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Il Foggia che non t’aspetti  e quel Salgado piccolo zar

Il Foggia che espugna Reggio Emilia segnando quattro gol poteva credere nel miracolo soltanto affidandosi a un santo protettore. Eccolo, appunto. Il rilancio sulla roulette del campionato di Prima Divisione di calcio avviene con i gol dell'uomo più atteso, discusso, osannato. Tre sberle alla Reggiana per ricordare che lui, Supermario, c’è ancora. E che l’acuto tanto atteso può aprire adesso squarci di luce nuova
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Il Foggia che non t’aspetti  e quel Salgado piccolo zar
FOGGIA - L’avventura riparte sulle ali di Mario Salgado. E di una domenica da guerre stellari che nemmeno il più sfegatato dei tifosi poteva immaginare. Il Foggia che espugna Reggio Emilia segnando quattro gol poteva credere nel miracolo soltanto affidandosi a un santo protettore. Eccolo, appunto. Il rilancio sulla roulette del campionato avviene con i gol del suo uomo più atteso, discusso, osannato. Tre sberle alla Reggiana per ricordare che lui, Supermario, c’è ancora. E che l’acuto tanto atteso può aprire adesso squarci di luce nuova nel cielo plumbeo che fino a domenica pomeriggio incombeva sui rossoneri.

Una prova di forza, forse non episodica. La considerazione parte da un dato: il Foggia a Reggio nel complesso non è dispiaciuto. Si è vista sin dai primi minuti ben altra rabbia nell’atteggiamento complessivo. Quella stessa determinazione apparsa e poi misteriosamente svanita in alcune partite come a Verona (promettente 0-0 alla prima giornata) e Andria (prima e unica vittoria). Quello «spirito animale», si è detto, in grado di venire fuori soltanto nelle occasioni che contano e preferibilmente in trasferta. Per la verità era andata benino sul piano della corsa e dei contenuti anche contro il Taranto allo Zaccheria, ma quanto a tiri in porta nemmeno l’ombra.

Per questi doveva rientrare Salgado. Il cileno a Reggio (reduce da due turni di stop per squalifica) ha sistemato la pratica in sei minuti, dal 14’ al 21’ della ripresa. Quando ha preso per mano una squadra colpita a freddo dal pareggio (2-2) del reggiano Alessi e che lanciava chiari segnali di resa. Il cileno si è inventato due gol di rara bellezza, un segnale per quei compagni che troppo presto forse pensavano di dover capitolare di fronte a una arrembante ma assai imprecisa Reggiana.

Molto c’è ancora da lavorare soprattutto sull’assetto difensivo. E bisognerà valutare l’opportunità di insistere su alcuni uomini chiave del pacchetto arretrato che a Reggio hanno girato a vuoto, come Burzigotti. Tutte quelle palle vaganti nell’area rossonera recano un sibilo sinistro per i due tecnici, Porta e Pecchia, chiamati ad apportare gli opportuni correttivi.

Quanto al carattere dimostrato nei momenti caldi del match, anche qui di passi avanti ne sono stati compiuti i Emilia. A centrocampo Trezzi era su tutti i palloni e la sua razionalità ha contributo enormemente nella difesa del vantaggio fino alla fine del match.

Da oggi si volta pagina con l’obiettivo sul Viviani di Potenza, prossimo avversario dei rossoneri. Il Foggia seguiterà il suo silenzio stampa, «una scelta dei tesserati - dice l’amministratore unico, Gianni Francavilla - per preservare la concentrazione e uscire definitivamente dal tunnel». Un silenzio stampa esibito come un amuleto e che già un anno fa, per l’intero girone di ritorno, venne adottato da Novelli e i suoi giocatori.

[m.lev.]

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