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Gli impianti sportivi in Italia sono mal distribuiti

Il patrimonio di circa 148.880 strutture (di più al Nord, molto meno al Sud) è in avanti con gli anni (più del 60% risale a prima del 1981) e mal sfruttato. Il 9,8% del totale non è utilizzato per cattivo stato di manutenzione, per problemi di gestione, perché non completato o per motivi di sicurezza
ROMA - Tanti campi da tennis (49 ogni 100mila abitanti), ma scarsi praticanti (4,3% del totale). Poche piscine (11 ogni 100mila), sempre più affollate (13,4%). Cifre che aiutano a capire perché da anni lo sport italiano concede così poche soddisfazioni con la racchetta in mano, rispetto a quando indossa il costume e contenute nello studio (aggiornato al 2003) sugli impianti sportivi del Bel Paese realizzato dal CNEL per il ministero dei Beni Culturali.
Un patrimonio costituito da circa 148.880 strutture (264 ogni 100mila abitanti). Cifra cresciuta dell'11,2% dal 1989, ma ancora fortemente sbilanciata a favore delle regioni del nord: nelle quali si trovano 353 impianti ogni 100mila abitanti; contro i 271 di quelle centrali ed i 149 del Mezzogiorno. Un patrimonio, inoltre, piuttosto in la con gli anni: oltre il 60% risale a prima del 1981; il 30% al periodo 1981-'90; il 5% al '91-'96; solo il 3% è successivo al 1996.
E mal sfruttato: il 9,8% del totale (14.590 impianti) non viene utilizzato per il cattivo stato di manutenzione, per problemi di gestione, perché non completato o per motivi di sicurezza. «E' spostando la lente di ingrandimento dalla quantità alla qualità - ha sottolineato il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani - che vengono fuori le maggiori necessità di intervento, ma la situazione non è drammatica». Anche perché circa i 2/3 di quel 10% di impianti chiusi «potrebbero essere recuperati - ha affermato il sottosegretario Mario Pescante - con una spesa certo inferiore a quello che costerebbe costruirne altrettanti di nuovi. Serve un politica di interventi mirati e programmati».
Dalla ricerca - che per la prima volta ha tenuto conto anche degli spazi di attività sportiva non convenzionale (stimati in 38.200, dal campo di bocce all'area attrezzata del parco pubblico; dal percorso di escursionismo alle piste ciclabili) - emerge che gli italiani a praticare almeno uno sport sono circa 16,5 milioni. Le preferenze maggiori vanno a calcio (18,8%), nuoto (13,4%), ginnastica (10,6%) e ciclismo (5%). Per tipologia di attività sono in testa i campi da tennis (11 ogni 100mila abitanti, seguiti dalle palestre (46) e dai campi da bocce (40). In coda piste per l'atletica leggera (12) e piscine (11).
La disponibilità è più elevata nei piccoli comuni (un impianto ogni 118 abitanti nei centri fino a 1.000 residenti), mentre scende in quelli più grandi (uno ogni 415 nei centri tra i 50mila ed i 250mila residenti; uno ogni 498 in quelli sopra i 250mila). Tra le maggiori città italiane è in testa Roma (con 257 impianti ogni 100mila abitanti), seguita da Bologna (234), Genova (227), Torino (225), Firenze (218) e Milano (199). In coda Palermo (88) e Catania (101).
Un tasto particolarmente dolente è rappresentato dall'accessibilità ai disabili. Si va dal 12% delle palestre al 6% di stadi e piste di atletica, per scendere al 5% dei campi da tennis, 4% delle piscine e 3% di campi da calcetto e da bocce.
Lo studio evidenzia anche l'inversione di tendenza per quanto riguarda la proprietà: tornata in prevalenza pubblica (53% contro il 43% di quella privata), rispetto agli anni '90. Soprattutto privata, invece, la gestione: affidata ad associazioni sportive nel 43% dei casi, altri enti privati nel 20%, comuni o aziende comunali nel 15%.

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