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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 02:10

Bari, niente drammi si può anche cadere

«Non dobbiamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo». Mai come ora le parole di Ventura tornano di strettissima attualità. La sconfitta in terra emiliana non può e non deve annacquare tutto quanto di buono questo Bari è riuscito a fare fino a oggi. Quattordici punti in dieci giornate di campionato rappresentano un bottino eccellente per una neopromossa nella serie A di calcio

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Bari, niente drammi si può anche cadere
di Fabrizio Nitti

BARI - «Non dobbiamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo». Mai come in questo momento, dopo il kappaò di Parma e prima della trasferta sampdoriana, le parole di Ventura tornano di strettissima attualità. La sconfitta in terra emiliana non può e non deve annacquare tutto quanto di buono questo Bari è riuscito a fare fino a oggi. Quattordici punti in dieci giornate di campionato rappresentano un bottino eccellente per una neopromossa, per un Bari che si è avvicinato alla A dopo una serie di problemi e che ha saputo frenare l’Inter, il Palermo, il Milan, o battere il Chievo e la Lazio. La prima sconfitta in trasferta, in fin dei conti, era da mettere in preventivo e fa nulla che sia caduta proprio nel giorno in cui ci si aspettava un altro piccolo rimbalzo verso l’alto. La serie A è terreno minato, dietro ogni angolo la trappola è pronta. Ma il Bari non esce ridimensionato dalla nottata emiliana, questo è bene chiarirlo. Semplicemente perché non è e non può essere per ovvi motivi la Champions League l’obiettivo finale. Sognare l’Europa, d’accordo. Così come la sognano formazioni tipo Roma, Genoa, Napoli, Udinese, la stessa Lazio. Ma attenzione a non farsi confondere le idee dai risultati precedenti, l’errore sarebbe clamoroso e imperdonabile, perché si rischierebbe poi di puntare il dito contro qualcuno o qualcosa ad ogni passo falso. E ce ne saranno ancora. Forse il Bari fino ad oggi ha viaggiato ad un ritmo superiore, forse no. Ha comunque giocato un calcio discreto e racimolato punti in chiave salvezza. questo è un dato di fatto.

Ma la sconfitta nella terra di Guidolin ha anche lasciato qualche perplessità, dettagli e materiale sul quale riflettere, come poi ha sottolineato lo stesso tecnico pugliese al termine dell’incontro, anche se l’allenatore ha preferito evitare di render pubblico il suo pensiero su alcune questioni. Ne abbiamo già discusso in sede di commento al match. L’impatto sulla partita, l’approccio mentale, non è stato deciso e cattivo come in altre circostanze. Sarebbe servita maggiore «rudezza», soprattutto contro un Parma sì imbrigliato per lunghi tratti, ma in apparenza più vivo e deciso. Se a Genova si ripeterà la stessa storia, facile che si torni in Puglia con un’altra bella sconfitta...

Tutto vero: il Bari ha preso gol al primo tiro in porta avversario, i biancorossi non hanno concesso spazi alla manovra degli emiliani. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: l’inconsistenza offensiva. Il Bari al Tardini si è segnalato per la scarsa proposta offensiva, per l’incapacità di impegnare il portiere avversario. Una la concusione, quella di Kutuzov sul risultato di parità, un’azione peraltro agevolata da un mezzo liscio di Dellafiore. Avrebbe potuto cambiare il match e avremmo forse parlato di Bari cinico. Ma il discorso va affrontato in un quadro più ampio: il prodotto offensivo è stato insoddisfacente.

E in questo contesto si inserisce il discorso delle fasce laterali, di questo 4-4-2 che si trasforma in 4-2-4, ma che effettivamente si fa fatica ad apprezzare. Alvarez è in un momento di appannamento, sbaglia tanto e spesso gioca in maniera troppo soggettiva. Così, naturalmente non va. Dall’altra parte il problema è, forse, più profondo. Allegretti, al quale vanno attribuite grandi doti tattiche e spirito di sacrificio, non è un esterno. E questo era noto. Sulla fascia mancina, insomma, il Bari non riesce quasi mai a trovare il fondo, ad allungare la squadra, proprio perché il centrocampista ex Triestina è abituato a fare movimenti da «mezzo-sinistro». Doti naturali. Ma il Bari, pur guadagnando in sagacia tattica, si priva di una spinta importante. Viene allora spontaneo chiedersi che fine abbia fatto Langella (in tribuna a Parma), visto che Rivas sappiamo bene dove sia pur non sapendo i tempi del recupero. Per lo meno Langella è un esterno vero, con esperienza già macinata in A. È stato uno dei primi acquisti di questo Bari, rischia di diventare un «desaparecido».

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