico, dobbiamo solo crescere e poi i risultati arriveranno» rassicura Marianna, che per allenarsi si beve circa 280 chilometri per tre volte a settimana, tornando a casa oltre la mezzanotte. Questo è il suo spot per la sfida di domani: «Consiglio di venire al PalaMazzola, perché andrà in scena uno spettacolo bellissimo».

La pallacanestro le ha preso il cuore. Quindici anni dopo l’incidente stradale che l’ha resa paraplegica e costretta a vivere su una carrozzella. «Questo è il passato. Io vivo. Fuori e dentro la palestra. Col Dream Team sto sognando. Questa società arricchisce il nostro giovane movimento. La speranza è che cresca bene, assieme a tutte le altre discipline dedicate ai diversamente abili. La grande vittoria arriverà quando si abbatteranno gli steccati mentali. Ovvero quando l’Italia considererà di pari valore una medaglia olimpica ed una paraolimpica… ».

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