Cerca

Stellini guarda oltre «Bari, non hai limiti»

Ci sono calciatori che vanno in campo e danno il loro contributo. E quelli che, pur giocando poco, riescono comunque a lasciare traccia di sè. Il difensore è il classico esempio di come dovrebbe essere un professionista a trecentosessanta gradi. Anche nelle dichiarazioni: «Porsi dei limiti è... il vero limite. Lavoriamo per migliorare nelle cose in cui non siamo perfetti. E viviamo alla giornata»
• Per Salvatore Masiello lungo stop
• Rivas: «Ho cominciato a correre»
Stellini guarda oltre «Bari, non hai limiti»
di Antonello Raimondo

BARI - Ci sono calciatori che vanno in campo e danno il loro contributo alla causa comune. E quelli che, pur giocando poco, riescono comunque a lasciare traccia di sè. Cristian Stellini è il classico esempio di come dovrebbe essere un professionista a trecentosessanta gradi. La dimostrazione di come i fatti, e cioè serietà, applicazione, umiltà, contano sempre più delle chiacchiere. La capacità di andare oltre le avversità, la fiducia in se stessi e nel lavoro che si fa. L’ottimismo di chi ha la coscienza a posto, l’entusiasmo di un’atleta che sa di poter dare ancora tantissimo. E non solo a se stesso.

Questo nuovo «viaggio» in serie A è il premio più giusto che ci potesse essere per Cristian. Che arrivò a Bari in un momento molto delicato, chiamato da Giorgio Perinetti ad alzare lo spessore di una rosa che, allora, era guidata da Beppe Materazzi. Un avvio difficile, fino a dicembre in casa biancorossa fu un mezzo disastro. Il flop al «San Nicola» contro il Lecce (0-4), l’ultima tappa di un declino inesorabile.

L’arrivo di Antonio Conte, il primo mattone di una rinascita lenta, ma costante. Un girone di ritorno a petto in fuori prima di un’estate un po’ «strana». Sembrava che per Stellini non dovesse esserci più spazio, che addirittura rischiasse di restare fuori dalla lista. Poi la parola decisiva: Cristian non si tocca. Avvio con pochi spazi, però «Stello» c’è sempre. Per Conte, un riferimento prezioso. Anche nella gestione degli equilibri dello spogliatoio. Il Bari è un cantiere aperto e il guerriero juventino ha bisogno di un «marinaio» di vecchio corso. Cristian si prende una maglia e non la molla più. Con Esposito forma una coppia centrale tosta e affidabile. È un crescendo di continuità ed emozioni. Il Bari decolla, la città si infiamma. E pareri unanimi su quello Stellini «vecchio» solo per l’anagrafe.

Il rinnovo del contratto è storia recente. Cristian se l’è meritato, certo non è andato a caccia di compassione. L’umiltà è una cosa, l’orgoglio un’altra. Ha aspettato, alla fine la promessa di Matarrese e Perinetti si è trasformata in contratto. Proprio quello che cercava chi, come lui, senza calcio proprio non riesce ad immaginarsi. L’odore dell’erba, i «profumi» dello spogliatoio, l’adrenalina delle vigilie, l’ansia da risultato.

Stellini, quest’anno sembra esserci poco spazio per lei?

«L’esplosione di Bonucci e Ranocchia mi ha, indubbiamente, tolto minuti. Ma sono sereno, se è questo che vi preme sapere. Il rendimento della squadra e il suo modo di stare in campo mi sta dando grandi soddisfazioni. Senza contare che in una stagione così lunga è facile che, prima o posi, possa arrivare anche il mio momento. Non lo nascondo, mi piacerebbe rendermi utile in questo bellissimo Bari».

Si parla tanto delle analogie e delle differenze tra Ventura e Conte. Dal campo qual è la sua opinione a riguardo?

«Diciamo subito che sono diverse le categorie. La B è molto difficile sotto certi aspetti, la A lo è per altri. Quest’anno sono stati inseriti in rosa diversi elementi che hanno avuto bisogno di tempo per calarsi in una nuova realtà. La bontà dello spogliatoio ha, indubbiamente, agevolato questo passaggio e penso che i risultati siano sotto gli occhi di tutti».

Ma sul piano tattico ha notato qualcosa di diverso?

«Differenze ce ne sono sempre nel calcio. La fase difensiva, per esempio. Quest’anno è diversa, difendiamo con tutta la squadra. Certo, la categoria ha indubbiamente il suo peso...». 

Tutti parlano benissimo di Ranocchia, però di lui si conoscevano gli enormi mezzi atletici e tecnici. Forse, la vera sorpresa è rappresentata da Bonucci.

«Sono d’accordo. Leonardo mi ha stupito più di tutti. Puntare su di lui poteva essere un azzardo vista la giovanissima età. Proprio per questo il rendimento che Bonucci ha offerto è incredibile».

Bravo anche Ventura a trovare il coraggio per gettarlo nella mischia.

«Poco ma sicuro. Il mister è una sicurezza sotto tutti i punti di vista. Sa valutare tutte le situazioni, comprese le potenzialità di noi calciatori».

L’inesperienza sembrava poter essere il vero tallone d’Achille del Bari. Invece i fatti dicono che si sta rivelando l’arma in più.

«È presto per dire che la scommessa è vinta. La differenza, nel calcio, è data dalla continuità. Allora ai compagni dico, restiamo sul pezzo che si fa presto a spegnere la luce. Piedi ben piantati per terra e umiltà, questa è la ricetta più azzeccata per una matricola».

Dove può arrivare questo irriverente Bari?

«Porsi dei limiti è... il vero limite. Lavoriamo per migliorare nelle cose in cui non siamo ancora perfetti. E, soprattutto, viviamo alla giornata. Il nostro primo obiettivo è la salvezza ma certo non abbiamo paura di sognare. Ci risentiamo più in là...».

E Stellini cosa farà da grande?

«Giocherò fino a quando il fisico me lo consentirà e gli stimoli saranno gli stessi. Ora ho ancora tanta voglia di giocare a calcio e non penso a finire la carriera. Io e mia moglie ci siamo inseriti benissimo a Bari, mio piacerebbe poter chiudere qui. Chissà».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400